Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 24

18578713_10155261282339763_1183697521_nOk, lo ammetto… sto rileggendo il mio malloppo e devo dire che ci sono delle pagine che mi daranno dei grattacapi. Ma mi sono imbattuta anche in una scena che mi ha fatto provare dei brividi. Presente quando leggete un libro (o guardate un film) e ad un certo punto vi viene da pensare: “cavolo, avrei voluta averla io quest’idea”??? Ecco… per una volta l’idea l’ho avuta io, sono riuscita a metterla tutta sulla carta e quindi… sapete che c’è? Che io mi faccio un applauso da sola! Ecco! E non per autospronarmi o che, è proprio che me lo sono meritata. (Sì, ok, non preoccupatevi, poco dopo ero di nuovo impegnata a fare altre mille annotazioni…)

E questo mi ha fatto pensare che siamo tutti bravi a ipercriticarci, ad auto infliggerci punizioni e a colpevolizzarci di qualcosa. Ci misuriamo e ci troviamo sempre, in qualche modo, mancanti. Gli altri immediatamente appaiono più svegli, interessanti, misteriosi, affascinanti. E siamo sempre generosi di incoraggiamenti, pacche sulle spalle e complimenti. E noi? Quando mai ci capita di dirci “sei stato/a bravo/a?” Quante volte assolviamo gli altri e quante incolpiamo noi stessi?

Credo sia un atteggiamento sano, quand’è giusto, prenderci anche del tempo per lodare i nostri meriti. Invece restiamo sempre là, con il dito puntato contro quello specchio in cui ci riflettiamo 24 ore al giorno punendoci per qualcosa. E rendendo la nostra stessa vita un inferno. L’analisi critica che siamo tanto bravi a rivolgere agli altri ecco che improvvisamente viene a mancare quando parliamo di noi stessi. Ma così facendo ci puniamo, ci sminuiamo, ci mettiamo sempre al secondo posto (e già questo sarebbe positivo… sempre meglio che all’ultimo…) Invece è così dolce farci una coccola quando ce la meritiamo. E sapete che c’è? Anche quando non ce la meritiamo ma ne sentiamo il bisogno. Non ho figli da viziare ma vi assicuro che con il mio cagnolino non ci vado leggera… “amore, ma certo che sì!” E quante volte ho detto sì a me stessa? Quante volte mi sono concessa qualcosa? Oh, certo, chiariamo, la mia vita è stratosferica, la amo da impazzire, la amo anche con tutte le pazzie con cui la infarcisco. Non la cambierei anche se non so quanti farebbero a cambio. Amo il mio costante inseguire i miei sogni e non mi pesano le mille rinuncie che devo fare per raggiungere i miei obiettivi ma siamo onesti: quanti rinuncerebbero alle cose a cui rinuncio io? Solo per dire, adesso che sono al mare, in una sorta di autoesilio forzato, fuori dalla mia orbita per concentrarmi su questo libro, non è che perché ci sono i primi giorni di sole me ne sto fuori ad abbronzarmi, non mi crogiolo sulla sabbia. A dirla tutta ho anche evitato di incontrarmi con vecchi amici, ho tirato un pacco mostruoso alla cena di classe con i compagni delle medie (nonostante siano tipo 15 anni che ne parliamo), mi manca il mio cuccioletto, avrei bisogno di riposare un po’ di più… Ma vivo e respiro questa storia e mi va bene così. E mi va bene non solo perché, appunto, mi sono prefissata dei traguardi nella vita, ma anche perché tutto quello a cui ho rinunciato mi ha portato a vivere momenti di felicità pura come stringere il malloppo tra le braccia e, oggi, emozionarmi per una cosa che io stessa ho scritto.

Ed è a questo che serve riconoscere anche i propri pregi, le proprie capacità, le proprie doti. A ristabilire l’equilibrio, a rimettere tutto nella giusta prospettiva, a farci star bene nella nostra pelle. Sono certa che tutti noi abbiamo una lista di pregi (sì, ok, per quel che mi riguarda quella dei difetti mastodontici è incredibilmente lunga ma hey… un paio di cose buone da qualche parte devo averle anch’io!), solo che li mettiamo sempre al secondo posto perchè “che persona orribile sono per aver detto, fatto, pensato, mangiato quella cosa…”

Beh, sapete che c’è? Vi sfido! Vi sfido a fare una lista dei vostri pregi (lo so, a meno che non abbiate un ego sconfinato, esistono anche quelli, beati loro!)… ma oggettivamente. Vi sfido a guardarvi dentro e tirarli fuori. Può essere anche il semplice fatto che fate il migliore caffè del mondo (in questo caso avvisatemi, diventerete i miei migliori amici!) o che detenete il record di coppie di calzini uscite integre dalla lavatrice, non importa cosa… Siamo qui, siamo vivi, siamo soppravvissuti alle nostre personali tempeste… qualcosa di buono dobbiamo avere (oltre ad un fenomenale angelo custode!) Vi sfido, davvero… e vi sfido a non farvi un sorriso da soli quando l’avrete fatta, a non provare un briciolo di autostima in più, a non aver voglia di darvi un grosso bacio e un bell’abbraccione di quelli potenti. Dico davvero, vi sfido… 🙂

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5 pensieri riguardo “Giorno 24

  1. Ti abbraccio e non ti sfido. Mi unisco alle tue, mie parole. Condivido, comprendo e ti stimo per la forza e la delicatezza che hai riposto nel tuo scritto. Sto scrivendo anch’io, mi siedo accanto a te su questo treno infinito.🌻🌻🌻

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    1. ❤ Non potevo chiedere una compagna di viaggio migliore, sensibile e visionaria… :* buona immersione negli splendidi panorami (e nelle storie) a noi! :*

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