Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 40

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Il bar… il luogo di ritrovo per eccellenza. Non importa che si tratti di un bar-caffetteria, di un bar-gelateria, di un pub… in un modo o nell’altro, dove c’è la possibilità di farsi una birra là c’è anche la possibilità di riunirsi. (Ok, io non sopporto neanche l’odore della birra ma insomma, ci siamo capiti…) A seconda dell’età c’è il gelato, una bibita, il caffè o la birra, il vino, il the, arrivando anche alla partita a carte. Insomma, in che altro posto ci si trova con una simile frequenza qualsiasi sia la stagione? E’ un po’ un punto di riferimento: tutti al solito posto per quattro chiacchiere veloci o per decidere che fare del resto della nottata. Oppure si resta là, perché ad un certo punto della vita ci si rende conto che non è importante quanto eclatante sia il programma ma hanno un valore enorme i rapporti che si sono creati e si rafforzano nel tempo.

Negli anni, e nelle diverse città, ho sempre avuto questo genere di luoghi d’incontro, piccoli rifugi dove trovare a ogni ora qualche faccia amica anche senza essersi organizzati prima, posti dove bersi un caffè al volo e tirare un attimo il fiato prima di ripartire ricevendo il sorriso incoraggiante di una faccia nota. Una cosa che però non ho mai, mai, assolutamente mai sopportato, è di sedermi al bancone. Certo, ci stava quando passavo per un caffè al volo, ci sta quando resti cinque minuti a parlare con il barista, ci sta che saluti qualcuno che conosci seduto là. Però… però ammetto che mi mette tristezza. Cioè, quando vedo una persona sola all’angolo di un bancone immancabilmente ha uno sgurdo un po’ sperso e un po’ triste e un po’ con impressa la domanda “perché sono così solo?”

Non sono una che ha bisogno di compagnia a tutti i costi, anzi, lasciatemi trascorrere più tempo in solitudine che con altre persone e sono felice. E avendo spesso viaggiato anche sola mi è capitato più volte di ritrovarmi in qualche locale a bermi un caffè (lo so, ho un grave problema di dipendenza da caffeina…) ad un qualche tavolino solitario. Spesso con un libro, un quaderno di appunti, una qualche rivista di cinema… Però ecco, quando vedo qualche “spirito affine” in compagnia del suo computer o di una lettura o che sorride tra sè e sè senza apparenti ragioni non mi fa mai lo stesso effetto che vedere qualcuno solo al bancone. E non metto in discussione che il barista possa essere un carissimo amico che conosce da anni ma… non lo so… sarà che le persone che conosco che adorano sedersi al bancone sono delle gran chiacchierone e anche interessanti a modo loro ma… sole, sole, drammaticamente sole, quindi ormai mi sono creata quest’immagine.

Anche il mio ghostwriter è un po’ così: fa presto a legare anche in città in cui approda per la prima volta ma quando entra in un locale eccolo là, al bancone, cercando due chiacchiere, incapace di apprezzare la sua solitudine. Non gli fa nulla trascorrere da solo un’intera giornata, girovagare in solitaria scoprendo luoghi nuovi, ma se entra in uno di quei locali di aggregazione ecco che non vuole sentirsi fuori dal coro (anche se a volte è prorpio il classico pesce fuor d’acqua). Ci riflettevo oggi mentre rileggevo il primo capitolo (wow! gli impegni derivati dall’avere nonna in ospedale, con tutto quello che comporta, mi hanno permesso di leggere addirittura un capitolo in un’intera giornata… vabeh, famiglia, che altro posso aggiungere?). Lui è così simile a tanti ragazzi/uomini che conosco… e tutti italiani, chissà perché all’estero di 30/40enni così non ne ho mai incrociati… (e poi mi chiedono perché amo stare fuori dal Belpaese). Una testa che funziona alla grande, che è eccitante e affascinante e tutta da scoprire… salvo che poi sono completamente scollegati dai rapporti sociali. Qualche amico che si trascinano dietro da almeno un paio di decenni e con cui condividono un paio di hobby e tre argomenti di dialogo, un buon rapporto con la famiglia d’origine magari, per il resto conoscenze, conoscenze, conoscenze. Sono quelli che ovunque entrano (che poi bene o male sono i soliti 5/6 posti quando va bene, così hanno la certezza di conoscere tutti) vengono accolti da saluti e pacche sulle spalle, che raccontano aneddoti stupidi tanto quanto divertenti e di cui tutti vogliono essere amici ma che nessuno conosce veramente. Sono quelli che hanno una maschera 24 ore al giorno e ormai non se ne rendono neanche più conto da soli. Sono quelli che mi mettono davvero tristezza perché, di carattere mio, preferisco pochi amici ma che mi conoscono sul serio. Gli altri, le conoscenze… vanno bene per un saluto al volo se li incrocio per strada. Vanno bene anche per un caffè perché mica se non sono amici non sono neanche persone interessanti. Solo… beh, se devo investire del tempo con qualcuno preferisco che sia di qualità. Altrimenti… hey, avete idea di quanti ottimi libri ci sono in giro e di quante storie aspettano di essere scritte? 😉

Che dire… mi piace il mio ghostwriter, lo adoro… spero anche che un giorno riesca a maturare un po’ e a mettersi in gioco, in gioco sul serio!

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