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Giorno 21

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Mi fanno sorridere quelli che su Facebook ti chiedono l’add perchè “eri nei suggerimenti” (ma se uscite nel mondo reale prima di conoscere qualcuno mandate un messaggio a Mark perchè controlli i logaritmi? no, così, per sapere…) e poi ti ringraziano per l’amicizia e subito iniziano con il “cara-carissima”. No, dai, non è vero… non mi fanno sorridere… solitamente tendono a farmi incavolare. Perchè chiedono l’add e poi, tipo dopo qualche settimana, non riescono a prender sonno una notte o non hanno niente da fare un venerdì sera e iniziano a messaggiarti facendoti il quarto grado sulla tua vita: di dove sei, che lavoro fai… C’è scritto tutto sul mio profilo!!! Dico, io prima di accettare la richiesta di qualcuno un giro sulla sua bacheca me lo faccio, controllo che conoscenze abbiamo in comune, mi faccio un’approssimativissima idea sulla persona che mi ha contattato… Boh, sarò strana io.

Tutta questa pappardella per dire che a me proprio non piace l’uso della parola “amicizia” completamente a sproposito. L’amicizia è uno dei miei valori SACRI. Non si tocca. Non si concede con un click e si costruisce con il tempo. Amica è una persona che martedì incontrerò a Torino: non ci vediamo da una vita (quasi due…) ma ci sarà la proiezione del mio film e lei ci vuole essere. E io sono troppo felice al pensiero che lei sarà là a supportarmi! Ecco… questa è amicizia. Quel legame che resiste a tempo e distanze. E resiste perchè ci si conosce bene, pregi e, soprattutto, difetti. E si apprezzano entrambi perchè solo l’intero insieme rende quella persona quello che è. Quindi no… non sono amica di chi vede la mia foto profilo come fosse una scheda segnaletica con sotto il pulsante “aggiungi agli amici”…

Quando sono tornata dall’ultimo festival una delle prime cose che ho detto è stata: “ho conosciuto tante belle persone, bravi, appassionati filmmaker.” Ora che è passata una settimana, vai di chat e messaggi, potrei sbilanciarmi a dire che con tre di loro ci sono le premesse per creare un rapporto di amicizia… Ci vuole tempo, insomma…

E lo stesso serve ai miei personaggi. Perchè quell’immediata affinità spesso va scemando altrettanto rapidamente, ossia appena si termina la lista degli interessi in comune. Poi c’è il rischio noia, ripetizione, disinteresse, ognuno che tira per parlare di ciò che più importa a lui… E poi ci sono i primi piccoli contrasti e le prime recriminazioni “pensavo fossi così…” Insomma… pari pari a quello che succede quando ci si frequenta per un po’ con una persona e poi si decide di andare a convivere… e allora si scopre che l’uomo ideale lascia la tavoletta alzata e il tubetto del dentifricio aperto… E soprattutto si scopre che noi non riusciamo a passarci sopra a una cosa del genere… Allora forse non era Mr. Right… o, nel nostro caso, non era qualcuno da definire amico…

Già… diciamo che oggi la mia protagonista si è proprio trovata in una situazione simile: aveva creduto di avere a che fare con una persona con i suoi stessi valori e si era fidata e poi ha scoperto che… ma anche no! Il presunto possibile amico si era trasformato in un perfetto sconosciuto. Così, nell’arco di una chiacchierata…

E la cosa è sempre particolarmente destabilizzante perchè la verità è che a quel punto non ci si trova più a fare i conti con l’altra persona ma con se stessi: io, posso accettare tutto questo? Io posso trovare altri punti in comune o questa differenza rappresenta per me un muro invalicabile? E per quanto invalicabile sia, vale la pena provare a scalarlo o guardo altrove?

Perchè alla fine, se siamo un minimo onesti, tutto quello che ha a che fare con la vita riguarda noi stessi. Certo che finiamo sempre per puntare il dito e accusare “tu mi hai fatto credere di essere così”, ma… noi abbiamo voluto veramente vedere con chi avevamo a che fare o ci siamo buttati a capofitto perchè avevamo un nostro tornaconto? (che fosse avere un alleato in ufficio o qualcuno con cui uscire per non trascorrere una sera da soli o una persona che ci spingesse ad andare regolarmente in palestra…)

E’ più tosto, ma è così. E forse è per questo che più cresciamo più diventiamo selettivi con le persone: non ci va più bene tutto quello che arriva per il semplice fatto che negli anni abbiamo imparato a conoscerci e a riconoscere il nostro valore, alzando l’asticella e riconoscendo che là fuori, in giro per il mondo, sicuramente ci saranno persone meravigliose ma non tutte s’incastreranno bene con il nostro modo di essere.

E questo è un bene… in fin dei conti dubito di chi si vanta di avere tanti amici… significa che alla fin fine, tolti tutti gli impegni quotidiani, hai pochissimo tempo per tutti…

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Giorni 11-12-13-14

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E così questa splendida esperienza è giunta alla fine… Giorni pieni, frenetici e baciati dal sole. Giorni delle mille emozioni, delle nuove amicizie, delle riflessioni e dei nuovi buoni propositi. Già, perchè la malinconia nel rientrare a casa e disfare la valigia si mescola con una nuova consapevolezza e nuova grinta (e anche una mente fresca pronta a rimettersi al lavoro…)

Torno carica, a 360 gradi: dal punto di vista emotivo e da quello lavorativo. Perchè ogni volta questi festival ti rendono un po’ più consapevole e ti offrono nuovi spunti di riflessione, oltre ad ampliare il numero delle persone che speri d’incontrare ancora, di continuare a sentire nel tempo. E mai come in questa occasione ho trovato tante persone che ho sentito affini, belle persone, filmmaker che amano il loro lavoro e vogliono condividere la loro esperienza con te. E ti incitano, a volte volontariamente, altre senza neanche rendersene conto. Ti spronano ad andare avanti mettendoti ancora più in gioco e con ancora più spirito combattivo. Hai voglia di raggiungere il loro livello, hai voglia di guardare ancora oltre. E poi ci sono altri con cui invece hai voglia di camminare assieme, di crescere assieme. Perchè non solo dai migliori abbiamo da imparare. C’è nelle “nuove leve” tanta speranza e tanta voglia di… E tu vuoi carpire gli aspetti più incisivi, quelli più veri, di ognuno di loro.

E la vena di malinconia per aver dovuto salutare questi nuovi incontri si stempera in un sorriso quando pensi che alcuni di loro li ritroverai tra qualche mese ad un altro festival e quando ripercorri nella tua mente quelle conversazioni che ti hanno dato la conferma che sì, sei sulla strada giusta. Che senza neanche saperlo hai fatto i passi giusti per avvicinarti al tuo obiettivo. Allora fai tesoro dei consigli di chi ne sa più di te e incidi le loro parole nella mente, le fissi forte perchè siano pronte a martellarti il cervello appena hai un momento di down. E poi non c’è nulla da fare: quando incontri qualcuno che condivide la tua passione ed i tuoi obiettivi, che ha le tue stesse aspirazioni, con cui confrontarti su tutta la linea… beh, il mondo diventa immediatamente un posto migliore. Se poi condisci il tutto con risate, brindisi, musica, una gita in barca, un red carpet, il grande schermo… ma che avrai mai di più da chiedere???

Insomma… lo so che un premio sarebbe stata la cigliegina sulla torta ma diciamocelo… 1- gli zuccheri fanno ingrassare 2-che te ne fai di una torta quando sei alle prese con la pavimentazione di un sentiero chiamato vita, che tu vuoi dorato???

Ora che me ne sto qui, davanti a questo schermo, tutto quello che posso dire è che questi giorni sono stati da 10 e lode, perchè mi hanno messo in testa le idee giuste, perchè mi hanno fatta sbattare contro gli spigoli che vanno arrotondati, perchè mi hanno sbattuto contro persone che vorrò accanto un giorno. Mi hanno fatto toccare con mano che le idee più pazze funzionano, che posso spingere ancora di più, che posso togliere anche quei limiti che già avevo fissato ben oltre l’asticella considerata massima nel panorama cinematografico nazionale, che i tempi del “cinema regno maschile” sono definitivamente defunti (e prima o poi lo toccheranno con mano anche in Italia) e che… che… no, niente… che io ci arrivo dove cavolo voglio arrivare, ecco!

Testaccia mia, dura come sei, io ti devo ringraziare. E devo ringraziare anche tutti quelli che per qualche motivo e anche senza nessun motivo, a pelle, proprio, hanno sempre creduto in me… perchè ti hanno fasciata e mi hanno dato un antidolorifico ogni volta che ti sei impuntata a giocare a fare l’ariete per sfondare una porta… Già… Grazie… Perchè cazzo! (scusate, ma ogni tanto ci vuole!) questa cosa di prendere a craniate gli ostacoli funziona davvero quando si ha un punto di arrivo ben fissato nella testa e nel cuore.

 

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Incontri casuali (o destinati?)

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Ok, lo so di essere finita nella lista degli scomparsi… A mia discolpa dico solo questo: son due giorni che ho la bozza di questo post e tento inutilmente di trovare 10 minuti consecutivi per terminarlo senza interruzioni… Ecco, questo tanto per dire com’è la mia vita ultimamente… INCASINATA! Piacevolmente, gioiosamente… ma pur sempre INCASINATA resta!

Ricapitolando… dove eravamo rimasti… uhu… Circo Patuf! In questi giorni sono al montaggio di un altro video (che teoricamente avrei già potuto finire… se non che appunto… la mia vita ultimamente è INCASINATA! -e qui smetto di ripeterlo, che teoricamente il concetto ormai è chiaro!-) Beh, io dico che il Circo Patuf distribuisce magia! Non solo per gli occhi e per il cuore… Se volete chiamarla coincidenza fate pure, ma da quando ho incontrato per la prima volta quei fantastici artisti a me sono capitate solo cose stupende! Da allora… ho inviato il romanzo ad alcuni editori (e qui, lo sappiamo, posso mettermi tranquilla a giocare a carte perchè tanto un 6 mesi di attesa non me li toglie nessuno…), ho avuto segnali fantastici da alcuni festival cinematografici per quel che riguarda il mio film e… ho fatto tanti incontri fenomenali che mi hanno (e stanno) arricchito come persona.

E Nanh, quel sorriso gigante che appare in foto, ne è la prova. Guarda un po’… ci siamo incontrate proprio in occasione dell’ennesima replica dello spettacolo circense (niente animali, ça va sans dire) dove stavo facendo le riprese… Già una ragazza che si elettrizza davanti a una videocamera a me sta simpatica a pelle, se poi scopro di avere ventimila (e qualcuno in più) punti in comune, beh… mi spiace per lei che con tutti i posti che ci sono è finita a vivere nel mio paese ma non posso che ringraziare chi di dovere per aver esaudito il mio desiderio: “per favore… una testa pensante… che sappia essere anche completamente fuori!” (e che non smonti il tendone del circo dopo 10 giorni, please… che ancora mi pento di non essermi infilata di nascosto nel camion quando sono partiti! 😉 )

Insomma… messaggi, chiacchiere, due passi estemporanei (perchè per quelli il tempo devo trovarlo sempre: le passeggiate con Fly sono irrinunciabili!), pure una serata-evento di danze sacre (non ne ho mai parlato, eh… ok, prima o poi ci scappa il post!) Insomma, ritrovarsi all’improvviso con un’amica a due passi da casa direi che è un’esperienza da provare ogni tanto (soprattutto per me che li ho sparsi per il mondo!) Poi va detto… ho scoperto una cosa sensazionale: oltre a parlare 4 lingue (irrequieta come me!), insegnare yoga, seguire discipline olistiche e tutte queste cose delle quali parlerei per ore, pratica il massaggio svedese. Non ne avevo mai sentito parlare prima che me lo nominasse lei ma… goduria! Per una come me, che ultimamente un 18 ore al giorno al computer non me le toglie nessuno, è tipo manna dal cielo! Infatti l’altro giorno mi ha fatto provare una seduta e quando ha terminato (ok, lo ammetto… mi sono concessa due ore di coccola… e insomma, ognuno festeggia un paio di premiazioni ai festival nel modo che gli sembra migliore al momento!)… beh… non posso negarlo… mi sentivo volicchiare (le mie spalle ringraziano!) Che poi, per una che di massaggi ne ha fatti tanti negli anni (che vi posso dire… “brucio” i Mac a ritmi record per il tempo che passo in loro compagnia… questo vi basti! 😉 ) provare una mano nuova è sempre un rischio. Non per altro, ma devo sentire a pelle di potermi fidare… altrimenti neanche ci provo! (sì, lo ammetto… per l’estetista vale lo stesso: la mia di fiducia e stop!!!) E ritrovarmi in una stanza con candele, incensi, musica e l’unico obbligo di rilassarmi… dove metto la firma? Insomma… massaggio svedese forever (e se posso dare un consiglio… che siate ultra stressati, doloranti o intenti a imprecare contro il caldo per come vi ammazza il corpo… provare per credere!)

Con me poi funziona che il momento total relax per il corpo invariabilmente coincide con il total relax mentale… Che poi tradotto nella mia testa equivale a nuove idee che piantano semini in quell’ingorgo di pensieri che mi porto appresso… nuovi progetti in arrivo? Che possano richiede 45 giorni? Well guys… stay tuned!

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Giorno 11

18280895_10155221684594763_513748336_nIncontriamoci… con qualcuno che fino ad oggi non sapevamo esistesse, con qualcuno di cui conosciamo l’esistenza ma ignoriamo il nome, con qualcuno di cui conosciamo il nome ma che non abbiamo idea di cos’abbia fatto negli ultimi quindici anni, con qualcuno di cui sappiamo assolutamente tutto ma che ancora non ci basta…

Mi piacciono gli incontri, quelli nuovi così come i revival. Ma mi piacciono gli incontri veri, quelli autentici, quelli che per quanto possibile ti portano a metterti a nudo e a veder cadere le maschere dell’altro. Quelli, in poche parole, che se davvero abbiamo la più fortunata delle vite possibili si possono contare sulle dita di una mano. Perchè tanto non ce ne accorgiamo neanche noi delle maschere che portiamo, delle bugie che ci raccontiamo, delle paure che reprimiamo.

L’incontro, quello con la I maiuscola, è una delle armi più potenti che abbiamo per conoscere davvero noi stessi. E’ quando vedi una che se la tira e ti sta antipatica a pelle perchè… perchè se sei onesta devi ammettere che tu non ce l’hai quella autoconsapevolezza che lei dimostra, non hai quella stima di te stessa, non hai neanche il coraggio di deludere/dire no ad un’altra persona. Ok, non avrai neanche l’ego che ti fa sentire 10 gradini sopra il resto del mondo ma non hai neanche un ego sano che ti permetta di vedere chi sei realmente, il tuo ti porta a posizionarti 15 gradini sotto la media. A pelle non la sopporti perchè, sotto sotto, al riparo della tua bella maschera di umiltà, vorresti avere la stessa faccia tosta. Quindi ok, passerà anche per la stronza di turno ma tu non vuoi ammettere con te stessa che in fin dei conti ambiresti a quel titolo fosse solo per un giorno…

Ma l’incontro, sempre quello con la I maiuscola, è anche quello che ti mostra delle doti che non riconosci in te, che non vuoi vedere perchè avere delle doti significa anche sbattersi per usarle e fare i conti con standard di gran lunga al di fuori della tua zona comfort. Allora scatta l’ammirazione, il “quanto sarebbe bello se io fossi”… intelligente, caparbia, coraggiosa, generosa, altruista e tutto il pacchetto completo degli optional extralusso di un’anima, come l’oggetto della tua adorazione.

In poche parole, un incontro ci mette in comunicazione con noi stessi… se solo abbiamo la forza di scandagliarci dentro.

Per questo gli incontri più improbabili sono i migliori. Sì, certo, potevo facilitarmi la vita e prendere dei protagonisti più o meno della stessa età e far scoccare amicizie e amori come se piovesse, wow! che abbondanza di buoni sentimenti! Simili che incontrano simili, vivono straordinarie esperienze che magari li segnano a vita, tornano al punto di partenza e vedono il mondo con occhi diversi… Eccolo, il Viaggio dell’Eroe è salvo! E tutti i miei personaggi sono a loro agio, si godono quel bel bozzolo del “conosciamo l’altro”. Ehhh… un po’ stronza lo sono, non c’è che dire… Per me meglio metterli in condizioni scomode, quelle che ti portano a non accorgerti che si è aperta una botola e che la caduta ti lascerà qualche livido. Ma so anche che questo li porterà a cambiare sul serio, a cambiare in profondità. A fare i conti dentro di loro e tra di loro e con i loro demoni.

Brindo agli incontri, ai loro, ai vostri, ai miei. E agli scheletri nell’armadio, che di solito hanno interessantissime storie da raccontare! 😉

Un amico rappresenta un mondo dentro di noi, una parte che forse prima ci era sconosciuta, e che è venuta alla luce solo per merito di questo incontro.
Anaïs Nin

Citazione del giorno

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Giorno 7

18198112_10155209611654763_640515303_nNo, non è tempo di ricaricare la spina (a quello ci penserò tra altri 38 giorni, all’alba del fatidico quarantacinquesimo… forse!). Pensavo alle “scintille” che, per un motivo o per un altro, ognuno a modo suo, sprigionano i vari personaggi quando s’incontrano in una storia. Pensavo a quella corrente che c’è tra loro, quell’energia possibile solo in quel contesto, dove due anime, due storie, per quanto siano distanti, s’incastrano perfettamente. E non è una cosa che si possa decidere a tavolino, non puoi iniziare a scrivere pensando “a quella pagina, in quel momento, si percepirà la connessione, ci sarà la scossa.” Avviene. Normalmente, naturalmente. Come accade nella vita quotidiana.

Certo, inizi a scrivere e sai già chi saranno i protagonisti, chi le spalle, chi semplici meteore passate per illuminare per un attimo la strada. E sai che ad un certo punto si creerà quella magica congiunzione che ti provoca un brivido. Due menti che s’incontrano, pensieri che s’incastrano generandone altri. Ma quando il tutto accadrà… beh, quello solo lo scrivere parola dopo parola, pagina dopo pagina lo puoi scoprire. Sai solo che arriverà quel momento.

Nella vita reale succede un po’ la stessa cosa. Incontriamo persone che restano con noi il tempo di un viaggio in treno o per tutto il resto della nostra vita. Non sappiamo mai chi tornerà e chi no, con chi scatterà la scintilla e con chi no. Ci sono affinità elettive che percepiamo a pelle ed affinità elettive che impieghiamo tempo ad intravedere. Ci sono legami di amore, amicizia, lavoro, collaborazione che sembrano essere effimeri e diventano i nostri punti di riferimento e grandi scariche di energia che pensiamo non si esauriranno mai e che invece svaniscono in un lampo. E’ la complicità quella che, a mio avviso, fa in modo che ci sia sempre corrente in un rapporto, sempre un (alla fine) paritario scambio di energia. Una relazione complice non è da tutti, bisogna trovare chi sa leggere tra le nostre personali righe. Quello sguardo, quella parola, quell’accenno di sorriso che gli altri travisano e che invece aprono le porte al nostro universo interiore. Complice è chi riesce ad attraversare la nostra anima in ogni momento: quand’è un mare in tempesta e quando un lago placido. E che in entrambi i casi lo faccia sentendosi al sicuro e guardando con interesse il panorama che lo circonda. Sentendosi, in qualche modo, a casa.

Complicità. A mio avviso quasi una certezza che quella specifica relazione è destinata a durare. Perchè chi ti è complice è al tuo fianco quando ti giri a cercarlo, appare al momento più opportuno, ti para le spalle e ti fa trascorrere le ore più spensierate della tua vita. Complice è qualcuno con cui condividere senza bisogno di troppe parole nè troppi gesti eclatanti. Complice è chi sa riconoscere l’importanza dei tuoi silenzi. Complice è chi ti fa sentire a tuo agio e riesce a farti sdrammatizzare anche il più incasinato dei casini che hai combinato. Complice è chi ti pone domande e ascolta le risposte (beh, è complice oppure è un professore, un avvocato, uno psichiatra… insomma, cerchiamo di essere un po’ elastici!). Complice è chi già s’immagina la prossima avventura assieme e complice è chi, un giorno, potrebbe scrivere la tua biografia senza nessuna censura. Complice è chi sa vederti e chi si fa vedere da te. Complice è qualcuno a cui, in qualche modo, sai che sarai legato a vita, anche solo attraverso la memoria. Perchè se la complicità è una forma di energia allora, come tutte le energie, non è destinata a distruggersi ma solo a trasformarsi.

(Grazie a tutti i miei complici… non vi dico che vi voglio bene, tanto lo sapete da voi!)