Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 20

18471176_10155248099304763_448995840_nCos’è “casa”? Penso che ognuno potrebbe dare una risposta diversa e nessuno potrebbe contraddirlo. Per alcuni sarà quella costruzione di mattoni/pietre/cemento/legno etc a cui far ritorno ogni sera. Per altri il posto dove si riunisce con la famiglia. Altri ancora la potrebbero limitare al salotto con quel bel divano comodo che ospita tanti amici durante la partita. E poi c’è la casa che trovi tra le braccia del partner, dove c’è il tuo animale domestico, dove ti rifugi a leggere, la macchina dentro cui dormi, la valigia che ti segue nei tuoi spostamenti per il mondo, il mare o la montagna o una città che t’è rimasta dentro, impigliata nel tuo cuore. Possiamo leggere “casa” e pensare a Marte o all’appartamento condiviso all’università, a un gruppo di amici o allo spogliatoio dell’impianto sportivo. Insomma, un luogo (o perché no, un non-luogo, un pensiero) dove ci sentiamo liberi, noi stessi, a nostro agio. Dove entra chi amiamo, dove tutto acquista un senso, dove le possibilità sono infinite.

Per quel che mi riguarda direi che ho diverse case. Nel senso… diversi posti dove mi sento al mio posto, come se ci riconoscessi una parte di me stessa, posti dove sono semplicemente io, nel modo più genuino possibile. E dove so che i miei occhi possono brillare e dove so che la gente che mi circonda ha un legame particolare con me. Certo, è casa dove vivono i miei e casa quella in cui ho vissuto i primi sei anni della mia vita. Poi all’università casa erano l’aula studio e il locale che frequentavo religiosamente (ahh… il mio goblin’s… circa un mese fa sono passata per Bologna e ho scoperto che non esiste più, al suo posto un bistrot… ma si possono cancellare i ricordi di una persona così?) Poi ci sono stati posti nel mondo in cui mi sono sentita a casa: Santa Fe (non quella in USA, parlo della città argentina), Boise, Sedona… Ma casa è stata anche l’Elba, mi fa sentire “come a…” il mar Ligure, e… beh, in effetti il mare per me è casa. (A parte quello della Francia, là non mi son sentita a casa per nulla, a parte quando ho respirato l’aria della Croisette, ma quella è un’altra storia…)

Insomma. Ognuno di noi può avere (o ha, o avrà) numerose case. E magari farà fatica a spiegare agli altri quella sensazione di pace che prova quando ci si immerge. E poi tutti noi (oddio, visto come girano le cose dovrei dire quelli fortunati tra noi…) hanno una casa, con tanto di indirizzo, numero civico, cap e tutto quello che serve per definirla il più chiaramente possibile. E credo che sia fondamentale che ci faccia sentire al sicuro, rispecchiati.

Oggi Lara, uno dei miei personaggi, si è trovata a ridipingere le pareti della sua stanza. E’ sempre stata una fanatica del blu, del celeste, dell’azzurro, del turchese… insomma, ci siamo capiti, tutte quelle sfumature e sfaccettature del mare e del cielo sereno. Però questa volta qualcosa l’ha spinta a dipingerla di lilla. Lei, che le viene l’orticaria a sentir nominare il rosa. E non è un caso, credo. Alla fine lilla è un viola solo più tenue, comunque alla base ci sono di base blu e rosso. Che “caso”… blu=colore maschile, rosso=colore femminile. Insomma, lei che ha appena ritrovato se stessa, risvegliandosi da un sonno interiore che durava tipo anni, che ha finalmente messo in armonia la sua parte maschile con quella femminile, ora sente bisogno di nuovo ordine e cambiamenti esteriori e… mi finisce proprio su un colore che, pensiero mio, rappresenta l’unione di queste due realtà.

E questo ovviemente mi ha fatto pensare alle nostre case. Che magari sono rimaste identiche negli ultimi 20,30 anni. Sì, abbiamo cambiato la cucina, i mobili del soggiorno, svariati divani per non parlare dei letti, degli armadi, dei lampadari… Ma spesso, se ci fermiamo a riflettere, sono state più evoluzioni del design, magari dettate dalla moda, che non veri e propri cambiamenti. Il divano è sempre al suo posto, non importa il colore o la forma, il letto è sempre direzionato verso quel punto cardinale e cose così. Ok, mi direte che se uno vive in un monolocale non è che possa fare grandi stravolgimenti. Vero. Però che pignoli, non prendetemi sempre alla lettera! Quello che intendo è che per un qualche motivo le nostre case tendono ad avere una certa staticità. (tranne camera di mia sorella che se potesse cambierebbe posizione anche alla porta e alle finestre…) Eppure noi cambiamo, cambiamo continuamente. E non solo perchè le cellule si rinnovano, ma perchè ogni esperienza rinnova noi. Chissà perchè allora non portiamo questa cosa all’esterno, al posto che più ci appartiene e rappresenta. E se non lo facciamo con la casa, che dire delle altre persone? Continuiamo a mostrarci rassicurantemente identici? Manteniamo una facciata mentre i paesaggi interiori mutano?

Cavolo… certo che la vita sarà anche un mistero… ma neppure noi scherziamo!

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