Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 12

18336951_10155224970334763_178163686_nCosa c’è di più rassicurante e avvolgente di una comfort zone? Solo a scrivelo mi viene in mente una bella tazza di the bollente, un avvolgente plaid e due belle pile di libri e dvd… Una meraviglia! Davvero, potrei trascorrere la vita leggendo e guardando film (forse ho sbagliato qualcosa, dovevo fare la critica letteraria o cinematografica invece di provare a passare dall’altra parte della barricata…) Ma a quanto pare tutto questo non fa per me.

E a quanto pare non mi piace neanche lasciare i miei personaggi a crogiolarsi nella loro comfort zone. (In realtà non mi piace lasciarci nessuno: se c’è una che punzecchia quella sono proprio io: probabilmente se fossi stata presente all’epoca neanche Dio si sarebbe potuto rilassare in santa pace nel fatidico settimo giorno!) Manie di onnipotenza a parte, la comfort zone per come la vedo io è un luogo spettacolare dove rifugiarsi per qualche ora ogni tanto (basta che questo “ogni tanto” equivalga più a un “raramente”) ma per il resto dopo un po’ inizia a soffocarmi. Va benissimo riacquistare energia e vigore e lucidità ma poi… fuori da là, mostra al mondo chi sei! In fin dei conti per me la comfort zone per antonomasia è l’utero materno, quella fase in cui ci “prepariamo” e “corazziamo” per quel che avverrà poi. Però… se ci siamo agitati come pazzi mentre ci stavamo dentro e non abbiamo perso tempo una volta pronti ad uscirne fuori… perchè ricrearne uno immenso ora che siamo al mondo? Per quanto comodo sia. Per quanto invogliante sia. Soprattutto: per quanto sicuro sia.

Sì, avete indovinato: oggi ho preso il mio ghostwriter e l’ho fatto uscire a forza da quell’utero su misura che si era costruito, fatto di dedizione al lavoro e ai suoi obiettivi, e l’ho dato in pasto al mondo. Quello dove per forza devi confrontarti con gli altri e che ogni tanto ti fa ritrovare con tutte le ossa rotte. Perchè so che questo lo renderà un uomo migliore. Lo renderà un uomo più completo. Lo porterà a brillare di una luce che neanche sapeva di avere. Perchè in fin dei conti tutti i limiti che ancora crede di avere se li è creati da solo, con le sue insicurezze e incertezze e paure e proiezioni sul futuro. Invece se si concede di fare un passo oltre, di scoprire nuovi punti di vista e modi di vivere, allora sarà più libero di scegliere cos’è più adatto a lui.

E’ una delle cose che più mi affascina della scrittura: puoi sperimentare tutto, essere tutto nella vita. Puoi visitare luoghi dove forse non metterai mai piede e vivere quei brividi che non proverai mai direttamente sulla tua pelle perchè le situazioni non te lo permettono. Puoi dare corpo a universi che non esistono e popolarli con qualsiasi specie di tua invenzione. E puoi lanciarti. Senza paracadute, senza elastico… senza neanche una rete di sicurezza sotto ad attenderti. E forse scrivere è proprio questo: uscire costantemente dalla tua comfort zone e metterti in gioco, in ogni modo. Per quel che riguarda la tua vita, perchè comunque sai che dovrai poi fare i conti con chi leggerà il tuo romanzo, fare i conti con le loro reazioni, fare i conti con il tempo che passa e tu, impotente, attendi una risposta dagli editori a cui hai mandato il tuo lavoro. E al tempo stesso metti in gioco quelle parti di te più avventurose che vorrebbero esplorare il mondo, scoprire realtà nuove, vivere avventure che ti lasciano un segno indelebile dentro. C’è chi dirà che no, scrivere invece è proprio restare nell’utero più sperduto che c’è, che è appunto un raccontare e non un vivere. Ogni punto di vista è legittimo. Ma il mio è che in quel momento tu “sei” quel personaggio, tu stai vivendo quello che sta vivendo lui, le sue emozioni ti creano crampi nello stomaco o ti fanno vibrare di eccitazione, i suoi pensieri ti fanno scoppiare la testa e le sue folli corse ti fanno bruciare i muscoli. Non conosco altro modo di scrivere se non quello di “essere” ogni mio personaggio. E’ come quando guardi un film e ti immedesimi nel protagonista, solo all’ennesima potenza e con tutti i personaggi, anche quelli più oscuri e scomodi e bastardi. E’ strizzare l’occhio anche al lato oscuro, quello che reprimiamo ma che in fin dei conti ognuno di noi ha. Ma se lo portiamo alla luce, beh… sotto il sole non può far altro che brillare anche lui.

 

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