Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 41

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Direi che tra i personaggi del mio romanzo quello con cui ho meno in comune è il ragazzino. Mi piace un casino lui e francamente ci escono belle chiacchierate. Ha un carattere tosto, determinato, con le idee chiare nonostante la giovanissima età. E’ un grande, anche se è ancora bimbo… Però a livello caratteriale davvero tendiamo ad essere agli antipodi. Se c’è una cosa che abbiamo in comune, tuttavia, è il bisogno fisiologico di andarcene dal luogo in cui viviamo. Per lui la sua città è marcia e puzzolente e poco importa se non è mai uscito da là, sa per certo che oltre quei confini tutto quello che esiste è un mondo migliore dove avere una vita (di gran lunga) migliore. Ho già detto che non ha tutti sti amici, non ha grandi legami, di genitori gliene è rimasto solo uno e di sicuro lo porterebbe con se. Per il resto, se ne andrebbe anche in questo istante senza alcun rimpianto, senza voltarsi indietro, possibilmente con il minimo indispensabile perché tutto quello che si è trovato a contatto con quella vita è in qualche modo “contaminato” da tutto quello schifo.

Beh… se non fosse che ho un’altra età e degli impegni e che i tempi per i colpi di testa sono terminati (alt! non sto dicendo che non ne farò più, figuriamoci! non vedo l’ora che arrivi il momento del prossimo! solo che ormai se si parla di trasferimento a lungo termine non decido più in 30 secondi netti, prima mi prendo diciamo un giorno di riflessione)… io farei le valigie ancora più rapidamente di lui! Perché se c’è un luogo nell’universo dove mi sento soffocare è proprio il mio paese. Sto posto è carinissimo, un vero gioiellino se lo volete sapere. Piccolo, coccolo, con molto verde, un canale, una villa, un castello, un parco che potrebbe essere fantastico se si decidessero a mantenerlo in maniera decente… Però succhia l’anima. E’ bello da vedere, in tre ore lo visiti praticamente tutto, poi però è meglio andarsene e lasciare che i suoi vecchi continuino con i loro discorsi triti e ritriti (che aggiornarsi mai, stare al passo con i tempi mai, farsi un’opinione personale mai…), che i suoi giovani restino a bearsi nella loro ignoranza (mica tutti così, per carità… quelli con un minimo di testa se ne sono andati…) e a macerare nello spritz, che le badanti si godano le chiacchiere in panchina con parcheggiati in sedia a rotelle gli anziani a cui badano (dei capannelli meravigliosi: quattro badanti che chiacchierano tra loro e altrettanti vecchietti che si chiedono come hanno fatto a ritrovarsi in una simile situazione), che le casalinghe continuino a far gossip appena ne hanno l’occasione (ammetto però che non sono male come antifurti: avere una dirimpettaia sempre piazzata accanto alla finestra, con la tenda un filo scostata, è il miglior deterrente di sempre per i ladri)… E così via.

Diciamo che farei volentieri a cambio con il mio ragazzino… se non altro dove sta lui c’è la miglior musica del mondo (ok, dai… diciamo che è forse una delle cinque città al mondo dove si trova la miglior live music praticamente ovunque… invidia!!!)

Siamo opposti e il motivo per cui restiamo a farci strappare l’anima nel luogo dove siamo nati è opposto. Lui è troppo piccolo, inesperto e dipendente per potersene andare (ma lo farà… aspettate qualche anno e vedrete se non raccoglierà in uno zaino le sue poche cose e non scomparirà per un bel pezzo!) Io mi sono spostata fin troppo (no, non è vero, non c’è mai un troppo quando si parla di trasferimenti o viaggi!), negli ultimi 18 anni ho trascorso nel mio paese forse un paio d’anni, a spizzichi e bocconi, e al momento non me ne potrei andare senza sensi di colpa per aver abbandonato la mia famiglia quando aveva bisogno della mia presenza, del mio dare una mano. E comunque ho ancora qualche idea da schiarirmi prima di decidere la prossima città in cui trasferirmi!

A differenza del mio ragazzino, però, io un po’ li invidio quelli che sono contenti di vivere dove vivono. Cioè, non nelle altre città dove ho vissuto in passato (scherziamo? chi non sarebbe contento di vivere a Boise o a Bologna o a Glasgow?), ma in questo paese o a Padova. Cioè… io penso di sopportare Padova ancora meno del mio paese. La gente là mi fa proprio venire idee omicide perché… perché… vabbeh, lasciam stare che una mentalità più provinciale di quelli che vivono in centro a Padova non l’ho mai trovata da nessuna parte, neanche nel più rurale paesetto sperduto dell’Idaho… e non è poco! Però sì… un po’ li invidio quelli che hanno una mente talmente limitata da star bene dove stanno, da non aver desiderio di scoprire altri luoghi, da esser felici della routine più totale… Cioè, tipo una volta ogni 18 anni (il che significa che finora mi è accaduto due volte) mi viene il pensiero che non sarebbe male essere un po’ meno irrequieta, curiosa, imprevedibile, indomabile. Penso che se facessi quella vita di una semplicità che mi fa sbadigliare vistosamente al solo pensiero magari sarei più serena, che se non mi ponessi sempre un casino di domande adesso sarei beata in una vita talmente tanto mediocre da non accorgersi di quanto è mediocre… Poi scuoto la testa e penso che se ho scelto di nascere è per vivere ed è esattamente quello che ho intenzione di fare. Non voglio arrivare al mio ultimo giorno con il sospetto che tutto quello che ho fatto sia stato sprecare ossigeno…

Però… vi assicuro che in sta zona di gente che spreca ossigeno ce n’è pure troppa… e non c’è cura che tenga. Ecco, diciamo che se esistesse un vaccino contro la stupidità sarebbe l’unico che renderei obbligatorio, a qualsiasi età…

Diamine, mi basta pensare alla gente di qua per percepire i primi accenni di orticaria… ok, mi sa proprio che non manca molto alla prossima fuga… poi ne parlerò con calma al ragazzino e vediamo se troviamo una meta d’interesse comune! Nel frattempo… testa e cuore a Cardiff! 😉

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