Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 21

18492062_10155251622344763_793109014_nChe il tempo sia relativo è noto e, direi, un concetto chiaro. Se uno studente è sotto interrogazione il tempo che manca alla prossima campanella gli sembrerà infinito ma al suo compagno di classe, che sa di essere atteso al varco alla lezione successiva, quell’ora sembrerà volare. Oggi mi sono finalmente resa conto di cosa questo effettivamente significhi per me. Il tempo sembra diventare infinito quando siamo completamente all’erta, con tutti i sensi ben svegli attenti a tutto quanto ci capita attorno. Ma quando siamo rilassati, stiamo bene, siamo sereni e siamo immersi in una bolla di benessere questa sensazione così… uhm… ‘beatificante'(???) sembra durare giusto un attimo. Per quel che mi riguarda posso andare a una festa fantastica e tutto quello che mi ricordo il giorno dopo è il tipo di musica, con chi e di cosa ho parlato (e al massimo il dolore inflitto da quelle maledette scarpe che mi sono infilata perché una volta all’anno non mi dispiace vestirmi da donnina! 😉 ). Per quel che riguarda il locale, le decorazioni, i piatti del buffet… buco nero. E non perché la festa non sia epocale è che, appunto, sto bene, non ho bisogno di “agganci” esterni, posso ascoltare me stessa. Ma se c’è qualcosa di brutto, non lo so, tipo il dover correre all’improvviso in ospedale perché qualcuno a cui tengo sta male, sicuramente mi ricorderò di tutte le auto incrociate per strada, saprò quante sedie ci sono in sala d’aspetto, saprò descrivere i visi degli infermieri e dei medici e, se proprio ci mettono tanto a lasciami entrare, anche quante crepe ci sono sui muri e che disegni formano. E’ perché in quel momento non voglio vedere quello che sto sentendo dentro, non voglio lasciarmi andare all’angoscia e alla paura e allora eccomi là, ad aggrapparmi a ogni stimolo esterno. (Se proprio non ce ne sono… alle brutte c’è sempre l’app di Facebook a cui ricorrere: conoscete un mezzo migliore per fare il vuoto totale nel cervello? Ho notato che il mio va in ferie se solo leggo più di un paio di post… credo sia tempo di eliminare un po’ di contatti…)

E la cosa strana è che mi capita anche con i miei personaggi. Quando vivono situazioni in qualche modo “scomode” mi viene naturale descrivere l’ambiente circostante, fermarmi su determinati particolari, riempire il silenzio che s’impossessa delle loro menti con dettagli, sfumature. Se invece so che stanno vivendo, al contrario, situazioni in cui sono al loro agio, quei classici momenti che vorrebbero non finissero mai, ecco che è un proliferare di emozioni e pensieri.

Cos’è questa “scomodità” con noi stessi? Con il dolore, la paure, le preoccupazioni, le difficoltà? Perché il bicchiere in certe situazioni tende ad essere più completamente vuoto piuttosto che solo mezzo? E sì che sappiamo tutti che se ci voltiamo e guardiamo quello che ci siamo lasciati alle spalle ne abbiamo passati di momenti a dir poco negativi, a volte anche totalmente distruttivi… Eppure siamo sopravvissuti. Magari ne siamo usciti malconci e totalmente zuppi per tutte le lacrime versate ma, appunto, ne siamo usciti. Allora perché riusciamo a vedere la nostra forza solo a posteriori? E perché ci rendiamo conto di quanto le situazioni che più ci mettono alla prova sono anche quelli che più ci hanno permesso di progredire? Il senno di poi… ah, che grande benedizione il fatto che l’amico senno prima o poi arrivi. E se riuscissimo per una volta a farlo arrivare in contemporanea al momento in cui ci serve? Forse a volte basterebbe un po’ più di pazienza. Guardarci dentro invece che contare le piastrelle del pavimento, tipo… Beh, sì, più facile a dirsi che a farsi! Però penso che sarebbe bello, per una volta riuscire a cogliere al balzo l’occasione di “esserci” e sentire tutte quelle emozioni scorrere in tempo reale. E farci conoscenza. E vedere come dopo un po’ scorrono via, lasciando spazio alle loro sorelle positive: speranza, coraggio, volontà…

Sì… dovrei provarci prima o poi…

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3 pensieri riguardo “Giorno 21

    1. Eccola, un altra del club! Benvenuta! 😉 Io non me la passo male a livello di “scandagliamento personale” e mi va anche bene così: che c’è di più importante che conoscersi? E’ che… ecco, mi viene bene magari nei cinque minuti successivi ma in quegli istanti fatidici… no, niente, là il tempo si dilata e… uh, guarda, quella macchiolina sul muro non l’avevo mai notata!

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