Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 2

2Per la serie: i miei segreti da scrittrice…

Stamattina stavo impazzendo alla ricerca di una soluzione. Conosco quasi alla perfezione i miei protagonisti, sono come vecchi amici ormai… Però vedevo uno di loro “scomodo”. La sensazione era che io gli avessi affibbiato un lavoro che non lo rispecchiava, non in pieno almeno. Non gli calzava come un guanto, non gli permetteva di essere totalmente se stesso. La cosa più ovvia da fare, finchè sono ancora all’inizio, era dargliene uno che lui potesse apprezzare. Ma quale? Ho passato un bel po’ di tempo a chiedermi cosa potesse fare nella vita e come questa scelta professionale l’avesse portato al punto in cui lo incontriamo per la prima volta nella storia. Niente, andavo a sbattere sempre nella stessa professione, quella non totalmente adatta a lui. Pensa e ripensa mi sono improvvisamente resa conto che stavo percorrendo la strada più difficile mentre bastava fare la cosa più ovvia di tutte: chiedere direttamente a lui quale fosse il suo lavoro. Detto fatto. In meno di un minuto la risposta era scritta a lettere cubitali nella mia testa: ghostwriter! A quel punto però un’altra domanda cercava risposta: “e perchè allora ti trovi dall’altra parte dell’oceano adesso?” Se è ancora valido il detto che è da maleducati rispondere a una domanda con un’altra domanda, allora devo dire che il mio personaggio rientra in questa categoria. Però il mio maleducato mi piace un casino perchè mi stimola. La sua non-risposta, infatti, è stata: “e perchè tu fai quello che fai?”

Io… io cerco risposte a domande che neppure conosco, cerco di capire chi sono veramente, nel profondo più profondo di me.

Ecco, scrivere è proprio questo, secondo me. Entrare in contatto con tutti i tuoi personaggi, le mille e più sfumature di te stessa. Narrare la loro storia per conoscerti più a fondo, per imparare ad accettarti, a rispettarti. E perchè no, per scoprire quanto immensi possiamo essere. No. Non credo che scrivere sia una qualche forma di terapia. Credo piuttosto che scrivere sia un continuo scavo che permette di capire meglio noi e gli altri, che in un certo senso ti fa anche apprendere lezioni che sarebbero molto più pesanti da apprendere vivendo quelle stesse situazioni.

Fatto sta che è affascinante questa domanda: “perchè?”. Perchè fai quello che fai? Perchè sei quello che sei? Cosa ti ha spinto a compiere quelle scelte, in base a cosa hai scelto proprio questo sentiero al bivio? Le risposte sono infinite, variano per ognuno di noi. Ma ogni “perchè” ci porta più vicini alla meta, qualsiasi essa sia. Ogni perchè ci fa essere un po’ più noi stessi o ci porta ad essere un po’ più lontani da noi stessi. Credo che andrebbero scelti i primi, se la fretta di raggiungere il nostro obiettivo è tanta. Ma non penso che i secondi siano poi così terribili: cosa c’è di spaventoso nell’assomigliarsi un po’ meno? Magari questo ci aiuta a scoprire che in realtà non ci siamo mai realmente rispecchiati ma ci siamo limitati a indossare i perchè altrui: quelli della famiglia, quelli della società, quelli di qualche persona importante per noi.

Scegli i tuoi perchè con cura o lasciati guidare dall’istinto e buttati in quello che più ti attira… Non importa come ti comporterai, se sei tu a scegliere, sarai comunque sempre fedele a te stesso!

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