Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 38

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Il sole non riesce a creare certe magiche dolcezze… Eppure chissà perchè non diamo mai alle nubi il merito che spetta loro. Continuo a sentire persone che si lamentano della pioggia, del maltempo… Certo, capisco che una giornata di sole mette tutti di buon umore. Come piace a tutti avere una bella auto, un appartamento spazioso e ben arredato, un guardaroba alla moda, un compagno più che piacevole al proprio fianco. In poche parole: tutti puntiamo al bello e al meglio. E non c’è nulla di sbagliato. Almeno, non c’è fino a quando ci rendiamo conto che anche nelle situazioni meno piacevoli c’è del bello, del buono, qualcosa di cui godere.

Oggi pioveva. E io avevo voglia di farmi una passeggiata in spiaggia visto che ieri non ne avevo avuto l’occasione (a parte alcuni impegni, in ogni caso diluviava…) Ho provato ad andare in riva al mare ma onestamente era troppo freschino per i miei gusti. Poi mi piace camminare a piedi nudi e… sentivo la broncopolmonite risalirmi lungo le gambe. In poche parole: non proprio il caso. (E mi è andata bene così perchè sono uscita che piovigginava appena, piacevolissimo camminare senza ombrello… ma se mi fossi attardata un po’ di più sarei rientrata fradicia. Non che sia un problema prendermi un acquazzone… ma quando hai il cellulare in una piccola borsetta di tela beh… ci penserei due volte, sai mai!) Però ho avuto comunque il tempo per far due passi, sentire la sabbia massaggiarmi i piedi, salutare il mio mare. E percepire tutta la sua calma, la sua dolcezza. C’era un clima morbido, con pochissima gente che si era azzardata ad andare a carezzare le piccole onde sul bagnasciuga, moltissimo silenzio e quel vento che spettina molto più i pensieri che non i capelli. E mi sono resa conto che il sole non avrebbe comunque trovato posto in un quadro del genere. L’avrebbe travolto, bruciato, disonorato. Con la sua forza avrebbe spinto la gente a riversarsi su quella stessa riva, avrebbe riempito l’aria di voci e schiamazzi, avrebbe infastidito la mia pelle arrossandola. E sì, il sole è vita, tanto che ci sono fiori che lo venerano seguendolo con lo sguardo tutto il tempo. Tanto che quando lui sembra essere un po’ addormentato gli animali vanno in letargo. Tanto che quando non fa capolino a darci il buongiorno sentiamo che la nostra giornata è in qualche modo rovinata.

Già. Il sole è vita. E noi come sempre ci appelliamo con tutte le nostre forze ad essa. Eppure non ci lamentiamo quando la luna prende il suo posto nel cielo, lo facciamo solo quando le nubi lo coprono. Così come facciamo quando le nubi coprono i nostri pensieri solari. Totalmente inconsapevoli del fatto che, per qualche strano motivo, sono più quelle nubi che ci aiutano a crescere che non tutte le giornate serene rallegrate da piccoli fiori chiamati “gioie”. Eppure sono proprio le nubi a farci apprezzare il sole, no? A permetterci di non darlo mai per scontato… E’ come quando termina un periodo negativo e finalmente i nostri pensieri si rischiarano: apprezziamo quel momento di sollievo, quel sorriso che ci si stampa in faccia, quel rilassamento che travolge i nostri sensi fino a quel momento all’erta. E apprezziamo anche noi stessi, per aver superato quel momento buio, per essere stati in grado di crescere, maturare e apprendere qualcosa.

Come sempre: cambia prospettiva e darai un nuovo significato al tutto. Perchè in fin dei conti noi cerchiamo il sole nella nostra vita senza renderci conto che siamo noi stessi il nostro sole. Tutto ruota attorno a noi. No, non per egocentrismo, banalmente perchè noi diamo un senso, un significato a tutto quello che viviamo, che ci accade, che vediamo e ascoltiamo. Noi rendiamo giorno dopo giorno la nostra realtà quella che è. E non parlo solo di fare qualcosa praticamente, parlo di pensieri, parlo di stati d’animo. Spesso mi sento dire, da persone che evidentemente preferiscono sorvolare sul tipo di vita che posso condurre e aver condotto fino ad ora, quanto sono “fortunata” a fare il lavoro che amo. E ho sempre risposto che la fortuna non c’entra proprio (se non forse nell’accezione di quella che ti costruisci da solo). Parlano di fortuna e mai di duro lavoro, di denti stretti, di rospi ingoiati, di eventi saltati, di amici persi per strada per il troppo poco tempo a disposizione. Ma c’è un’altra cosa, tanto fondamentale quanto la volontà e la capacità di non perdere di vista i propri sogni: è continuare a mantenere un pensiero positivo riguardo quell’obiettivo, è ficcarci sopra un faro e non permettere a nulla e nessuno di spegnerlo. E non voglio dire che il pensiero positivo, da solo, sia la panacea a tutti i mali del mondo. Affermo piuttosto che è quella certezza che ti spinge ad andare avanti. E lo fa perchè, alla fin fine, è il tuo stesso essere che si fa luce, spaccando i muri di oscurità che ti puoi costruire attorno quando inizi a pensare che forse non ne vale la pena, che forse hai sbagliato, che forse un’altra strada era migliore per te.

Sì. Noi siamo il nostro sole. E forse non saremo in grado di abbronzarci osservando il nostro riflesso allo specchio, ma darci calore, darci vita, quello siamo perfettamente in grado di farlo.

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5 pensieri riguardo “Giorno 38

  1. Se c’e’ un posto che a me mette tristezza infinita e’ una spiaggia d’inverno con nuvole cariche di acqua dal colore grigiastro e dalla luce spenta. Il sole e’ un toccasana per tutti anche per quel paesaggio nella pic. Poi si sa non si e’ mai contenti e dopo due mesi di sole, perche’ il troppo stroppia e i 38 gradi sono tosti per tutti anche agli amanti del caldo si rimpiange l’inverno. Bye! 🙂

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    1. Se c’è un posto che a me mette tristezza infinità è una spiaggia in un giorno d’estate cocente, con la gente ammassata e bambini urlanti che ti riempiono di sabbia perchè non sono in grado di schivare il telo mare altrui 😉 ma tant’è, per fortuna ognuno ha la sua testa… altrimenti dovrei iniziare a odiare il mare in inverno perchè troppa gente mi ruberebbe l’idea di godersi quelle nuvole cariche d’acqua che a me fa tanto “vita”

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