Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 7

18198112_10155209611654763_640515303_nNo, non è tempo di ricaricare la spina (a quello ci penserò tra altri 38 giorni, all’alba del fatidico quarantacinquesimo… forse!). Pensavo alle “scintille” che, per un motivo o per un altro, ognuno a modo suo, sprigionano i vari personaggi quando s’incontrano in una storia. Pensavo a quella corrente che c’è tra loro, quell’energia possibile solo in quel contesto, dove due anime, due storie, per quanto siano distanti, s’incastrano perfettamente. E non è una cosa che si possa decidere a tavolino, non puoi iniziare a scrivere pensando “a quella pagina, in quel momento, si percepirà la connessione, ci sarà la scossa.” Avviene. Normalmente, naturalmente. Come accade nella vita quotidiana.

Certo, inizi a scrivere e sai già chi saranno i protagonisti, chi le spalle, chi semplici meteore passate per illuminare per un attimo la strada. E sai che ad un certo punto si creerà quella magica congiunzione che ti provoca un brivido. Due menti che s’incontrano, pensieri che s’incastrano generandone altri. Ma quando il tutto accadrà… beh, quello solo lo scrivere parola dopo parola, pagina dopo pagina lo puoi scoprire. Sai solo che arriverà quel momento.

Nella vita reale succede un po’ la stessa cosa. Incontriamo persone che restano con noi il tempo di un viaggio in treno o per tutto il resto della nostra vita. Non sappiamo mai chi tornerà e chi no, con chi scatterà la scintilla e con chi no. Ci sono affinità elettive che percepiamo a pelle ed affinità elettive che impieghiamo tempo ad intravedere. Ci sono legami di amore, amicizia, lavoro, collaborazione che sembrano essere effimeri e diventano i nostri punti di riferimento e grandi scariche di energia che pensiamo non si esauriranno mai e che invece svaniscono in un lampo. E’ la complicità quella che, a mio avviso, fa in modo che ci sia sempre corrente in un rapporto, sempre un (alla fine) paritario scambio di energia. Una relazione complice non è da tutti, bisogna trovare chi sa leggere tra le nostre personali righe. Quello sguardo, quella parola, quell’accenno di sorriso che gli altri travisano e che invece aprono le porte al nostro universo interiore. Complice è chi riesce ad attraversare la nostra anima in ogni momento: quand’è un mare in tempesta e quando un lago placido. E che in entrambi i casi lo faccia sentendosi al sicuro e guardando con interesse il panorama che lo circonda. Sentendosi, in qualche modo, a casa.

Complicità. A mio avviso quasi una certezza che quella specifica relazione è destinata a durare. Perchè chi ti è complice è al tuo fianco quando ti giri a cercarlo, appare al momento più opportuno, ti para le spalle e ti fa trascorrere le ore più spensierate della tua vita. Complice è qualcuno con cui condividere senza bisogno di troppe parole nè troppi gesti eclatanti. Complice è chi sa riconoscere l’importanza dei tuoi silenzi. Complice è chi ti fa sentire a tuo agio e riesce a farti sdrammatizzare anche il più incasinato dei casini che hai combinato. Complice è chi ti pone domande e ascolta le risposte (beh, è complice oppure è un professore, un avvocato, uno psichiatra… insomma, cerchiamo di essere un po’ elastici!). Complice è chi già s’immagina la prossima avventura assieme e complice è chi, un giorno, potrebbe scrivere la tua biografia senza nessuna censura. Complice è chi sa vederti e chi si fa vedere da te. Complice è qualcuno a cui, in qualche modo, sai che sarai legato a vita, anche solo attraverso la memoria. Perchè se la complicità è una forma di energia allora, come tutte le energie, non è destinata a distruggersi ma solo a trasformarsi.

(Grazie a tutti i miei complici… non vi dico che vi voglio bene, tanto lo sapete da voi!)

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