Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 14

18360894_10155231078994763_813432840_nA volte pensiamo che il mistero sia un luogo oscuro da scoprire accendendo una luce. Altre pensiamo sia solo un modo per nascondere trappole in cui cadranno i più creduloni tra noi. La stessa cosa per accade per quello che sembra non avere spiegazioni scientifiche, cause tangibili o osservabili o ricreabili in un laboratorio. Li chiamiamo miracoli o magia. Ecco là, una bella categoria per alleggerirci la coscienza perdonandoci per non avere il coraggio di voler guardare oltre. E’ interessante però notare che con la stessa diffidenza guardiamo alle altre religioni, quelle che non conosciamo e che sono troppo distanti dalla nostra per essere comprensibili e sensate ai nostri occhi. Penso a quelle religioni che prevedono un intero pantheon di divinità (certo, ci meravigliamo perchè a noi è stato insegnato a credere in un unico Dio che è anche trino, e ci stupiamo senza riflettere sul fatto che abbiamo un santo a cui appellarci a seconda di quale sia la nostra categoria sociale/lavorativa/e quant’altro). Ci stupiamo di chi attribuisce un’anima a una pianta scordandoci che ci è stato detto che Dio è onnipresente e rimuovendo anche concetti scentifici come il fatto che tutto è formato da energia. Spalanchiamo gli occhi di fronte a riti tribali quando sappiamo a memoria tutte le formule da recitare durante le nostre messe, lunghi riti infarciti di simboli a cui facciamo ricorso chi tutte le domeniche chi una o due volte l’anno (ottimo modo per incontrare conoscenti con cui scambiare gli auguri a Natale e Pasqua).

Certo, sto semplificando per eccessi ma la verità è che non riesco a togliermi dalla mente lo sguardo perplesso e stupefatto e in parte spaventato del mio ghostwriter la prima volta che si è trovato faccia a faccia con un sistema di credenze completamente diverse da quelle in cui era cresciuto. Dalla sua ha la luce della logica, con cui cerca di illuminare gli anfratti più scuri. Ma a volte è una luce che non è sufficente, che non riesce a dissipare quella parte di fede di cui le religioni sono intrise. Perchè non conta a chi o in cosa crediamo, alla fine quello che davvero è importante è aprire il cuore, affidarci, sentirlo dentro.

E per quello che definiamo magia funziona un po’ nello stesso modo. Cambiamo il mondo attorno cambiando noi stessi credendo nella nostra possibilità di farcela: di raggiungere un obiettivo, di migliorare, di convincere qualcuno della validità delle nostre idee. Facciamo piccole magie quotidiane ogni volta che riusciamo a spingerci un po’ oltre quello che pensiamo di essere. Quando con un sorriso spargiamo un po’ di buon umore attorno a noi. Quando davanti un bimbo accendiamo una luce o fingiamo di rubargli il naso. Magia può essere quella eclatante alla Harry Potter tanto quanto i piccoli miracoli a cui assistiamo ogni giorno: il soufflè che gonfia perfettamente e il telefono che non squilla mai ad orari sbagliati, tanto per dire. Tutto sta nel nostro sguardo, nel saper meravigliarci ancora e nella nostra capacità di credere in qualcosa che non ha spiegazioni. E non è l’attaccamento irrazionale a qualcosa che crediamo in grado di salvarci da noi stessi. Siamo noi stessi, con tutte le risorse che spesso non sappiamo neanche di possedere e che invece sono pronte ad accorrere in nostro soccorso.

Magia, alla fine, è rendersi conto che nulla ci è precluso. Basta che lo vogliamo.

Magica notte a tutti!

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