Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 10

18302337_10155217527379763_1741035543_nNon credo che il mare sia meglio della montagna. Non credo neanche sia vero l’opposto. Credo che, semplicemente, ognuno di noi sia portato a sentirsi più a suo agio in presenza dell’uno o in contemplazione dell’altra.

Per quel che mi riguarda, il mare è la dimensione a cui sento di appartenere, quel luogo che, ovunque esso sia, mi sento di chiamare “casa”.

Personalmente, ma è un’idea tutta mia, trovo che il mare abbia più a che fare con le emozioni mentre la montagna, con le sue vette frastagliate, sia più collegata alla vita e alle sue sfide. Sono due modi diversi di affrontare la quotidianità. C’è chi è più predisposto a scandagliare le emozioni e chi lo è più per il fare, l’agire. Non significa che gli amanti del mare si limitano a sedersi e riflettere, anche se in effetti probabilmente sono bravi in questo e trovano vitali per loro simili pause. Una sfida è pur sempre una sfida e per quel che mi riguarda amo raccogliere quelle più ostiche. Non per nulla la mia metafora preferita mentre avanzo in questa esistenza è la marcia verso la vetta. Da anni mi sento come se stessi camminando in salita, chiedendomi quanto dista la cima, curiosa di ammirare il panorama da lassù ma al tempo stesso concedendomi di godere della bellezza del percorso che scopro giorno per giorno.

Ma quello che mi affascina realmente sono gli abissi, le profondità, il mistero che ti avvolge quando arrivi dove il sole non riesce più ad illuminare la tua prossima spinta in avanti. Sono quelle emozioni a cui mi piace dare un nome e percepire sulla pelle, è la voglia di vedere quello che generalmente è nascosto allo sguardo umano.

 A volte mi chiedo anche quanto possa essere “sano” questo mio approccio. Se il sole rappresenta la realtà per come tutti la possono toccare, inabissarsi in quel mondo spesso oscuro chiamato inconscio come può portarmi a vivere la vita? Se la realtà la vedo filtrata dall’acqua emozionale, quanto posso realmente capirla? Come posso capire davvero gli altri se la mia maschera crea un filtro tra me e loro?

Del resto, se salgo sulla vetta più alta e mi godo il calore del sole cocente sulla faccia, se osservo tutte quelle cime, imbiancate o verdi che siano, che mi circondano, come faccio a capire cosa sto provando in quel momento se tutto quello che sperimento è in qualche modo tangibile e razionale?

Credo che mi sentirò una persona completa quando mi troverò a vivere su una spiaggia che ha alle spalle delle imponenti montagne. Le potrò così osservare anche attraverso l’acqua o potrò trovare riparo tra le sue rocce osservando il mare.

No, non credo ci possano essere reali detrattori del mare o della montagna, qualcuno che, tassativamente, rifiuta l’uno o l’altra. Possiamo avere delle preferenze, sentirci più o meno a nostro agio, ma “odiare”… beh, è una parola grossa. E’ un respingere in modo assoluto una parte di noi stessi, che sia quella emotiva o quella fisica. E’ il totale rifiuto per analizzarci dentro o agire fuori. E del resto, se ci pensiamo, il mare è un’esperienza che spesso si fa da soli. Sì, certo, ci si va in compagnia e non potremmo mai governare una nave in solitudine, ma quando nuoti, quando t’immergi, sei a contatto con te stesso. D’altro canto, puoi sicuramente fare un’escursione in montagna da solo ma quando davvero ti ci addentri, quando vuoi raggiungere quei picchi più alti, allora c’è bisogno di qualche compagno di avventure, altri scalatori con cui mettersi in cordata. E del resto le nostre esperienze quotidiane sono queste: riflettiamo da soli ma poi, quando si tratta di agire, si tratta d’incontrare altre persone, di lavorare magari in team o anche solo fare affidamento su un barista che ti prepari un caffè.

Forse anche i miei personaggi sono, in questo momento, in cammino. Come me. C’è chi è più pratico e sta scendendo dalle sue vette (o ancora sta dando le ultime indicazioni ad Heidi su come prendersi cura delle caprette) per andare a vedere per la prima volta il mare e chi, al contrario sta nuotando verso riva. In ogni caso, è un bel viaggio e vale la pena di compierlo, anche solo per provare poi la nostalgia del punto di partenza.

Per quel che mi riguarda, continuo ad avanzare ricercando quella spiaggia e per strada incontro nuovi, interessanti compagni di viaggio. Alcuni si aggregano, altri tornano sui loro passi, altri ancora prendono una deviazione perchè chi mai l’ha detto che anche una vallata con un lago che rispecchia le montagne non sia un buon posto dove vivere?

Buon viaggio, viandanti.

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