Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 37

18788432_10155301891819763_777268017_nCompie gli anni il mio babbo oggi ma inutile sbracciarsi per fargli gli auguri, diciamo che è insofferente ai compleanni quasi quanto lo sono io. No, non è una questione di “invecchiamento”, personalmente, semplicemente, non amo festeggiare in compagnia un momento che, in un certo senso, vedo come molto personale. Sì, ok, ci può stare la torta in famiglia, se devo vado anche volentieri ai compleanni degli amici però… va bene così, grazie. E’ un po’ come l’ultimo dell’anno… tutta quest’ansia di dover fare qualcosa di particolare, di originale, di eclatante… Bah, io sono strana ma al mio compleanno e a cavallo di un nuovo anno, mi piace starmene per i fatti miei. Sì, ok, fa piacerissimo ricevere gli auguri e sento la mancanza dei miei amici più cari (che geograficamente sono quelli più distanti) ma la verità è che comunque non avrei voglia di trascorrere molto tempo neanche con loro. E’ che ho i miei riti, le mie piccole abitudini consolidate nel tempo, quelle coccole particolari che sono un appuntamento fisso ormai da un bel po’. Mi prendo il mio tempo per riflettere, fare bilanci e nuovi progetti, per festeggiarmi, cazziarmi e spronarmi. Insomma… ben venga la canzoncina di tanti auguri se tocca… ma lasciatemi tranquilla con la mia candelina e il mio desiderio! (Sì, lo so, sono incorreggibile!)

Comunque, mentre andavo a prendere la torta per il babbo (che un conto non è fare cose eclatanti, un altro che il dolce ci deve essere… famiglia golosa!) pensavo ai miei personaggi. No, non compie gli anni nessuno nell’arco di tempo di cui narro, però mi è venuto di fare un giochino stile “come festeggerebbe X?” E in effetti sono talmente diversi tra loro che non riesco a vedere uno stile simile neanche nel “loro” giorno. Prendiamo solo il nonno e il nipote. Il nonno credo non si ricordi neanche più in che giorno è nato e se anche lo fa… beh, il suo calendario è fermo da un pezzo quindi non ci fa proprio caso. Il piccolo praticamente non ha amici, non è che gl’importi poi tanto, e comunque lui si sente già garnde e spegnere le candeline è una cosa da bambini! Però ok, un regalo lo accetta volentieri (è pur sempre umano!) La sua mamma? Beh, lei è contenta come una Pasqua quando il figlio le prepara un biglietto con le proprie mani, magari raccoglie qualche fiore per strada e le dedica una canzone. Lara… Ehhh… lei è più per una cena informale, magari anche passando la giornata a preparare qualche sfizio per gli amici più stretti (quelli che si contano sulle dita di una mano) oppure in un qualche ristorante un po’ particolare. Va benissimo anche cucina italiana ma il locale dev’essere veramente all’ultimo grido. La sua migliore amica? Beh, lei è la romanticona, non toglietele un week-end fuori e una cena a lume di candela. Dulcis in fundo il ghostwriter. Beh… cazzone com’è più siamo meglio è, io porto la torta al solito baretto non troppo lontano da casa e per il resto birra a volontà.

Perché credo che alla fine, ci può importare o meno, possiamo organizzare qualcosa o improvvisare, possiamo anche desiderare di saltarlo a piè pari ma per tutti il compleanno è un rito di passaggio che arriva inesorabile ogni 365 giorni (o ogni 366!) E in qualche modo è impossibile non fare i conti con l’ennesimo giro di boa che ci troviamo ad affrontare. Perché esteriormente la nostra vita può sembrare immutata: magari siamo ancora a scuola, come l’anno prima e quello successivo, magari siamo nel solito posto di lavoro come i 10 anni precedenti e (si spera, a meno che non ci sia di mezzo la pensione…) i 10 successivi. Possiamo avere gli stessi amici, gli stessi hobby, continuare a tifare per la stessa squadra e a ordinare la solita pizza di sempre… Ma un anno in qualche modo ti cambia e ti segna. O perché sei cresciuto di 10 cm o di 2 kg, perché hai scoperto uno scrittore che ti ha fatto innamorare, perché hai sofferto per la prima volta per amore, perché hai vissuto sulla tua pelle la noia e l’apatia… Ma ogni giorno porta con sè qualche lezione, se vogliamo coglierla, ogni giorno ci mette di fronte a sfide e decisioni e incontri che hanno il valore che attribuiamo loro. Insomma… figuriamoci quanto possiamo cambiare in un anno se solo ci permettiamo di farlo. Se non fingiamo di essere diversi, se non ci intestardiamo ad essere perennemente immutabili.

Quindi sì. Non importa come o con chi decidiamo di farlo ma secondo me il compleanno va celebrato in qualche modo (vorrei dire che in realtà dovremmo celebrare ogni singolo giorno ma mi rendo conto che inizierebbe ad essere un po’ impegnativa la cosa). E va celebrato come un inizio, un nuovo cerchio che ci avviamo a percorrere. Per questo quando devo fare gli auguri, ma quelli di cuore, quelli sentiti nel profondo, mi ritrovo a dire qualcosa che riguarda tutti i 365 giorni a venire (o 366!)… perché alla fine se vuoi bene a qualcuno vuoi che sia felice sempre, che sia in salute sempre, che sia a suo agio con se stesso sempre. Niente feste comandate, nè dalla religione nè dall’anagrafe, del resto il nostro voler bene non ha scadenze, giusto?

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7 pensieri riguardo “Giorno 37

  1. Giusto. Io credo che ognuno debba muoversi sul calendario come meglio riesce restando sé stesso. Quello che uscirà con naturalezza sarà il mood del momento. Die passi avanti, uno indietro; uno sopra ed uno sotto. Chi resta sempre uguale nel tempo, è un fossile che non impara nulla dalle lezioni del cammino quotidiano. Non bisognerebbe mai “impararsi” a memoria, solo conoscersii ogni giorno un po’ meglio.

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