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Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Qui inizia il viaggio

Avere un problema equivale ad avere una soluzione.

Il mio problema? Ho bisogno di una dead line imminente. Ho bisogno di avere l’acqua alla gola. Ho bisogno di sentire i battiti del cuore diventare sempre più rapidi.

E’ il solo modo che conosco per mettermi su qualcosa al milleXmille… Con me non funziona il “prendersi per tempo”. Con me non funziona la programmazione… Per avere tutta la mia attenzione bisogna essere al conto alla rovescia, al vinci o soccombi. Per me è sempre andata così: consegna/scadenza/esame dopo un tot giorni equivaleva a kazzeggio, procrastinazione, kazzeggio, primi tentativi di trovare la concentrazione, kazzeggio. Il tutto fino a una manciata di giorni prima. E a quel punto, quando la data fatidica più che all’orizzonte era ad un passo, mi ci mettevo con tutta me stessa, 24 ore al giorno, concentrazione totale. Il resto del mondo spariva attorno a me e tutto quello che importava, più dell’ossigeno, più del riposo, più di tutto, era arrivare alla grande al traguardo.

Quindi eccomi qui… a darmi una scadenza (fin troppo lontana per me, in effetti) ma con l’impegno di seguire anche questo blog. Perchè se ogni giorno devo postare qualcosa allora non posso procrastinare. Non posso mentire. Posso prendermela pure un po’ comoda all’inizio per entrare nel giusto mood, per studiare dei testi che mi aiuteranno nella stesura ma… poi s’inizia, s’inizia davvero, s’inizia alla grande… Una sfida, con me stessa in primis. Un viaggio navigando a vele spiegate: a volte il vento soffierà e mi farà percorrere un bel tratto, altre volte la bonaccia mi farà godere il sole sulla faccia, altre volte ancora la tempesta (la mia parte ipercritica) mi farà imbarcare acqua e desiderare di saltare sulla scialuppa di salvataggio, qualsiasi nuovo progetto essa sia…

Che posso dire… semplicemente… nulla per me è più eccitante di una sfida, soprattutto se sono io ad aver messo l’asticella… e soprattutto se l’ho ficcata oltre i miei limiti…

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Lettera a un uomo (giorno 45)

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LETTERA A UN UOMO

Puoi amare una donna, puoi amarne due, puoi amarle tutte. Oppure puoi amare un uomo o un dio per venerare il quale segui la strada della castità o ancora, più semplicemente, amare solo te stesso. Non importa chi, come, quando… se dentro di te senti quel sentimento, seguilo. Ma fallo a modo tuo. Non amare come ti hanno insegnato nei film o nei libri o amici più esperti. Non corteggiare con frasi e gesti non tuoi. Non mascherarti, non fingere, non illudere la persona che ami. Mostrati per come sei, fin dal primo momento, perchè la maschera prima o poi cadrà, o diverrà troppo pesante da portare, e a quel punto tutto quello che avevi costruito svanirà come i fantasmi notturni alle prime luci dell’alba.

Fa’ tua questa regola, quella di essere sempre te stesso, in ogni campo. Non inventare un personaggio perfetto e intrigante, perchè in realtà nessuno ama le persone troppo perfette: sono inarrivabili e costruite e fredde e respingenti. Sii fiero delle tue mancanze, dei tuoi fallimenti, dell’auto scassata parcheggiata in strada e di quel paio di chili in più dati dalla birra e che testimoniano delle tue serate tranquille in compagnia degli amici. Mostrati per quello che sei cercando di migliorarti ogni giorno, cercando d’imparare, di scoprire, di sperimentare qualcosa di nuovo, perchè nulla attrae di più di una persona che non si lascia ingabbiare dai suoi allori.

Trova i tuoi miti, impara da loro, ma non seguire passo per passo le loro scelte e le loro azioni. Pensa con la tua testa, senza farti irretire dalle opinioni altrui. Tieni in allenamento il cervello, perchè se un giorno dovessi perdere tutto, sarà solo su di lui che potrai fare affidamento. Ma non lasciarlo parlare sopra i messaggi del cuore, sopra l’istinto, sopra quello che ti sussurra il vento: la mente mente e quello che ti convinci essere il percorso migliore, in base ai tuoi ragionamenti, potrebbe rivelarsi un sentiero tanto sicuro quanto noioso, uno di quelli in cui non vorresti ritrovarti a camminare neanche a novant’anni e armato di bastone.

Concediti di cambiare idea e cambia tu stesso. Nessuno può rimanere immobile nelle sue convinzioni tutta la vita, a meno che non sia morto dentro. L’esperienza, la saggezza, le lezioni apprese ti porteranno a cercare qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore per te. Perderai persone per strada e dopo il primo momento di sconforto ti renderai conto di quanto si sia alleggerita la tua vita. Di quanto spazio ci sia da riempire con nuovi incontri. Gli amici vanno e vengono. Ce ne sarà qualcuno che resterà con te per tutta la vita ma non prendertela se qualcun altro si allontanerà da te: impara semplicemente ad apprezzare la loro capacità di cambiamento. Forse le vostre strade si incroceranno ancora e allora avrete molto di più su cui confrontarvi, molto di più per aiutarvi a crescere a vicenda, per spalancarvi l’un l’altro la mente e l’orizzonte.

Non promettere nulla per sempre perchè il sempre a volte dura solo qualche secondo. Anzi, non promettere nulla a nessuno, forse neppure a te stesso perchè non sai chi sarai domani e se quella promessa ti aiuterà o piuttosto ti diventerà un intralcio, un laccio che lentamente ti soffoca l’anima. Soprattutto, non giurare amore eterno. Perchè l’amore è un sentimento che vive e cambia e si trasforma e quella che oggi è una passione travolgente, è il tuo stesso battito del cuore, il tuo stesso respiro, domani potrebbe assumere le sembianze di una splendida amicizia. E se prometti e non puoi mantenere la tua parola, non utilizzare mai un addio come saluto. Perchè quelle semplici cinque lettere sono le più terribili che si possano pronunciare. Sono un rinnegare un’esperienza vissuta con tutto te stesso, sono un negare che ci sia mai stato del sentimento, sono una pistola carica puntata al cuore di chi, fino a ieri, era la tua ragione di vita. No, non pronunciare mai la parola addio, perchè è la ferita più grande che tu possa infliggere e la parola di cui più ti pentirai. Perchè quella persona con cui tanto hai condiviso, che era il tuo confidente, la tua spalla, il tuo compagno di baldoria e di tristezza, ormai ti scorre nelle vene e non potrai mai cancellarla definitivamente dalla tua vita. Piuttosto, rinengare quello che siete stati è come rinnegare un parte di te.

Sii onesto. A nessuno piace scoprire di essere l’amante o l’amico di una persona che non è completamente sincera, di una persona che non ha il coraggio dei suoi pensieri e delle sue azioni. Certo, a volte la tua sincerità esigerà un prezzo alto da pagare ma, puoi esserne certo, ne varrà sempre la pena. Perchè una persona vera è sempre degna di fede, varrà sempre la pena averla accanto, anche se a volte sa ferire come poche altre. Non fingerti migliore, diverso o comunque chi non sei perchè arriverà il giorno in cui dovrai fare i conti con la solitudine che l’essere stato scoperto ti porterà come premio. Ma se anche dovesse arrivare quel giorno, non scegliere come migliore amico una bottiglia di Jack o una qualche altra fuga dalla realtà: affrontala, scusati, riappropriati della tua vita.

Rispetta le persone che ti attorniano, che siano quelle che tengono pulite le strade o quelle che ti stirano la tua camicia preferita. Rispettale e onorale perchè chiunque incroci o con chiunque vivi può avere in serbo quella parola o quel sorriso che ti rallegrerà quando più ne avrai bisogno. Saranno loro ad accendere una luce quando credi che il sole non tornerà più a sorgere. E non tradirle. Non tradire loro e, ancora più importante, non tradire te stesso. La vita ti chiederà sempre il conto di questi tradimenti e non sarà mai a buon mercato.

Emozionati, anche e soprattutto per le piccole cose. Non importa che suscitino un sorriso o una lacrima, lascia che quel brivido ti attraversi e ti faccia sentire vivo. E respira, respira a fondo questa vita e vivila fino in fondo e creala come più ti fa sentire a tuo agio perchè ricorda, il potere di farlo è nelle tue mani. E ama. Ama fino in fondo, ama anche quando rischia di far male. E ancora di più, lasciati amare. Perchè dare e dichiarare amore sottintende una superiorità, una richiesta di avere qualcosa in cambio, ma accettare l’amore che ti viene donato senza che nulla ti venga richiesto in cambio è divino. Ricorda che chi ti ama, ti ama davvero, vuole solo il meglio per te, anche se questo equivale a lasciarti andare, lasciarti libero, lasciarti sbagliare. Quindi non chiudere mai il tuo cuore, per paura, perchè in passato è stato ferito, perchè una volta qualcuno l’ha mandato in mille pezzi. Ricorda, un cuore continua a battere anche quando viene ridotto in frammenti. Lascia libero il tuo, donalo, accetta che qualcuno se ne prenda cura e se alla fine dei tuoi giorni potrai dire di aver conosciuto il vero amore, di averlo accettato, di averlo imparato, di averlo vissuto, sorridi, perchè significa che la tua è stata una vita degna.

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Lettera a una donna (giorno 44)

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Non importa quale sia il colore della tua pelle, nè quanto liscia sia. Puoi avere tutte le tue esperienze tatuate in faccia o le lentiggini rimaste dall’adolescenza da cui ancora non sei del tutto uscita. Puoi avere i segni della gravidanza o di quell’intervento che ti ha impedito di diventare madre iscritti sul tuo addome. Puoi arrivare all’ultimo scaffale senza neanche bisogno di metterti in punta di piedi o puoi aver bisogno di salire su una sedia per aprire una finestra. Puoi avere i capelli del tuo colore o aver dimenticato il colore dei tuoi capelli. Non importa come sei, come ti appari quando incroci uno specchio, come ti guardano quando cammini per strada. Non importa neanche se quando cammini per strada si voltano dall’altra parte. Tu sei bella. Tu sei bellissima. Con i chili in più e quelli in meno, con la falcata da modella o il passo traballante, con gli occhiali o il volto scoperto, con le labbra accartocciate o stese in un sorriso. Sei bella, sei unica e sei semplicemente te stessa.

Potrai essere più o meno intelligente e spiritosa e ironica e determinata e combattiva e debole e insicura e romantica e sognatrice e avventurosa e curiosa e stonata e istrionica e coinvolgente e timida e carismatica e fantasiosa e colta e… E in ogni caso sei perfetta, così come sei. Puoi essere un’insegnante, una casalinga, un alto dirigente, un artista, una studentessa, una disoccupata, una giornalista, una contadina, un’operatrice sanitaria, un rettore universitario… Tu sei tu, perfettamente e semplicemente. E puoi restare chi sei o puoi sognare di diventare chi vuoi sapendo che, in ogni caso, andrà bene. Andrà bene finchè la tua strada sarà quella che sceglierai tu, senza imposizioni, senza farti piegare da chi ti dice che non sei abbastanza per. Perchè i tuoi sogni sono alla tua portata e le vette più alte si trasformano in semplici colli quando decidi che raggiungerai la tua meta.

Non esistono giudizi, non esistono critiche, non esistono neppure elogi. Nessuno può appesantire le tue scarpe e nessuno può metterti le ali ai piedi. Quello che indosserai, se il mantello pesante della sconfitta o le ali di una fata dipende solo da te, dalle tue scelte. E ti diranno che non potrai scegliere, che la vita è dura, che sei nata nel Paese sbagliato. Ti puniranno se alzerai il capo, ti lanceranno pietre se amerai l’uomo che il tuo cuore ha scelto, abuseranno del tuo corpo e della tua anima se vorrai superare i limiti che hanno imposto. Tu, semplicemente, continua. Vai avanti. Combatti portando amore. Perchè, amica mia, tu sei una donna. E noi donne abbiamo così tanto dentro… siamo come matriosche: faranno di tutto per spezzarci, convinti di rinchiuderci così in una gabbia, ma non sanno che quello che spezzano è solo l’involucro più esterno, il primo di tanti strati. Non sanno che più tenteranno di romperci e più rapidamente noi arriveremo al nostro nucleo, dove tutto è luce, dove tutto è potenza allo stato puro.

Non credere al fato, non attendere la tua dose di fortuna, non esprimere un desiderio per poi sederti in attesa. Nulla nella vita piove dal cielo, nulla ci viene offerto su un piatto d’argento senza che dietro non ci sia un ricatto. Ma allo stesso modo, nulla ci è precluso se vogliamo ottenerlo. A volte sarà un percorso difficile e solitario, a volte ti verrà voglia di tornare indietro e scegliere una strada meno impervia, a volte raggiungerai un’oasi di tranquillità e avrai voglia di fermarti, per sempre. Fermati e ascoltati. Ascolta il fragore della tua anima che ti chiede di andare avanti. Ascolta il battito del tuo cuore eccitato al pensiero dell’avventura che stai vivendo. Ascolta le voci delle nostre ave che hanno combattuto per i nostri diritti, per un mondo più a dimensione di donna. E ascolta anche la voce di Madre Natura che ci racconta come sul suo manto abbiano camminato donne di tutti i tipi, di tutti i caratteri, di tutte le religioni. Alcune l’hanno irrigata con il sangue, altre con le lacrime, altre ancora invocando la pioggia. E noi che siamo qui ora, che ci cibiamo dei suoi frutti, conteniamo in noi tutte queste memorie, tutta quella forza, tutto quel coraggio e sì, anche tutta quella disperazione accumulata nei secoli.

Siamo figlie, madri, mogli, compagne, amiche… ma siamo anche le Imperatrici del nostro mondo, della nostra vita e del nostro corpo. Siamo cresciute sentendoci chiamare principesse o non venendo chiamate affatto se non con il suono di una cinghia pronta a colpirci. Siamo maturate stando sempre in un angolo o scendendo per prime in pista. Siamo quello che siamo ora per aver stretto i denti o aver sempre sorriso alle persone giuste. Noi siamo. E abbiamo diritto di essere. E abbiamo diritto di veder riconosciuto il nostro valore. Riconoscilo, tu per prima. Senti dentro di te il profumo del fiore che sei, pronto a sbocciare e a mostrarti al mondo. O senti come la tua vita, già così lunga e così carica di memorie è come una quercia, possente e con le radici ben conficcate nel terreno.

Non m’importa del colore della tua pelle. Non m’importa della tua età. Non m’importa se ami un uomo o una donna o un animale. Non m’importa se tutti ti conoscono o se tutti ignorano il tuo nome. Non m’importa se segui la moda o l’inventi. Non m’importa se ti senti un’eroina del 1800 o una donna votata al futuro. Non m’importa se parli la mia lingua, preghi il mio Dio, mangi carne o sei vegana.

Ti amo, ti onoro e ti rispetto perchè hai scelto d’incarnarti come donna e di portare nel mondo quell’amore e quell’accoglienza, quel coraggio e quel rispetto, quei sorrisi e quelle lacrime, quei fardelli e quelle speranze che tanto ci contraddistinguono.

Non ti auguro nulla, se non di amarti fino in fondo e mostrarti per quello che sei, con la testa alta, i capelli spettinati dal vento e quel sorriso di chi sa che, qualunque vita sia, la sua vita ha senso.

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Penultimo giorno, poi non ditemi che il tempo non vola! Comunque ho riflettuto a lungo su questi due ultimi post. In genere traggo spunto dalla storia che sto scrivendo ma visto che il libro è ancora in fase di evoluzione nella mia testa e che mi restano solo due giorni, ho pensato di fare una cosa diversa. Visto che comunque (non so ancora in che modo svilupparla, ma il tema resta sempre lo stesso) parlerò di una coppia scoppiata, senza possibilità di ritorno, e visto che tutti noi passiamo attraverso relazioni più o meno appaganti, più o meno durature, ho deciso che scriverò due lettere, in modo da coinvolgere tutti (vogliamo la parità… più equo di così! 😉 )

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
-William Shakespeare-

Citazione del giorno

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Giorno 43

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Non so voi ma io oggi ho scoperto di avere praticamente il 90% di contatti Facebook espertissimi in politica. Peccato che se dovessi dar retta a loro dovrei segare Mattarella a metà e a una metà dire “io sto con te” e all’altra “io non sto con te”, visto che non c’è ancora una maggioranza di opinione. Il buffo è che, a seconda del giorno, sono tutti politici, allenatori (ommioddio, stasera gioca l’Italia, già mi posso immaginare la bacheca di domani pro o contro il Mancio…), ingegneri, astronauti, avvocati e quant’altro. Beati loro ad avere questa cultura sconfinata! No, non mi fa neanche sorridere, mi dà solo modo di riflettere. Siamo tutti iper mega competenti in un casino di cose, dei proverbiali pozzi di scienza… ma allora come mai in Italia stiamo messi così? Voglio dire, quando, esattamente, abbiamo iniziato a piegare il capo fino a ritrovarci in questa situazione in cui nessuno è più in grado di alzare la testa? E quando arriverà l’eroe che ci spingerà a farlo?

Viene spontaneo ripensare alla prima denuncia a Weinstein. Dopo di quella, ecco una sfilza di attrici pronte a denunciare il produttore cinematografico (nonchè altri produttori e registi, anche qui in Italia). E’ vero, a volte basta che solo una persona scagli con forza una lancia perchè subito degli altri si aggreghino alla lotta.

Il problema, credo, è che da noi ancora non abbiamo avuto nessuno in grado di lanciare quella prima, destinata a cambiar tutto, lancia. E non parlo solo di rivolta contro la politica, parlo un po’ in tutti i settori. Fior fiore di giovani, laureati rampanti e con le carte in regola, ma non solo loro, devono sottostare a un mercato del lavoro che sembra creato ad hoc per impedir loro di arrivare a una qualche forma di indipendenza. Contratti a progetto o a tempo determinato che prevedono una paga ridicola che rasenta lo sfruttamento, periodi infiniti di praticantato per ottenere, dopo tanta fatica, un “arrivederci e grazie”, lavori in nero o sottopagati. E tutte le offerte, tuttavia, vengono accettate. Perchè? Perchè fa curriculum o fa esperienza o s’impara qualcosa. La dignità umana, quella nel mondo del lavoro sembra non contare nulla. Perchè diciamocelo, quelli ai piani alti hanno deciso che, in fin dei conti, ti stanno pure facendo un favore: per qualche mese non devi neanche andare all’ufficio disoccupazione.

Non è un caso che in tanti, appena valicano i confini italiani, riescono ad avere una carriera, diverse volte di successo, alcune addirittura di successo internazionale. Solo che, appunto… alzare la testa ormai sembra equivalere a espatriare. Qui, nel nostro piccolo, l’alziamo solo per fare i bulli con qualcuno più debole di noi. (Del resto l’abbiamo imparato secoli fa: divide et impera, quindi cosa c’è di meglio che una lotta tra poveri?)

Beh, sapete che c’è? Che sto cercando proprio di fare questo, nel mio piccolo, nel mio ambito: alzare la testa. E non lo so se avrà esiti positivi ma per ora mi fa stare bene. Perchè la verità è che io, come tutti voi, del resto, ho la mia dignità, ho le mie competenze, ho la mia professionalità. Quindi se io devo dimostrare a un qualsiasi datore di lavoro di essere in grado di svolgere il mio ruolo nel migliore dei modi, mi aspetto in cambio che il mio impegno venga rispettato e che il capo sia altrettanto competente nel suo di ruolo. Invece noi ci svalutiamo, mamma mia, quanto ci svalutiamo! Lo facciamo ogni volta che qualcuno ci dice “fa’ questo e fa’ quello” e noi, anche se lo riteniamo ingiusto e non equo, rispondiamo con un sommesso sì. No, non va bene! Se il capo non sta facendo il suo lavoro non può aspettarsi che noi gli pariamo il culo. Ci sono delle regole da rispettare. Quando si tratta di lavoro c’è un do ut des, non che io metto in stand-by la mia vita per fare un favore a te che cerchi manodopera a costo zero. Mi spiace, non funziona così. Nel lavoro c’è comunque una forma di collaborazione, sempre e comunque. Come??? Avete capito bene! E’ vero, il capo dà ordini. Ma se io sono un operaio che ogni giorno non fa altro che azionare una leva per creare che so, dei bulloni, mi aspetto che il boss li venda di modo che ci guadagna e con parte del guadagno non solo mi paghi ma mi tuteli pure, esempio con un’assicurazione o con la messa in sicurezza dell’impianto. Io faccio il mio, lui fa il suo.

Io sono una di quelle che vuole battersi perchè in campo cinematografico le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e perchè il loro lavoro venga equiparato. Basta vedere per la maggior parte volti maschili in lizza per gli incarichi più importanti o i premi più ambiti. Ed è una nozione che, comunque sia, dovrebbe diventare trasversale in tutti i settori. Se mi faccio il mazzo quanto te, mi aspetto le tue stesse opportunità. Ma lottare significa anche smettere di scattare sull’attenti appena qualcuno ti dice di fare una cosa. Certo, se hai firmato un contratto che ti dice che tu ogni giorno ti impegni a raccogliere fragole per otto ore, tu per otto ore devi raccogliere fragole e se la tua pausa bagno prevede anche una telefonata alle amiche, il selfie da postare su Facebook, il caffè al bar e dieci minuti a fissare il sole perchè, in effetti, ti stai ustionando la schiena ma la faccia resta cadaverica… beh, qualcosa non torna e se ti richiamano all’ordine ti conviene davvero precipitarti. Ma se quello stesso campo avete deciso di gestirlo assieme, quando hai fatto la tua parte hai tutto il diritto di affermare “no, non faccio anche la tua e poi alla fine dividiamo il ricavato”.

Per non abbandonare la mia metafora (non chiedetemi come m’è venuto in mente di parlar di fragole, non ne ho la più pallida idea…), siamo tutti coltivatori di fragole (ovviamente ognuno nel suo campo) e abbiamo tutto il diritto di pretendere quello che ci spetta. E’ pura e semplice questione di autostima. Non permettiamo a nessuno di reputarci inferiori nè di sfruttarci nè di mettere in dubbio il nostro valore. Certo, possiamo essere alle prime armi e avere molto da imparare, è importante essere anche umili se davvero vogliamo crescere. Ma questo non significa che l’apporto di ognuno di noi non sia fondamentale e che ad ognuno spetti il riconoscimento del proprio impegno. Quindi no, non facciamoci usare per paura di venir tagliati fuori, facciamo sentire la nostra voce, perchè vale quanto quella di tutti gli altri. Dove si trova il coraggio di far questo: credendo in se stessi, consapevoli di cosa si è fatto per arrivare dove si è. Stimando se stessi, perchè finchè siamo in un percorso di crescita, meritiamo tutta la nostra stima. E soprattutto amando se stessi, perchè ciò implica riconoscere il valore unico che possediamo e possiamo dare al mondo. Quindi, a testa alta, io ti dico: AMATI!

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Giorno 42

33704724_10156292116369763_5554479276029378560_nE ci risiamo: nuovo cambio di direzione! Nell’ultima settimana ho trascorso tantissimo tempo cercando di capire esattamente che strada stava prendendo la storia, come intrecciare tutte le varie diramazioni senza perdermi da sola in mezzo a mille narrazioni che s’incontravano e intrecciavano e intercalavano. Poi all’improvviso… l’idea è cambiata drasticamente! E con drasticamente intendo di brutto proprio… ma di brutto, di brutto, di bruttissimo! In due parole: non c’entra più nulla, solo la pietra d’angolo (che però, lo sappiamo, è quella fondamentale). Avete presente quando trascorrete mezz’ora a spomparvi per gonfiare un palloncino? E sul più bello, quando state per fare il nodo per intenderci, scoprite che c’è un forellino minuscolo da cui esce tutta l’aria e in un attimo vi ritrovate con sto pezzo di lattice vuoto che vi pende mollemente dalla mano? Ecco, spero di aver reso l’idea.

E’ che le storie sono così, sono come noi: sono vive e in quanto vive cambiano, si modificano, si adattano ai tempi. Soprattutto… rispondono alle nostre domande! A volte incasinandoti nel darti la risposta ma tant’è… quante volte anche noi ci pentiamo di aver rivolto questioni di cui, in realtà, non volevamo conoscere la sentenza? Tipo la famigeratissima “mi trovi ingrassata?”. Voglio dire, se lo siamo o meno lo sappiamo da noi (e la cerniera dei jeans ce lo conferma mentre la bilancia ci spiattella in faccia, senza pudore, quanto “pesante” è il danno). Il fatto è che se scrivi hai anche una certa consapevolezza di quello che stai facendo e del mondo che ti circonda. Se scrivi, anche se in primis lo fai per te stessa, speri comunque che qualcuno faccia volare lo sguardo su quelle parole e speri che ne venga in qualche modo catturato. Non tanto perchè sei in cerca di elogi o di gloria ma perchè hai dentro di te qualcosa da dire, da esprimere. Un messaggio che vuoi comunicare e speri venga recepito. Nel mio caso quello che “ho dentro” prende la forma dei personaggi che vengono a trovarmi (credo di averlo già scritto da qualche parte: noi dentro abbiamo tutto e dentro siamo tutto… anche se adoriamo appiccicarci addosso qualche etichetta così, per essere sicuri che gli altri si convincano che siamo belle e brave persone). Mi raccontano la loro storia quando io sono pronta ad ascoltare quell’aspetto di me e quando sono anche in grado non solo di accettarlo e gestirlo ma anche di amarlo e in qualche modo dargli una direzione diversa se sento che non mi rappresenta al meglio o se è qualcosa di me da “guarire”.

Tornando al libro… la storia è cambiata di nuovo perchè io mi sono posta una domanda che mi sembrava fondamentale: davvero se ci capita qualcosa di brutto dobbiamo prendere il tutto nel peggiore dei modi? Voglio dire, se finisce una storia d’amore quanto tempo è prescritto che ci dobbiamo disperare? E le persone che troviamo, devono per forza avere a loro volta un carico emotivo pesantissimo di cui liberarsi o di cui si sono appena liberate? Non possiamo semplicemente, per una volta, guardare il lato positivo, non possiamo impegnarci per trovare quello che c’è di buono? Voglio dire, forse che non si apre sempre quel fantasmagorico portone quando si chiude una porta? Non c’è sempre qualcosa di nuovo dietro il famigerato angolo? Il bruco pensa di morire e invece si trasforma in leggiadra farfalla, non parliamo poi del povero anatroccolo spennacchiato che diventa un sontuoso, elegantissimo cigno.

E allora, mi sono chiesta… perchè dopo il primo pianto e lo strappo di svariate ciocche di capelli seguito da due vaschette di gelato divorate e qualche scatola di cioccolatini (più qualcuna di kleenex) svuotata in tempo record, non ricominciare semplicemente a sorridere e a pensare quello che ci siamo ripetute per tutta la vita (e che ci ricorda il sempreverde Ligabue): “il meglio deve ancora venire?” Diamine, c’è un universo da guardare oltre la cortina delle nostre stesse lacrime! Ohhh… lo so! Un cuore spezzato, calpestato e dato alle fiamme fa male, fa dannatamente male. Vedere le spalle di quello che pensavi sarebbe stato il tuo compagno per molto, molto tempo, possibilmente finchè “morte non vi separi” non è mai la polaroid che vorreste avere stampata in testa ma tant’è, fa parte del bagaglio di esperienze. E poi se la osservate bene quell’inizio di calvizie che rimbalza il sole sul cucuzzolo della nuca non la trovate sexy per nulla, per non parlare di quei salamini di ciccia che sbucano dalla cintura e poi guarda come appoggia il piede, che modo assurdo di camminare, e quelle spalle… sembravano più larghe, no? Come diamine avrebbe potuto supportarci per tutta la vita? Insomma… appena se ne va noi ricordiamo tutti gli aspetti positivi, la sua ironia (anche quella che ci ha fatto fare una mega figura di me–a al funerale della zia quando siamo scoppiati a ridere a metà del sermone), il suo tenerci abbracciati tutta la notte (anche in pieno agosto, che invece che il cuscino in frigo avremmo voluto infilare lui nel freezer perchè sentirsi appiccicaticci di sudore alle tre di notte è odioso), il suo essere galante (con noi e con tutte le donne attraenti incrociate)… insomma… All’improvviso siamo soli e quel rospetto che pensavamo un principe azzurro ci appare come un potente imperatore… Sapete che c’è? C’è qualche reale imperatore là fuori – o imperatrice, ovvio – (anche se ci siamo giocate Harry una settimana fa) e noi siamo qui con il naso che cola per qualcuno che, evidentemente non era destinato a noi…

E’ una FIGATA! Siamo di nuovo liberi, giovani (beh, dentro almeno!) e con tanta voglia di realizzare il nostro sogno più romantico!

E quindi eccoci qui! Lui molla lei… solo che lei non si deprime, lei decide di essere oggettiva e godersi la vita (può anche recuperare il controllo del telecomando e non deve più abbassare la tavoletta in bagno: ma che diamine si vuole di più??? Beh… a parte magari sperare che l’idea non cambi aspetto di nuovo! 😉 )