Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 30

18643590_10155281023779763_2043277191_nQuanto ci prendiamo sul serio? No, davvero, non è una domanda retorica. Oggi ad un certo punto stavo lavorando alla terza stesura e mi è venuta in mente questa questione. Anni fa qualcuno deve avermelo detto una volta, che mi prendo troppo sul serio. Non ricordo il contesto preciso, di sicuro era durante una qualche discussione parecchio accesa. Fatto sta che oggi questa frase “ti prendi troppo sul serio” ha bussato alla porta dei miei ricordi e… mi sono sbellicata dalle risate.

Dico seriamente, appunto! 😉 Cioè, mi sono data una rapida occhiata e ho intercettato sulle mie unghie uno smalto rosa acceso (a parte che non so neanche perché mi è venuto l’istinto di prenderlo qualche settimana fa quando ho visto il vasetto, considerato che io non uso smalti. Però c’erano queste due confezioni, una rosa l’altra celeste… non proprio tinta pastello che mi farebbe troppo dolce-attesa, e per qualche strano motivo una vocina dentro di me mi ha sussurrato che perchè no, cambiare ogni tanto non mi ammazzerà…). Comunque, dalle mani sono passata ai pantaloni e… ok, non è che mi viene in testa di uscirci (non ci mettete la mano sul fuoco però, sai mai le emergenze dell’ultimo minuto tipo “cavolo, sta per chiudere la pizzeria per asporto!!!”) ma a me questo paio con i maialini hipster fa impazzire! (Giuro, sono maialini hipster, con tanto di occhiali e sciarpina…) Insomma… forse prendersi troppo sul serio presuppone anche che non te ne strafreghi delle opinioni altrui e visto che potrei diventare lo zimbello numero uno per indossare simili pantaloni… forse eviterei proprio di metterli.

E non lo so. Forse qualche anno fa effettivamente sì, magari non mi prendevo troppo sul serio ma un po’ troppo sì. Forse, non lo so onestamente, non è un’autocritica che mi sono mai rivolta… tendo ad andare molto più sul pesante con me stessa. Però non so… al momento non mi sembra, non credo… Cioè, fondamentalmente m’importa lo star bene con me stessa, il che significa anche infarcire i discorsi di una sana dose d’ironia e sdrammatizzare tutto ed essere la prima che si prende per i fondelli…

Solo che mi chiedevo: quante volte si può riscrivere lo stesso romanzo prima di superare il limite del “prendersi troppo sul serio?” Davvero, io sono alla terza stesura ormai, perfezionista come sono potrei anche arrivare alla cinquantesima, magari anche solo per spostare una virgola. Sicuramente quando avrò terminato questa mi prenderò un po’ di stacco da questa storia (perché comunque resto dell’idea che è inutile continuare all’infinito a metterci le mani se non prendi prima un po’ di distanza anche emotiva, se non lasci ossigenare la testa e le idee…). Ma poi? Cioè, forse prendersi troppo sul serio è anche questo: pretendere che tutto quello che facciamo sia perfetto. Praticamente rasentare l’ossessione, per dirla con altre parole. Ma perché dovremmo farlo? Per aspirare alla perfezione? E cos’è perfezione in letteratura? E’ un dialogo di quelli che ti dovrebbero dare da imparare a memoria al corso di scrittura creativa o un dialogo dove tre parole continuano a ripetersi perché il tuo personaggio non ha poi una grande cultura o magari si sta esprimendo in una lingua non sua e quindi ovviamente ha dei limiti? Che si fa a questo punto? Si opta per il realismo o per il mostrare agli altri che hai la più invidiabile conoscenza del dizionario dei sinonimi e dei contrari? E la punteggiatura, meglio seguire le regole grammaticali o rendere il tutto più veritiero, piazzando una virgola subito prima di una congiunzione perché, se ci pensi, nella vita reale tu a quel punto faresti una brevissima pausa?

Io sto cercando di optare più per il realismo, o almeno ci provo. Mi sto comunque chiedendo se alcuni personaggi possono plausibilmente conoscere il significato di parole più ricercate o se comunque le infilerebbero correttamente in qualche frase. Del resto non sono più a scuola e nessuno mi sottolineerà alcunchè in rosso, quindi… ma a chi importa se si ripetono o se parlano “come mangiano”. Sono vivi, sono veraci… sono genuini e fantastici così! Quindi ok, deciso… l’ultima stesura sarà quella in cui tutti riusciranno a parlare con la loro voce senza che qualche presunta saputella infili loro parole in bocca per dargli un qualche tono. Sono perfetti così come sono!

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