Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 6

18197776_10155208126474763_1404703325_n

Consolare, consolazione, consolatorio… in una parola… Nutella! 🙂 No, ok, ovviamente sto scherzando (anche perchè sono una fan del burro d’arachidi, da crisi d’astinenza proprio…) Resta il fatto che tutti incappiamo in qualche momento in cui abbiamo bisogno di trovare un po’ di conforto. Voglio dire, hai l’appuntamento che hai sognato per tutta la vita e ti si spezza un’unghia: una tragedia all’ennesima potenza… come fai a rimettere a posto il morale se non hai nessuno che ti offre una spalla su cui piangere e recitare il rosario di tutte le sfighe che ti sono capitate nella vita? Quella volta che il parrucchiere ha cannato il taglio, quella in cui hai cannato tu protezione solare e ti sei trovata a farti chiamare “fragolina” per mesi dalla compagnia… Sì, insomma, la vita è una vera lotta a volte e qualche botta di culo non la disdegna nessuno…

Ok, mi sembra chiaro che qui tutti sappiamo dare la giusta priorità alle cose (anche se in effetti quel taglio di capelli che ti faceva sembrare una lampada in stile liberty alle medie farai fatica a scordartelo ma hey, avevi 12 anni, ti era concesso…) Quello che forse ci riesce più complesso è percepire dentro la giusta empatia per offrire un qualsivoglia sostegno. Ovvio che mi fa sorridere il sentire due adolescenti aver voglia di spaccare il mondo perchè i genitori non le lasciano andare alla festa più importante della storia umana. So benissimo che si tratta di un evento come tanti altri a cui prenderanno parte, una di quelle cose di cui si stancheranno quando all’università inizieranno, magari, a frequentare circoli di un qualsiasi tipo che allora diventeranno davvero l’unico faro nelle loro esistenze… Quello che s’impara, un po’ alla volta, è che c’è sempre un faro solo che nel corso degli anni si avvicendano i guardiani che se ne prendono cura. Solo che spesso siamo convinti che il nostro sia universale: come la vediamo noi, così dovrebbero vederla tutti… E’ per questo che sono in pochi a saper offrire davvero una qualche forma di consolazione (io no di certo… non è stronzaggine acuta nè mancanza di empatia… magari -a volte- saprei anche la cosa giusta da dire ma è più forte di me spingere ad alzare le chiappe piuttosto che stare a recriminare… anche se poi a recriminare sono un fenomeno! Vabbeh… poi mi prendo anche a calci da sola, così, giusto per compensare…)

Insomma… non tutti sono geni assoluti come il signor Ferrero in grado di creare il rimedio universale (almeno per quel che riguarda l’Universo Femminile) in grado di tappezzare in qualche modo le ferite. E forse è anche per questo che spesso ci ritroviamo a far più affidamento in qualcosa piuttosto che in qualcuno. Solo che spesso non sono rimedi a lunga durata: una bevuta, un’abbuffata, una folle corsa in moto… tutte cose che danno sollievo per un po’. Poi ci si ritrova là, con i propri casini o con le proprie delusioni o con… E nessun amico/conoscente/terapeuta che ti capisca davvero o che sappia dirti le parole giuste.

E’ qui che dovremmo essere abbastanza adulti e consapevoli di chi siamo per ammettere che eravamo migliori quando eravamo bambini. Quando lasciavamo andare le cose senza neanche rendercene conto. Perchè tanto non avevamo orologi e non distinguavamo tra “ieri” “oggi” “questo istante”. Era tutto “questo istante”. Ancora una volta, senza che mi ci mettessi io a riflettere, sono stati i miei personaggi a farmelo capire. E senza bisogno di parlare, solo agendo, essendo loro stessi. Sintetizzando: maschio adulto (beh… anzianotto direi…) deluso: si ritrova da solo con una bottiglia; bambino deluso: se ne sta per i fatti suoi e fa quello che più ama fare. Provate un po’ ad indovinare chi dei due riesce a ripartire meglio alla fine?

Sì, insomma… è la solita vecchia storia del trovare le risorse all’interno di noi, di essere in contatto con i nostri sogni, con quello che siamo, con le nostre emozioni. Credo che in particolar modo i sogni, gli obiettivi, siano la consolazione più grande. Non più fari che possono cadere in disuso, gestiti da qualcosa di umano, che possono deteriorarsi con il tempo. Ma una stella Polare che indica sempre la direzione… alla fin fine sta là da non so quanto tempo, non vorrete mica sparisca proprio nel corso della nostra vita! Però sì, se me lo chiedete ogni volta che sono caduta non solo la forza ma anche la motivazione a rialzarmi mi è stata data dal sogno che volevo realizzare, quel qualcosa di più grande di me che prima o poi, a costo di sbattermi per tutta la vita, avrei realizzato. Non so se sarà così per sempre, non so se ne troverò uno più grande e luminoso da perseguire lungo la strada. Ma per ora è così. Ed io sono incredibilmente felice che lo sia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...