Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 35

18763375_10155296221479763_1104312808_nTra le cose di cui non capisco davvero nulla (e con nulla intendo mooolto sotto lo zero assoluto) c’è la moda. E non solo parlo dell’idea di non sapere cosa vada di moda in un determinato momento (cosa che in effetti tendo ad ignorare e se proprio mi serve conoscere qualcosa di specifico per lavoro mi affido al mio grande amico Google). Intendo che non capisco proprio la moda in sè. E’ l’idea dell’omologazione che non digerisco, anche perché uno non si omologa agli altri per una qualche scelta consapevole, perché condivide un certo pensiero, un credo, un gusto. Lo fa perché lo dicono i giornali, le tv, i blogger in voga, le riviste, gli amici su FB, i post su Pinterest e le foto di Instagram, e così via.

Ci stavo pensando oggi mentre ero con il mio cagnolino al parco e c’era un gruppo di scout. Mentre controllavo dove Fly metteva le zampette, cercando di tenerlo distante dalla zona pic-nic (corre come un pazzo, gioca fino allo sfinimento… e ha costantemente una fame imbarazzante) il mio sguardo è inciampato su un tipo con la classica barba hipster. E il fatto è che un hipster non lo mangia il panino di pane bianco con la mortadella… cioè, va alla grandissima questa barba da taglialegna per moda e si scimmiotta questo tratto caratteristico evitando di fare i conti con tutti gli altri aspetti del movimento hispter. Almeno a New York seguono tutta la loro filosofia, è una specie di tribù allargata con i propri ideali e le proprie idee e i propri gusti artistici, alimentari, anche i social vengono selezionati.

Questo ovviamente è solo un esempio banale, però mi sembra calzante. E comunque è quello che mi ha portato a riflettere sulla moda. Per me l’unica moda che non dovrebbe mai tramontare è quella del “sono me stessa”. In genere il mio diktat è quello di scegliere la cosa che mi fa stare bene sul momento. Quindi se un giorno voglio stare tutto il giorno in tuta ci vado anche all’aperitivo, se un altro voglio mettermi un abito corto ci vado anche dal giornalaio. Se poi a qualcuno viene la malagurata idea di frugare nel mio armadio (a suo rischio e pericolo visto il caos che vi regna, che vi posso dire… è inversamente ordinato…) capirà subito la mia avversione per i jeans skinny e il mio grande amore per pantaloni che cadono larghi (non vanno di moda quelli a palazzo? beh, non è un problema mio!), la passione per le camicie e le giacche, l’amore per i cappelli, il mio simil monocromatismo e a sorpresa il vestito rosso, l’aura romantica a giorni alterni e le sciarpe di ogni tipo (anche se poi alla fine per praticità sono capacissima di usare sempre la stessa finchè non la trovo più perché l’ho messa a lavare…) Insomma, ho bisogno di star bene con me stessa e non m’importa cosa gli altri possano dire di me.

Certo, ovvio che poi ci sono quelle situazioni in cui un minimo di etichetta va seguita, di certo non mi verrebbe mai in mente di dire a qualcuno di fare un colloquio di lavoro in tuta… a meno che non si tratti di un istruttore di fitness, ma immagino che metterebbe un qualche tipo di completo sportivo strafigo…

Se devo dirla tutta i miei personaggi preferiti quando scrivo sono quelli che hanno un loro stile, una loro coerenza pur essendo in grado di essere imprevedibili, delle idee che possono anche mutare nel tempo ma che comunque si sono creati utilizzando il cervello e non il semplice senso della vista. Del tipo: siamo borbardati da quelle immagini quindi devo sembrare un po’ così anch’io.

Però, appunto, moda non è solo un modo di vestire. Tutto è moda. Dall’arredamento all’auto alla marca dello scooter, dalla musica ai film all’alimentazione, dalle mete turistiche ai cocktail al rapporto di coppia. E potremmo andare avanti all’infinito. Non è forse vero che a seconda del periodo storico va di moda quell’autore, vanno di moda i vampiri, vanno di moda i toy boy, va di moda il fast food o il cibo biologico, va di moda l’esoterismo, va di moda l’Oriente…?

Mi sembrano tante divise, tante diverse etichette. Mi sembra una mancanza d’identità o di coraggio di mettere in mostra la propria identità. Mi sembra paura di giudizio perché noi per primi siamo troppo critici con noi stessi. Mi sembra un piegare la testa e ammazzare la nostra unicità.

Chiariamo, io non dico sia sbagliato seguire una determinata moda se ci piace e ci crediamo. E non sto dicendo che chi lavora in un determinato ambito non debba restare in qualche modo al passo. Dico che possiamo sempre personalizzare in qualche modo, trovare il nostro equilibrio, quello che ci fa sentire a nostro agio con gli altri ma anche, e soprattutto, con noi stessi. Voglio dire, se io amo la musica blues non è che da domani se inizia ad andare di moda l’hip hop getto tutti i miei dischi e ascolto solo hip hop. Sicuramente m’informerò, cercherò di capirlo, probabilmente m’impegnerò anche a capire perché piace così tanto, e l’ascolterò proprio per comprenderlo meglio. Ma se non mi piace non lo mando giù a forza. Non divento un’enciclopedia perché è il principale argomento di discussione…

Quello che dovrebbe andare di moda dovrebbe essere un motto tipo “sii libero di essere te stesso” con un corollario: “permetti agli altri di essere se stessi senza giudicarli”. Apporta così tanto la diversità che è un peccato rinunciare a tutto quello che ancora potremmo apprendere…

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