Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 13

18360616_10155228073539763_154454898_nA che punto sono della mia vita? Se dessi ascolto a Dante direi poco oltre il mezzo del cammin, ma considerato che la scienza ha fatto passi da gigante da allora, direi che… sono al punto in cui scrivere un libro mi porta a farmi mille e più seghe mentali. Oggi mi sono resa conto che forse non mi dispiacerebbe essere a mia volta un personaggio di qualcuno. Voglio dire, sapere che c’è un’entità di qualche tipo che ha le idee chiare su dove sto andando a parare, su che lezioni imparerò, su che strade imboccherò da qua ai prossimi 70 anni (e saranno 70 anni strafighi e stracolmi di salute, perchè io sono ottimista, ecco!) Sì, insomma, vorrei essere un personaggio di uno scrittore che mi coccola e mi sostiene pur se mi fa passare mille e più disavventure e se trova estremamente divertente sbattermi in mezzo ai casini più assurdi. Purchè mi dia solo forza e coraggio senza spoilerarmi nulla però: non vorrei mai sapere troppo in anticipo che succederà dopo, so già che mi farei un incredibilmente lungo sonno sugli allori in quel caso.

Però ok, a quanto pare sono solo una persona e non un personaggio (beh, ok… a meno che il mio autore non stia scrivendo una storia su una sceneggiatrice prestata al mondo della letteratura che sta scrivendo un blog raccontando dei progressi che sta facendo con il suo romanzo. In questo caso, caro autore, te lo dico con il cuore: sei un gran figo!) Dicevo che sono una persona e in quanto tale non ho nessuno che abbia uno sguardo d’insieme e sappia tirarmi una corda in modo che io non riesca a battere il record di casini vissuti in un’unica esistenza. Il che a volerla dire tutta è un ragionamento altamente assurdo se penso che sto godendo un periodo da favola: per i fatti miei, senza obblighi di alcun tipo, a fare quello che più amo fare nella vita. Eppure… eppure scrivere resta comunque farsi una sorta di autoanalisi quotidiana. Almeno a me sta succedendo. Anche se i miei personaggi vivono le loro vite comunque alla base le dinamiche, le emozioni, sono quelle che tutti noi viviamo. Voglio dire, che altro c’è alla base dei grandi romanzi, alla base dei capolavori cinematografici, alla base di tutte le opere d’arte, le scoperte scientifiche, le invenzioni che hanno modificato in maniera irreversibile la storia dell’umanità? Ci sono sentimenti condivisi, scopi comuni, un andare verso il miglioramento. C’è tutto quello che c’innalza, in un certo senso. Tutto quello che ci spinge ad elevarci, sotto tutti i punti di vista.

Solo che per quanto si possa avere una direzione le testate da tirare contro le pareti sono sempre all’ordine del giorno. I rimpianti, i rimorsi, i “avrei potuto far meglio” o i “avrei potuto farlo in modo diverso”. Quello che più conta, alla fine, è non continuare a girare intorno a questi pensieri, non fare un solco lungo tre passi continuando ad andare avanti ed indietro borbottando tra noi stessi. Perchè la verità è che una qualche direzione ce l’abbiamo tutti. E’ quella meta che dobbiamo/vogliamo raggiungere, e siamo estremamente fortunati se l’abbiamo scelta noi e non ci è stata imposta/suggerita/indicata da altri. In un qualche modo la direzione te la dà il tuo vero essere, la tua natura. E’ una strada che “devi” seguire, per sentirti tutt’intero. E’ quella passione che “devi” nutrire ogni giorno se vuoi sentirti vivo. E’ quella che lascio seguire ai miei personaggi, perchè loro l’hanno scelta. Anche se so che c’è qualcosa di sbagliato, anche se so che stanno prendendo il percorso più arzigogolato, quello con più ostacoli o quello che li farà soffrire di più. Perchè potrò anche essere io a dar loro una voce ma di certo non mi arrogo il diritto di scegliere al posto loro. E’ il libero arbitrio, bellezza, e di certo non sarò io a toglierglielo.

Chissà, forse essere un bravo scrittore (e con questo intendo in grado di seguire i personaggi e non di sostituirsi a loro, di non farli diventare marionette) equivale un po’ ad essere un bravo genitore. Sai che i figli li metti al mondo, li aiuti a crescere ma non ti appartengono, come non ti appartengono le loro vite. Hanno una loro identità e la strada che sceglieresti tu potrebbe non essere la più indicata per loro. Così al momento me ne sto qui, aspettando che si tirino fuori dalle fosse che si sono allegramente scavati con le loro stesse mani e con le loro stesse scelte. Sto seduta accanto a quei pozzi, ogni tanto lancio un “heylà, come va là sotto? serve qualcosa?” continuo a scrivere e mi chiedo io a che punto sono del mio percorso. Ho già scavato abbastanza fosse da ritenermi soddisfatta o quante ancora dovrò scavarne prima d’imboccare la via giusta? E in quali campi ne ho scavate in quantità maggiore? (Io un sospetto ce l’avrei pure ma hey… questa è un’altra storia…)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...