Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 8

18280897_10155212189194763_119730789_nPausa. Non so perchè e non ne posso essere certa ma ho la netta impressione che se facessi un rapido sondaggio scoprirei che al solo sentire questa parola la maggior parte della gente penserebbe o alla pausa caffè o alla (famigerata) pausa di riflessione. Per me si tratta assolutamente della prima opzione: ultimamente sto cercando di “disintossicarmi” un po’ ma fino a tipo un mese fa se qualcuno provava a farmi un prelievo di sangue probabilmente si sarebbe ritrovato con un campioncino di un colore bruno dorato con una forte profumazione arabica… In molti però, sospetto, hanno sperimentato le notti insonni che seguono il sentire il proprio partner affermare di aver bisogno di una pausa (al 95% perchè non ha il coraggio di dire chiaramente che vuole guardarsi attorno… anche perchè a quel punto non potrebbe più tornare indietro.)

Ecco, il mio ghostwriter è più o meno a questo punto. S’è fatto un viaggio che l’ha portato su un fuso orario di 7 ore indietro rispetto al nostro solo per mettere ben in chiaro la distanza che c’è tra lui e la sua lei? Non proprio. Ma quasi. Voglio dire, poteva farlo quando voleva, poteva portarci anche lei… invece ha scelto di vivere quell’avventura da solo e in quel preciso momento della sua vita. Perchè sì, tra le altre cose aveva anche bisogno di una pausa di riflessione solo che non voleva dover usare questa espressione perchè sa benissimo che a quel punto sarebbe stata lei a protrarre quel break a vita.

Credo tutti noi abbiamo bisogno di pause, piccole pause quotidiane, un giorno la settimana, una settimana l’anno. Non importa con che frequenza nè la durata. Fatto sta che servono perchè da una pausa torniamo cambiati. Il cambiamento può essere minuscolo (aver snebbiato la testa con un caffè o “essersi incipriate il naso” come direbbero signore molto più di classe e formali di me) o plateale (essersi presi un anno sabbatico per fare trekking sul Pacific Crest Trail e decidere di mollare definitivamente tutto e andare a vivere nei boschi). Insomma, di qualsiasi entità sia il cambiamento, comunque avviene. E noi sappiamo che sta per arrivare. Lo sappiamo perchè ci stiamo prendendo del tempo per noi, per schiarirci le idee, per preparare il terreno a una sorta di illuminazione che speriamo ci colpisca lungo il cammino (non prendetemi alla lettera voi del trekking… e attenti ai fulmini!) Fare una pausa equivale, in un certo senso, a cercare delle risposte. Certo, si può obiettare che anche andare in ferie è una pausa ma non ha niente a che fare con eventuali domande. Vero. In parte… Perchè quando sei in ferie dedichi del tempo a te, ai tuoi cari, a quello che più ami… E ti porta a chiederti chi sei, che direzione ha preso la tua vita, se ci stai dentro comodo… Ma questo è un altro discorso.

La riflessione che mi è venuta spontanea, in realtà, è come le nostre vite sembrano ben strutturate in compartimenti stagni, ognuno dei quali ha diverse ancore che lo tengono ben fisso nella realtà che stiamo vivendo (es il lavoro ancorato all’affitto e ai contributi, l’amore al partner e all’amante, lo sport al benessere e alla forma fisica, etc etc). Voglio dire, uno (generalmente) si prende una pausa dal lavoro (le ferie o l’anno sabbatico, ad esempio) o da una relazione o da un’attività sportiva o… insomma, da qualcosa. Sono pochissimi quelli che si prendono una pausa dalla propria vita in generale, quelli che mollano famiglia, amici, contatti Facebook e lavoro per andarsene a meditare 7 anni in Tibet. In genere metti in stand-by qualcosa ma continui con la solita routine per quel che riguarda tutto il resto. Il mio ghostwriter, ad esempio, ha preso tempo per cercare di dare una svolta alla sua vita lavorativa, ufficialmente. Poi che la sua compagna non sia una perfetta cretina e si sia resa conto della situazione è un altro discorso… Ecco. Quello che capisco, quello che sperimento anche nella mia vita è che sì, tendiamo a dividere i vari campi pur sapendo che sono comunque interdipendenti tra loro. Se il capo ti ha fatto dei complimenti per come hai svolto il tuo lavoro ti senti apprezzata, ti senti magari più sicura di te e il sapere che il tuo cervello funziona bene magari all’aperitivo ti porta ad esprimere maggiormente la tua opinione certa delle tue idee. Il fatto di aver intavolato un’appagante conversazione con gli amici ti porta a stimarti maggiormente e quando rientri riesci a non farti mettere i piedi in testa dal figlio adolescente che pesta i piedi perchè vuole il motorino anche se ha appena portato a casa una pagella che fa rabbrividire una capra. L’aver risolto la situazione con il figlio ti fa sentire una donna matura che si vuole godere la sua autorità quand’è ora di rifugiarsi sotto le coperte (ohhh, avete capito che intendo!) Dopo una notte appagante la mattina successiva ti alzi con il sorriso e te lo tieni stampato in faccia almeno fino a pranzo diffondendo il buonumore in ufficio… e così via. Ok, visto che sono single e non ho figli ovviamente era solo un esempio a titolo esplicativo però sono davvero convinta che funzioni così nella realtà. Del resto se mi viene l’nfluenza non andrò a lavorare ma non uscirò neanche con gli amici quindi… perchè pensiamo che se siamo insoddisfatti di qualche aspetto della nostra vita l’esame che dobbiamo farci riguardi solo quello specifico campo? Forse è quello che c’importa di più o quello per noi più facile da risolvere, quello che non metterebbe in discussione tutto il resto o quello che maggiormente ci crea quel disagio che poi riversiamo negli altri. Non lo so quale sia la risposta. Quello che penso è che certe volte avremmo semplicemente bisogno di una pausa dalla vita ma credo che l’ibernazione comporti anche la messa in stand-by del cervello quindi non è che potremmo avere le risposte che ci farebbero urlare Eureka! Quello che penso è che se invece di dividere la vita in settori ne facessimo un unico reticolo sarebbe più facile scovare il fil rouge che li tiene uniti. Ed è quello che realmente importa, quella linea conduttrice che ci parla di noi e porta in luce aspetti di noi di cui magari non siamo consapevoli o che sottovalutiamo. Ok, forse un giorno arriverò a prendermi una pausa totale (niente trekking per me, sono più da isola deserta…), nel frattempo… torno al libro!

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