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Vi presento Elephant!

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Sembra incredibile…

Questo blog era nato per gioco, per una sfida contro me stessa. Era nato perchè avevo voglia di tempo per me e voglia di tempo da dedicare a dei personaggi di cui mi ero innamorata a prima vista e che continuavano a camminarmi in testa. Mi ero ripromessa che in 45 giorni avrei scritto il mio primo libro… Questo accadeva nella primavera del 2017, quando avevo bisogno di schiarirmi le idee sul mio futuro come sceneggiatrice.

Terminato il tempo che mi ero accordata, con la storia finita e revisionata, ho ripreso in mano la vita “normale”, quella che ti mette di fronte a tutte a tutte le difficoltà e a tutti i casini quotidiani. Ogni tanto mi chiedevo a chi avrei dovuto affidare questa storia che per me significa così tanto, mi chiedevo se un giorno l’avrebbe letta qualcuno che non facesse parte della mia cerchia più intima.

Si sono succeduti i festival cinamatografici dove il mio film era in concorso, si sono succedute le storie da scrivere (e del resto l’anno scorso il progetto da 45 giorni era una nuova sceneggiatura… a breve sul set!), si sono succeduti gli avvenimenti importarti nella mia vita come donna…

E poi è arrivato l’input che aspettavo: scoprire questa casa editrice, Les Flaneurs Edizioni, che mi sembrava rivolgere un’attenzione particolare e sensibile ai suoi autori e alle storie pubblicate. Sembra banale, purtroppo non lo è. Prima che l’editore, Alessio Rega, mi contattasse, avevo già rifiutato un contratto di pubblicazione perchè… beh… vedo case editrici che vogliono far grandi numeri a livello di libri salvo poi, dopo un colpo di fulmine per una storia che sfuma in fretta, lasciare che i libri restino a prendere polvere. E i loro autori con essi.

Eppure se una persona scrive è perchè ha il bisogno fisico, una necessità che ti stritola l’anima, di comunicare qualcosa.

Les Flaneurs mi sembrava diversa. Mi sembrava una realtà che accoglie i suoi autori come amici importanti, con cui condividere un lungo (e a tratti impegnativo) viaggio. (E devo dire che la prima impressione si è rivelata più che corretta!)

Così quando è arrivata la proposta editoriale non ci ho pensato due volte. E il risultato eccolo qui: a giugno, il 10 per l’esattezza, poco più di due anni dopo aver stampato quella che pensavo essere la versione definitiva del mio Elephant, la mia creaturina vedrà la luce. E io non vedo l’ora di poter finalmente sfogliare il mio primo libro.

E quindi mi sembrava giusto scriverlo anche qui… in questa specie di diario telematico a cui ho affidato tutte le emozioni della sua scrittura. Niente progetti di 45 giorni quest’anno (ahimè!)… Ce ne sono troppi che si accavallano per riuscire a dedicarmi anche a queste pagine con la dovuta attenzione… al momento! Hey, e poi sono anche diventata una fiera zia nel frattempo! Però non significa che vi libererete di me: ho altre idee che finiranno qui… appena ho un attimo di respiro!

Nel frattempo… a chi mi ha accompagnato in questo percorso… grazie, grazie di cuore! Vi penso, anche se non scrivo!

Buona primavera, in tutti i sensi!

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Lettera a un uomo (giorno 45)

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LETTERA A UN UOMO

Puoi amare una donna, puoi amarne due, puoi amarle tutte. Oppure puoi amare un uomo o un dio per venerare il quale segui la strada della castità o ancora, più semplicemente, amare solo te stesso. Non importa chi, come, quando… se dentro di te senti quel sentimento, seguilo. Ma fallo a modo tuo. Non amare come ti hanno insegnato nei film o nei libri o amici più esperti. Non corteggiare con frasi e gesti non tuoi. Non mascherarti, non fingere, non illudere la persona che ami. Mostrati per come sei, fin dal primo momento, perchè la maschera prima o poi cadrà, o diverrà troppo pesante da portare, e a quel punto tutto quello che avevi costruito svanirà come i fantasmi notturni alle prime luci dell’alba.

Fa’ tua questa regola, quella di essere sempre te stesso, in ogni campo. Non inventare un personaggio perfetto e intrigante, perchè in realtà nessuno ama le persone troppo perfette: sono inarrivabili e costruite e fredde e respingenti. Sii fiero delle tue mancanze, dei tuoi fallimenti, dell’auto scassata parcheggiata in strada e di quel paio di chili in più dati dalla birra e che testimoniano delle tue serate tranquille in compagnia degli amici. Mostrati per quello che sei cercando di migliorarti ogni giorno, cercando d’imparare, di scoprire, di sperimentare qualcosa di nuovo, perchè nulla attrae di più di una persona che non si lascia ingabbiare dai suoi allori.

Trova i tuoi miti, impara da loro, ma non seguire passo per passo le loro scelte e le loro azioni. Pensa con la tua testa, senza farti irretire dalle opinioni altrui. Tieni in allenamento il cervello, perchè se un giorno dovessi perdere tutto, sarà solo su di lui che potrai fare affidamento. Ma non lasciarlo parlare sopra i messaggi del cuore, sopra l’istinto, sopra quello che ti sussurra il vento: la mente mente e quello che ti convinci essere il percorso migliore, in base ai tuoi ragionamenti, potrebbe rivelarsi un sentiero tanto sicuro quanto noioso, uno di quelli in cui non vorresti ritrovarti a camminare neanche a novant’anni e armato di bastone.

Concediti di cambiare idea e cambia tu stesso. Nessuno può rimanere immobile nelle sue convinzioni tutta la vita, a meno che non sia morto dentro. L’esperienza, la saggezza, le lezioni apprese ti porteranno a cercare qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore per te. Perderai persone per strada e dopo il primo momento di sconforto ti renderai conto di quanto si sia alleggerita la tua vita. Di quanto spazio ci sia da riempire con nuovi incontri. Gli amici vanno e vengono. Ce ne sarà qualcuno che resterà con te per tutta la vita ma non prendertela se qualcun altro si allontanerà da te: impara semplicemente ad apprezzare la loro capacità di cambiamento. Forse le vostre strade si incroceranno ancora e allora avrete molto di più su cui confrontarvi, molto di più per aiutarvi a crescere a vicenda, per spalancarvi l’un l’altro la mente e l’orizzonte.

Non promettere nulla per sempre perchè il sempre a volte dura solo qualche secondo. Anzi, non promettere nulla a nessuno, forse neppure a te stesso perchè non sai chi sarai domani e se quella promessa ti aiuterà o piuttosto ti diventerà un intralcio, un laccio che lentamente ti soffoca l’anima. Soprattutto, non giurare amore eterno. Perchè l’amore è un sentimento che vive e cambia e si trasforma e quella che oggi è una passione travolgente, è il tuo stesso battito del cuore, il tuo stesso respiro, domani potrebbe assumere le sembianze di una splendida amicizia. E se prometti e non puoi mantenere la tua parola, non utilizzare mai un addio come saluto. Perchè quelle semplici cinque lettere sono le più terribili che si possano pronunciare. Sono un rinnegare un’esperienza vissuta con tutto te stesso, sono un negare che ci sia mai stato del sentimento, sono una pistola carica puntata al cuore di chi, fino a ieri, era la tua ragione di vita. No, non pronunciare mai la parola addio, perchè è la ferita più grande che tu possa infliggere e la parola di cui più ti pentirai. Perchè quella persona con cui tanto hai condiviso, che era il tuo confidente, la tua spalla, il tuo compagno di baldoria e di tristezza, ormai ti scorre nelle vene e non potrai mai cancellarla definitivamente dalla tua vita. Piuttosto, rinengare quello che siete stati è come rinnegare un parte di te.

Sii onesto. A nessuno piace scoprire di essere l’amante o l’amico di una persona che non è completamente sincera, di una persona che non ha il coraggio dei suoi pensieri e delle sue azioni. Certo, a volte la tua sincerità esigerà un prezzo alto da pagare ma, puoi esserne certo, ne varrà sempre la pena. Perchè una persona vera è sempre degna di fede, varrà sempre la pena averla accanto, anche se a volte sa ferire come poche altre. Non fingerti migliore, diverso o comunque chi non sei perchè arriverà il giorno in cui dovrai fare i conti con la solitudine che l’essere stato scoperto ti porterà come premio. Ma se anche dovesse arrivare quel giorno, non scegliere come migliore amico una bottiglia di Jack o una qualche altra fuga dalla realtà: affrontala, scusati, riappropriati della tua vita.

Rispetta le persone che ti attorniano, che siano quelle che tengono pulite le strade o quelle che ti stirano la tua camicia preferita. Rispettale e onorale perchè chiunque incroci o con chiunque vivi può avere in serbo quella parola o quel sorriso che ti rallegrerà quando più ne avrai bisogno. Saranno loro ad accendere una luce quando credi che il sole non tornerà più a sorgere. E non tradirle. Non tradire loro e, ancora più importante, non tradire te stesso. La vita ti chiederà sempre il conto di questi tradimenti e non sarà mai a buon mercato.

Emozionati, anche e soprattutto per le piccole cose. Non importa che suscitino un sorriso o una lacrima, lascia che quel brivido ti attraversi e ti faccia sentire vivo. E respira, respira a fondo questa vita e vivila fino in fondo e creala come più ti fa sentire a tuo agio perchè ricorda, il potere di farlo è nelle tue mani. E ama. Ama fino in fondo, ama anche quando rischia di far male. E ancora di più, lasciati amare. Perchè dare e dichiarare amore sottintende una superiorità, una richiesta di avere qualcosa in cambio, ma accettare l’amore che ti viene donato senza che nulla ti venga richiesto in cambio è divino. Ricorda che chi ti ama, ti ama davvero, vuole solo il meglio per te, anche se questo equivale a lasciarti andare, lasciarti libero, lasciarti sbagliare. Quindi non chiudere mai il tuo cuore, per paura, perchè in passato è stato ferito, perchè una volta qualcuno l’ha mandato in mille pezzi. Ricorda, un cuore continua a battere anche quando viene ridotto in frammenti. Lascia libero il tuo, donalo, accetta che qualcuno se ne prenda cura e se alla fine dei tuoi giorni potrai dire di aver conosciuto il vero amore, di averlo accettato, di averlo imparato, di averlo vissuto, sorridi, perchè significa che la tua è stata una vita degna.

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Lettera a una donna (giorno 44)

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Non importa quale sia il colore della tua pelle, nè quanto liscia sia. Puoi avere tutte le tue esperienze tatuate in faccia o le lentiggini rimaste dall’adolescenza da cui ancora non sei del tutto uscita. Puoi avere i segni della gravidanza o di quell’intervento che ti ha impedito di diventare madre iscritti sul tuo addome. Puoi arrivare all’ultimo scaffale senza neanche bisogno di metterti in punta di piedi o puoi aver bisogno di salire su una sedia per aprire una finestra. Puoi avere i capelli del tuo colore o aver dimenticato il colore dei tuoi capelli. Non importa come sei, come ti appari quando incroci uno specchio, come ti guardano quando cammini per strada. Non importa neanche se quando cammini per strada si voltano dall’altra parte. Tu sei bella. Tu sei bellissima. Con i chili in più e quelli in meno, con la falcata da modella o il passo traballante, con gli occhiali o il volto scoperto, con le labbra accartocciate o stese in un sorriso. Sei bella, sei unica e sei semplicemente te stessa.

Potrai essere più o meno intelligente e spiritosa e ironica e determinata e combattiva e debole e insicura e romantica e sognatrice e avventurosa e curiosa e stonata e istrionica e coinvolgente e timida e carismatica e fantasiosa e colta e… E in ogni caso sei perfetta, così come sei. Puoi essere un’insegnante, una casalinga, un alto dirigente, un artista, una studentessa, una disoccupata, una giornalista, una contadina, un’operatrice sanitaria, un rettore universitario… Tu sei tu, perfettamente e semplicemente. E puoi restare chi sei o puoi sognare di diventare chi vuoi sapendo che, in ogni caso, andrà bene. Andrà bene finchè la tua strada sarà quella che sceglierai tu, senza imposizioni, senza farti piegare da chi ti dice che non sei abbastanza per. Perchè i tuoi sogni sono alla tua portata e le vette più alte si trasformano in semplici colli quando decidi che raggiungerai la tua meta.

Non esistono giudizi, non esistono critiche, non esistono neppure elogi. Nessuno può appesantire le tue scarpe e nessuno può metterti le ali ai piedi. Quello che indosserai, se il mantello pesante della sconfitta o le ali di una fata dipende solo da te, dalle tue scelte. E ti diranno che non potrai scegliere, che la vita è dura, che sei nata nel Paese sbagliato. Ti puniranno se alzerai il capo, ti lanceranno pietre se amerai l’uomo che il tuo cuore ha scelto, abuseranno del tuo corpo e della tua anima se vorrai superare i limiti che hanno imposto. Tu, semplicemente, continua. Vai avanti. Combatti portando amore. Perchè, amica mia, tu sei una donna. E noi donne abbiamo così tanto dentro… siamo come matriosche: faranno di tutto per spezzarci, convinti di rinchiuderci così in una gabbia, ma non sanno che quello che spezzano è solo l’involucro più esterno, il primo di tanti strati. Non sanno che più tenteranno di romperci e più rapidamente noi arriveremo al nostro nucleo, dove tutto è luce, dove tutto è potenza allo stato puro.

Non credere al fato, non attendere la tua dose di fortuna, non esprimere un desiderio per poi sederti in attesa. Nulla nella vita piove dal cielo, nulla ci viene offerto su un piatto d’argento senza che dietro non ci sia un ricatto. Ma allo stesso modo, nulla ci è precluso se vogliamo ottenerlo. A volte sarà un percorso difficile e solitario, a volte ti verrà voglia di tornare indietro e scegliere una strada meno impervia, a volte raggiungerai un’oasi di tranquillità e avrai voglia di fermarti, per sempre. Fermati e ascoltati. Ascolta il fragore della tua anima che ti chiede di andare avanti. Ascolta il battito del tuo cuore eccitato al pensiero dell’avventura che stai vivendo. Ascolta le voci delle nostre ave che hanno combattuto per i nostri diritti, per un mondo più a dimensione di donna. E ascolta anche la voce di Madre Natura che ci racconta come sul suo manto abbiano camminato donne di tutti i tipi, di tutti i caratteri, di tutte le religioni. Alcune l’hanno irrigata con il sangue, altre con le lacrime, altre ancora invocando la pioggia. E noi che siamo qui ora, che ci cibiamo dei suoi frutti, conteniamo in noi tutte queste memorie, tutta quella forza, tutto quel coraggio e sì, anche tutta quella disperazione accumulata nei secoli.

Siamo figlie, madri, mogli, compagne, amiche… ma siamo anche le Imperatrici del nostro mondo, della nostra vita e del nostro corpo. Siamo cresciute sentendoci chiamare principesse o non venendo chiamate affatto se non con il suono di una cinghia pronta a colpirci. Siamo maturate stando sempre in un angolo o scendendo per prime in pista. Siamo quello che siamo ora per aver stretto i denti o aver sempre sorriso alle persone giuste. Noi siamo. E abbiamo diritto di essere. E abbiamo diritto di veder riconosciuto il nostro valore. Riconoscilo, tu per prima. Senti dentro di te il profumo del fiore che sei, pronto a sbocciare e a mostrarti al mondo. O senti come la tua vita, già così lunga e così carica di memorie è come una quercia, possente e con le radici ben conficcate nel terreno.

Non m’importa del colore della tua pelle. Non m’importa della tua età. Non m’importa se ami un uomo o una donna o un animale. Non m’importa se tutti ti conoscono o se tutti ignorano il tuo nome. Non m’importa se segui la moda o l’inventi. Non m’importa se ti senti un’eroina del 1800 o una donna votata al futuro. Non m’importa se parli la mia lingua, preghi il mio Dio, mangi carne o sei vegana.

Ti amo, ti onoro e ti rispetto perchè hai scelto d’incarnarti come donna e di portare nel mondo quell’amore e quell’accoglienza, quel coraggio e quel rispetto, quei sorrisi e quelle lacrime, quei fardelli e quelle speranze che tanto ci contraddistinguono.

Non ti auguro nulla, se non di amarti fino in fondo e mostrarti per quello che sei, con la testa alta, i capelli spettinati dal vento e quel sorriso di chi sa che, qualunque vita sia, la sua vita ha senso.

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Penultimo giorno, poi non ditemi che il tempo non vola! Comunque ho riflettuto a lungo su questi due ultimi post. In genere traggo spunto dalla storia che sto scrivendo ma visto che il libro è ancora in fase di evoluzione nella mia testa e che mi restano solo due giorni, ho pensato di fare una cosa diversa. Visto che comunque (non so ancora in che modo svilupparla, ma il tema resta sempre lo stesso) parlerò di una coppia scoppiata, senza possibilità di ritorno, e visto che tutti noi passiamo attraverso relazioni più o meno appaganti, più o meno durature, ho deciso che scriverò due lettere, in modo da coinvolgere tutti (vogliamo la parità… più equo di così! 😉 )

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
-William Shakespeare-

Citazione del giorno

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Giorno 43

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Non so voi ma io oggi ho scoperto di avere praticamente il 90% di contatti Facebook espertissimi in politica. Peccato che se dovessi dar retta a loro dovrei segare Mattarella a metà e a una metà dire “io sto con te” e all’altra “io non sto con te”, visto che non c’è ancora una maggioranza di opinione. Il buffo è che, a seconda del giorno, sono tutti politici, allenatori (ommioddio, stasera gioca l’Italia, già mi posso immaginare la bacheca di domani pro o contro il Mancio…), ingegneri, astronauti, avvocati e quant’altro. Beati loro ad avere questa cultura sconfinata! No, non mi fa neanche sorridere, mi dà solo modo di riflettere. Siamo tutti iper mega competenti in un casino di cose, dei proverbiali pozzi di scienza… ma allora come mai in Italia stiamo messi così? Voglio dire, quando, esattamente, abbiamo iniziato a piegare il capo fino a ritrovarci in questa situazione in cui nessuno è più in grado di alzare la testa? E quando arriverà l’eroe che ci spingerà a farlo?

Viene spontaneo ripensare alla prima denuncia a Weinstein. Dopo di quella, ecco una sfilza di attrici pronte a denunciare il produttore cinematografico (nonchè altri produttori e registi, anche qui in Italia). E’ vero, a volte basta che solo una persona scagli con forza una lancia perchè subito degli altri si aggreghino alla lotta.

Il problema, credo, è che da noi ancora non abbiamo avuto nessuno in grado di lanciare quella prima, destinata a cambiar tutto, lancia. E non parlo solo di rivolta contro la politica, parlo un po’ in tutti i settori. Fior fiore di giovani, laureati rampanti e con le carte in regola, ma non solo loro, devono sottostare a un mercato del lavoro che sembra creato ad hoc per impedir loro di arrivare a una qualche forma di indipendenza. Contratti a progetto o a tempo determinato che prevedono una paga ridicola che rasenta lo sfruttamento, periodi infiniti di praticantato per ottenere, dopo tanta fatica, un “arrivederci e grazie”, lavori in nero o sottopagati. E tutte le offerte, tuttavia, vengono accettate. Perchè? Perchè fa curriculum o fa esperienza o s’impara qualcosa. La dignità umana, quella nel mondo del lavoro sembra non contare nulla. Perchè diciamocelo, quelli ai piani alti hanno deciso che, in fin dei conti, ti stanno pure facendo un favore: per qualche mese non devi neanche andare all’ufficio disoccupazione.

Non è un caso che in tanti, appena valicano i confini italiani, riescono ad avere una carriera, diverse volte di successo, alcune addirittura di successo internazionale. Solo che, appunto… alzare la testa ormai sembra equivalere a espatriare. Qui, nel nostro piccolo, l’alziamo solo per fare i bulli con qualcuno più debole di noi. (Del resto l’abbiamo imparato secoli fa: divide et impera, quindi cosa c’è di meglio che una lotta tra poveri?)

Beh, sapete che c’è? Che sto cercando proprio di fare questo, nel mio piccolo, nel mio ambito: alzare la testa. E non lo so se avrà esiti positivi ma per ora mi fa stare bene. Perchè la verità è che io, come tutti voi, del resto, ho la mia dignità, ho le mie competenze, ho la mia professionalità. Quindi se io devo dimostrare a un qualsiasi datore di lavoro di essere in grado di svolgere il mio ruolo nel migliore dei modi, mi aspetto in cambio che il mio impegno venga rispettato e che il capo sia altrettanto competente nel suo di ruolo. Invece noi ci svalutiamo, mamma mia, quanto ci svalutiamo! Lo facciamo ogni volta che qualcuno ci dice “fa’ questo e fa’ quello” e noi, anche se lo riteniamo ingiusto e non equo, rispondiamo con un sommesso sì. No, non va bene! Se il capo non sta facendo il suo lavoro non può aspettarsi che noi gli pariamo il culo. Ci sono delle regole da rispettare. Quando si tratta di lavoro c’è un do ut des, non che io metto in stand-by la mia vita per fare un favore a te che cerchi manodopera a costo zero. Mi spiace, non funziona così. Nel lavoro c’è comunque una forma di collaborazione, sempre e comunque. Come??? Avete capito bene! E’ vero, il capo dà ordini. Ma se io sono un operaio che ogni giorno non fa altro che azionare una leva per creare che so, dei bulloni, mi aspetto che il boss li venda di modo che ci guadagna e con parte del guadagno non solo mi paghi ma mi tuteli pure, esempio con un’assicurazione o con la messa in sicurezza dell’impianto. Io faccio il mio, lui fa il suo.

Io sono una di quelle che vuole battersi perchè in campo cinematografico le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e perchè il loro lavoro venga equiparato. Basta vedere per la maggior parte volti maschili in lizza per gli incarichi più importanti o i premi più ambiti. Ed è una nozione che, comunque sia, dovrebbe diventare trasversale in tutti i settori. Se mi faccio il mazzo quanto te, mi aspetto le tue stesse opportunità. Ma lottare significa anche smettere di scattare sull’attenti appena qualcuno ti dice di fare una cosa. Certo, se hai firmato un contratto che ti dice che tu ogni giorno ti impegni a raccogliere fragole per otto ore, tu per otto ore devi raccogliere fragole e se la tua pausa bagno prevede anche una telefonata alle amiche, il selfie da postare su Facebook, il caffè al bar e dieci minuti a fissare il sole perchè, in effetti, ti stai ustionando la schiena ma la faccia resta cadaverica… beh, qualcosa non torna e se ti richiamano all’ordine ti conviene davvero precipitarti. Ma se quello stesso campo avete deciso di gestirlo assieme, quando hai fatto la tua parte hai tutto il diritto di affermare “no, non faccio anche la tua e poi alla fine dividiamo il ricavato”.

Per non abbandonare la mia metafora (non chiedetemi come m’è venuto in mente di parlar di fragole, non ne ho la più pallida idea…), siamo tutti coltivatori di fragole (ovviamente ognuno nel suo campo) e abbiamo tutto il diritto di pretendere quello che ci spetta. E’ pura e semplice questione di autostima. Non permettiamo a nessuno di reputarci inferiori nè di sfruttarci nè di mettere in dubbio il nostro valore. Certo, possiamo essere alle prime armi e avere molto da imparare, è importante essere anche umili se davvero vogliamo crescere. Ma questo non significa che l’apporto di ognuno di noi non sia fondamentale e che ad ognuno spetti il riconoscimento del proprio impegno. Quindi no, non facciamoci usare per paura di venir tagliati fuori, facciamo sentire la nostra voce, perchè vale quanto quella di tutti gli altri. Dove si trova il coraggio di far questo: credendo in se stessi, consapevoli di cosa si è fatto per arrivare dove si è. Stimando se stessi, perchè finchè siamo in un percorso di crescita, meritiamo tutta la nostra stima. E soprattutto amando se stessi, perchè ciò implica riconoscere il valore unico che possediamo e possiamo dare al mondo. Quindi, a testa alta, io ti dico: AMATI!