Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 19

18471464_10155245554679763_1033855226_nChe compagna incantevole è la fortuna: non reclama onori se qualcosa ci va bene ma sappiamo a chi attribuire le colpe quando nulla gira per il verso giusto… Beh, certo, è più facile anche accettare una persona dannatamente fortunata piuttosto di una che s’impegna, lotta per i suoi obiettivi, che sa anche rinunciare a qualcosa pur di non perdere il treno. Perchè dai, andiamo, che colpa possiamo farcene se la dea bendata bacia gli altri? Ma se ammettiamo che qualcuno stava pescando mentre noi eravamo in piena fase rem allora le cose cambiano. Allora non possiamo più imprecare contro la cugina acida della fortuna, la sfortuna, per averci reso il suo bersaglio prediletto. A quel punto tocca farci un bell’esame di coscienza e… hey, come ne usciamo male!

Fortuna, pensiero positivo, ottimismo a tutti i costi, lancio di dadi truccati, assi nascosti nella manica e che vengono scesi al momento giusto… Quando a qualche nostro obiettivo ci arriva prima un altro, per qualche arcano motivo, c’è sempre qualche trucco dietro (o un gran bel paio di gambe nel caso di “rivali donne”… ma anche in quel caso è la generosità di Madre Natura, certo non le ore in palestra, ci mancherebbe!) Che poi è la stessa cosa che pensano gli altri quando, per qualche inaspettata e inimmaginabile botta di culo siamo noi che… Ah, no, aspettate… noi ci siamo fatti il mazzo per ottenerlo, quasi dimenticavo… 😉

Beh, ad essere onesta se esistesse una qualche dea fortuna sulla quale fare effettivamente affidamento io mica la disdegnerei: insomma, un piccolo aiuto dall’alto non guasta mai! In fin dei conti non è la stessa cosa che chiedere miracoli, guarigioni, aiuto divino e, alle brutte, anche la febbre a 40 in caso di interrogazione? E’ strana sta cosa che cerchiamo e cerchiamo e cerchiamo ancora e sempre tutto all’esterno di noi. Mi piacerebbe sapere quando abbiamo iniziato a credere davvero di essere così piccoli e fragili e bisognosi di aiuto. Che sia un compagno a cui appoggiarci o un dio a cui fare ricorso nel momento del bisogno. (E qui mi verrebbe da porre anche un’altra domanda: ma poi, ringraziamo con la stessa intensità oppure ci limitiamo a pensare che ci era dovuto? Ma questa è un’altra storia…)

No, davvero. Credo che siamo comunque esseri infiniti (la storia dell’energia, presente no? particelle subatomiche e fisica quantistica e così via…) anche se ci identifichiamo con un corpo, ossia con i nostri limiti. E in quanto infiniti per forza ci troviamo ad incontrarci/scontrarci/amalgamarci con altri esseri infiniti quanto noi. E non credo sia fortuna/sfortuna incappare in certi incontri. Semplicemente sono le volte in cui apriamo gli occhi, siamo davvero presenti e riconosciamo di avere qualcuno davanti. Se lo chiedete al mio ghostwriter, per esempio, in questo momento non saprebbe dire se ha delle botte di culo enormi o una sfiga assoluta, varia di minuto in minuto. Cioè, prima incontra una persona che può svoltargli la vita e subito dopo s’imbatte in quella che gliela può distruggere con uno schiocco di dita. Wow! Bel casino. Ma io non ci credo. Cioè, credo che tutto dipenda da come lui reagirà a questi incontri, come deciderà di “usarli” per imparare qualcosa. E’ come se le sfighe fossero quelle situazioni in cui non impariamo nulla, ecco. Ma non lo facciamo perché preferiamo piangerci addosso e puntare il dito, non perchè non abbiamo abbastanza cervello per aumentare il raggio del nostro sguardo e vedere un disegno più ampio. Le fortune, quelle tipo che prendi un Gratta e Vinci per la prima volta in vita tua e booom! primo premio, passano. Puoi saltare di gioia per 5 minuti, strapparti i capelli dalla contentezza, invitare tutti gli amici a brindare… ma se poi non agisci, se non ne fai qualcosa, se non le valorizzi e non le trattieni… poco dopo eccola ancora là, la cugina infame che si frega tutto. E le sfortune… quelle passano uguale, tipo che non può piovere per sempre (sì certo, può anche mettersi a grandinare però insomma… quella è materia di Murphy, non mia.) Però anche in questo caso dipende da come ci attiviamo noi: se mi fermo sulla porta della stazione perché ho visto il mio treno partire senza di me non riuscirò a prendere neanche quello che parte cinque minuti dopo. Per quel che riguarda il mio ghostwriter… non è proprio tonto-tonto, solo che ci mette un po’ ad afferrare le cose a volte (volete puntargli il dito contro? non potete, colpa del jet-lag!) e quindi… beh, dea bendata, mi sa che ti toccherà ripassare e bussare più forte, magari questa volta ti apre!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...