Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 15

18386671_10155233647739763_101570884_nIncomprensioni, fraintendimenti, equivoci… Cosa c’è più all’ordine del giorno se non fallire totalmente nel capire/farsi capire? Non so se capita solo a me ma se c’è una cosa che mi manda in bestia son le risposte che non c’azzeccano nulla con quanto ho detto. Divento una iena, ho la tentazione di chiudere la discussione (cosa che poi sistematicamente non faccio perchè voglio avere l’ultima parola) e di prendere a bastonate in testa il mio interlocutore solo per spaccargli la testa e vedere di cos’è foderata (altra cosa che sistematicamente non faccio per… beh, ovvi motivi giudiziari direi…) Confesso che dubito di dare sempre risposte a tono ma questo dovrebbero dirlo gli altri, non io…

Che poi parliamo la stessa lingua, quindi viene naturale chiedersi dove diavolo sta sto inghippo che non riusciamo a intercettare. Forse uno a volte si spiega male, forse a volte chi ascolta è troppo incasinato dai suoi problemi per ascoltare veramente, forse a volte è più facile riproporre affermazioni già fatte in passato sperando che il contesto sia quello giusto. E poi ci sono tutte le barriere che mettiamo in mezzo noi quando cerchiamo di comunicare. Pregiudizi, luoghi comuni, paure ancestrali, paure derivate dai tg… A volte penso che una reazione non in linea con la situazione sia comunque una delle tante forme di non comunicazione in cui siamo immersi. E’ ancora una volta il ricercare una propria zona confort perchè riflettere veramente su quello che ci viene detto potrebbe rappresentare imboccare nuovi percorsi e lo sappiamo fin troppo bene che la strada conosciuta è sempre la più sicura (che poi sia anche la più noiosamente obsoleta è un altri discorso: non è che tutti possano essere irrequieti come me, giusto? C’è chi nelle proprie certezze ci sta bene!)

Però mi pesa. Mi pesa da morire quando quello che dico cade nel nulla. Mi pesa perchè sono una cultrice del dialogo, dello scambio, e vorrei che ogni volta che m’interfaccio con qualcuno fosse un modo per imparare qualcosa, per crescere in un qualche modo, per poter aggiungere un nuovo punto di vista alla mia visuale. Lo ammetto, a volte il sentir rispondere alla cavolo mi fa sentire dannatamente sola. Mi fa sentire come se stessi solo perdendo tempo e come se non fossi degna di quei due minuti che chiedo di attenzione. Poi certo, dopo la botta cerco anche di riprendermi e andare avanti, come sempre. E cerco di togliermi gli occhiali mentali che tendiamo tutti ad infilarci. Perchè penso che quando fraintendiamo qualcuno spesso questo dipenda da un paio di occhiali particolarmente neri che stiamo indossando (l’opposto di quelli rosa con cui invece diventa così piacevole guardare il mondo, per intenderci…) Cerco di capire il perchè di quella risposta, di capire cosa si nasconda dietro, di capire di cosa la persona con cui mi stavo interfacciando stava invece cercando di comunicarmi. Poi ok, non è che ci sia sempre speranza: a volte una risposta alla cavolo è sinonimo di… testa di cavolo, ecco!

Ma non si tratta solo di parole, di discorsi, di qualcosa di astratto. Spesso anche i gesti e le intenzioni vengono fraintesi. Un atto di gentilezza, un favore non richiesto, un gesto di amicizia vengono letti attraverso le lenti della malizia, ancora una volta del sospetto e della paura. E anche due dei miei personaggi hanno questo problema: subiscono il giudizio, vengono additati, vengono ritenuti colpevoli di fatti neanche accaduti. Nessuno chiede loro qualcosa, si limitano a decidere che “dev’essere così”, punto e basta. E’ un po’ come la storia di Lucifero, no? Cacciato dal Paradiso, mandato nelle fiamme eterne (che poi fiamme=fuoco=luce… a me qualcosa non torna qui dentro… il fuoco che purifica, la luce che illumina… non lo so, secondo me qualcuno ha cannato di brutto con la simbologia…) Ma se si voleva ribellare, se non voleva essere inferiore… ma nessuno si è mai chiesto sto povero angelo (poi caduto) che problemi di bassa autostima avesse? Che alla fin fine spesso si attacca solo perchè si teme di venire attaccati, si giudica perchè si teme di essere giudicati…

Ecco… a volte invece di andare su tutte le furie per stupidi fraintendimenti dovremmo (io per prima dovrei) togliere quegli occhiali e cercare di capire cosa ci sta sotto. Magari scoprirò di avere a che fare con una persona con la quale è inutile continuare a parlare, ma magari scoprirò che c’è un universo dietro a quella frase che a me sembrava fuoritema e invece metteva in luce tanti aspetti nascosti di qualcuno che non voleva metterli in luce ma l’ha fatto inconsciamente. Sì, dovrei fare così. Accettare. E accettando amare… (del resto continuando con il mio romanzo “svelerò” anche i reali punti di vista quindi… se gli altri personaggi equivocano, perchè non può capitare anche a me?)

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