Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Lettera a una donna (giorno 44)

33889980_10156296839549763_8049287123846561792_nLETTERA A UNA DONNA

Non importa quale sia il colore della tua pelle, nè quanto liscia sia. Puoi avere tutte le tue esperienze tatuate in faccia o le lentiggini rimaste dall’adolescenza da cui ancora non sei del tutto uscita. Puoi avere i segni della gravidanza o di quell’intervento che ti ha impedito di diventare madre iscritti sul tuo addome. Puoi arrivare all’ultimo scaffale senza neanche bisogno di metterti in punta di piedi o puoi aver bisogno di salire su una sedia per aprire una finestra. Puoi avere i capelli del tuo colore o aver dimenticato il colore dei tuoi capelli. Non importa come sei, come ti appari quando incroci uno specchio, come ti guardano quando cammini per strada. Non importa neanche se quando cammini per strada si voltano dall’altra parte. Tu sei bella. Tu sei bellissima. Con i chili in più e quelli in meno, con la falcata da modella o il passo traballante, con gli occhiali o il volto scoperto, con le labbra accartocciate o stese in un sorriso. Sei bella, sei unica e sei semplicemente te stessa.

Potrai essere più o meno intelligente e spiritosa e ironica e determinata e combattiva e debole e insicura e romantica e sognatrice e avventurosa e curiosa e stonata e istrionica e coinvolgente e timida e carismatica e fantasiosa e colta e… E in ogni caso sei perfetta, così come sei. Puoi essere un’insegnante, una casalinga, un alto dirigente, un artista, una studentessa, una disoccupata, una giornalista, una contadina, un’operatrice sanitaria, un rettore universitario… Tu sei tu, perfettamente e semplicemente. E puoi restare chi sei o puoi sognare di diventare chi vuoi sapendo che, in ogni caso, andrà bene. Andrà bene finchè la tua strada sarà quella che sceglierai tu, senza imposizioni, senza farti piegare da chi ti dice che non sei abbastanza per. Perchè i tuoi sogni sono alla tua portata e le vette più alte si trasformano in semplici colli quando decidi che raggiungerai la tua meta.

Non esistono giudizi, non esistono critiche, non esistono neppure elogi. Nessuno può appesantire le tue scarpe e nessuno può metterti le ali ai piedi. Quello che indosserai, se il mantello pesante della sconfitta o le ali di una fata dipende solo da te, dalle tue scelte. E ti diranno che non potrai scegliere, che la vita è dura, che sei nata nel Paese sbagliato. Ti puniranno se alzerai il capo, ti lanceranno pietre se amerai l’uomo che il tuo cuore ha scelto, abuseranno del tuo corpo e della tua anima se vorrai superare i limiti che hanno imposto. Tu, semplicemente, continua. Vai avanti. Combatti portando amore. Perchè, amica mia, tu sei una donna. E noi donne abbiamo così tanto dentro… siamo come matriosche: faranno di tutto per spezzarci, convinti di rinchiuderci così in una gabbia, ma non sanno che quello che spezzano è solo l’involucro più esterno, il primo di tanti strati. Non sanno che più tenteranno di romperci e più rapidamente noi arriveremo al nostro nucleo, dove tutto è luce, dove tutto è potenza allo stato puro.

Non credere al fato, non attendere la tua dose di fortuna, non esprimere un desiderio per poi sederti in attesa. Nulla nella vita piove dal cielo, nulla ci viene offerto su un piatto d’argento senza che dietro non ci sia un ricatto. Ma allo stesso modo, nulla ci è precluso se vogliamo ottenerlo. A volte sarà un percorso difficile e solitario, a volte ti verrà voglia di tornare indietro e scegliere una strada meno impervia, a volte raggiungerai un’oasi di tranquillità e avrai voglia di fermarti, per sempre. Fermati e ascoltati. Ascolta il fragore della tua anima che ti chiede di andare avanti. Ascolta il battito del tuo cuore eccitato al pensiero dell’avventura che stai vivendo. Ascolta le voci delle nostre ave che hanno combattuto per i nostri diritti, per un mondo più a dimensione di donna. E ascolta anche la voce di Madre Natura che ci racconta come sul suo manto abbiano camminato donne di tutti i tipi, di tutti i caratteri, di tutte le religioni. Alcune l’hanno irrigata con il sangue, altre con le lacrime, altre ancora invocando la pioggia. E noi che siamo qui ora, che ci cibiamo dei suoi frutti, conteniamo in noi tutte queste memorie, tutta quella forza, tutto quel coraggio e sì, anche tutta quella disperazione accumulata nei secoli.

Siamo figlie, madri, mogli, compagne, amiche… ma siamo anche le Imperatrici del nostro mondo, della nostra vita e del nostro corpo. Siamo cresciute sentendoci chiamare principesse o non venendo chiamate affatto se non con il suono di una cinghia pronta a colpirci. Siamo maturate stando sempre in un angolo o scendendo per prime in pista. Siamo quello che siamo ora per aver stretto i denti o aver sempre sorriso alle persone giuste. Noi siamo. E abbiamo diritto di essere. E abbiamo diritto di veder riconosciuto il nostro valore. Riconoscilo, tu per prima. Senti dentro di te il profumo del fiore che sei, pronto a sbocciare e a mostrarti al mondo. O senti come la tua vita, già così lunga e così carica di memorie è come una quercia, possente e con le radici ben conficcate nel terreno.

Non m’importa del colore della tua pelle. Non m’importa della tua età. Non m’importa se ami un uomo o una donna o un animale. Non m’importa se tutti ti conoscono o se tutti ignorano il tuo nome. Non m’importa se segui la moda o l’inventi. Non m’importa se ti senti un’eroina del 1800 o una donna votata al futuro. Non m’importa se parli la mia lingua, preghi il mio Dio, mangi carne o sei vegana.

Ti amo, ti onoro e ti rispetto perchè hai scelto d’incarnarti come donna e di portare nel mondo quell’amore e quell’accoglienza, quel coraggio e quel rispetto, quei sorrisi e quelle lacrime, quei fardelli e quelle speranze che tanto ci contraddistinguono.

Non ti auguro nulla, se non di amarti fino in fondo e mostrarti per quello che sei, con la testa alta, i capelli spettinati dal vento e quel sorriso di chi sa che, qualunque vita sia, la sua vita ha senso.

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Penultimo giorno, poi non ditemi che il tempo non vola! Comunque ho riflettuto a lungo su questi due ultimi post. In genere traggo spunto dalla storia che sto scrivendo ma visto che il libro è ancora in fase di evoluzione nella mia testa e che mi restano solo due giorni, ho pensato di fare una cosa diversa. Visto che comunque (non so ancora in che modo svilupparla, ma il tema resta sempre lo stesso) parlerò di una coppia scoppiata, senza possibilità di ritorno, e visto che tutti noi passiamo attraverso relazioni più o meno appaganti, più o meno durature, ho deciso che scriverò due lettere, in modo da coinvolgere tutti (vogliamo la parità… più equo di così! 😉 )

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