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Giorno 5

30715548_10156208498074763_3430667967346507776_nLove is in the Air… ❤

Ok, scusate la parentesi romantica ma il mio papucho e la mia mamy oggi festeggiano il loro 44° anniversario di matrimonio… un po’ arduo fare i cinici proprio oggi… (non che se mi mettessi d’impegno non mi riuscirebbe ugualmente, chiariamo! il cinismo mi scorre nelle vene ben mescolato con il mio migliore amico, Mr. Coffee!)

Vabbeh, vista la felice ricorrenza oggi parlerò di amore. Ma non di quello propriamente romantico perchè in effetti… che ne so io? Sì, insomma, se cercate uno dei massimi esperti vi assicuro che bazzicano anni luce lontano da me. Tipo che non ci incrociamo neanche per sbaglio… In compenso sono una campionessa a incappare in uomini desiderosi di sposarsi. Non sto scherzando… fuori Europa, ma esistono. Tipo che ho ricevuto tre proposte di matrimonio negli ultimi 15 mesi. La cosa assurda è che uno lo conosco pure, è un ragazzo (vabbeh, uomo) a cui voglio un bene dell’anima e che mi è stato vicinissimo in una fase particolarmente dura della mia vita ma… amico. Sempre stato solo un amico… E poi l’anno scorso se ne esce così, con la speranza di sposarmi… E poi sono sbucati altri due pretendenti che non ho praticamente mai incontrato in vita mia (tipo, so chi sono, ma della serie: le nostre strade si sfiorano ad un festival, per tre secondi, neanche ci parliamo… misteri!) Cioè, fantastico, rimorchio di più stando al computer che uscendo… inizio a farmi qualche domanda… (No, dai, niente domande, non servono… loro stanno più fuori di me, è semplice!) E dire che una volta mi lamentavo dei maschi che facevano i carini e promettevano mari e monti solo per portarti a letto… ma una via di mezzo pare proprio brutto?

Appurato che non vi conviene chiedermi consigli sentimentali, parliamo di amore. Anzi di forme di amore. Due per l’esattezza. Completamente opposte. (Indovinato! Sto parlando della protagonista del manoscritto e della protagonista del film) E’ interessante perchè per come le conosco le vedo destinate a incontrarsi a metà strada, metaforicamente parlando. La prima è tutta “amo gli altri, mi prendo cura di loro”, la seconda è “amo me stessa, mi prendo cura di me”. Praticamente, per come la vedo io, due squilibrate. A titolo informativo… io mi sono sempre ritrovata maggiormente nella seconda opzione, un po’ perchè il mio grande amore è la scrittura quindi amare equivale a scrivere, un po’ perchè c’ho messo davvero tanto a capire che non siamo costrette a scegliere tra famiglia e lavoro. O meglio, che le due cose non si escludono a vicenda, che non si limitano, semplicemente basta imparare a fare un po’ di equilibrismi. Ma sicuramente ne vale la pena: è un po’ arrivare alla completezza, quell’amare tanto gli altri quanto se stessi, non sacrificarsi nè sacrificare, realizzarsi in più ambiti.

Una cosa in comune comunque ce l’hanno: il cuore spezzato. Perchè non serve per forza un partner che te lo calpesti e ci giochi a bowling perchè finisca a pezzi. A volte è la vita che te lo riduce in tante scagliette luminescenti. Sono le nostre scelte, i nostri pensieri, le nostre azioni. Insomma, in fin dei conti il cuore è nostro, non possiamo certo dare la colpa a qualcuno di esterno per la fine che fa. E’ nostro ed è nostra responsabilità averne cura. Quindi sì, non serve venir mollati o traditi da qualcun altro perchè si trasformi in un cumulo di cocci… Molto più spesso siamo noi a tradirci, tralasciando sogni e speranze e aspirazioni ed ideali nel nome di… beh, di qualcosa che non è rapportabile con l’amore.

Mi sono appena resa conto di una cosa… sto scrivendo due storie d’amore che nessuno percepirà come storie d’amore. Eppure la base è quella. E’ esattamente la partenza ed il punto di ritorno: amarsi. Imparare a farlo. Nonostante tutto e nonostante tutti.

E in questo momento sto sghignazzando tra me e me perchè negli anni mi son sempre detta che parlare d’amore o scrivere storie “romantiche” non era nelle mie corde. Se mai mi fosse capitato beh… a quel punto avrei potuto mettere da parte il mio mantra “il lavoro al primo posto” e pensare seriamente di impegnarmi con una persona… sta a vedere che tutte ste proposte di matrimonio sono dei messaggi in codice che mi manda l’Universo! 😀

(Tranquilli, per le congratulazioni c’è tempo!)

 

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Esserci… ancora

30624646_10156191036294763_5864814332730146816_nA volte ci sono storie che nascono oltre le nuvole. A volte ci sono storie che nascono nel profondo della nostra anima. Quello che so per certo è che, per quanto mi riguarda, le storie nascono là dove le tenebre baciano la luce. In quel minuscolo punto dove tutto è perfetto e in equilibrio e di una bellezza, di una purezza disarmante.

Ci sono storie che ci nascondiamo e storie che invece raccontiamo o decidiamo di mettere su carta. Ci sono quelle che escono da sole, quelle che devi andare a pescare negli abissi ogni parola. E poi ci sono quelle che, anche se sei troppo impegnato a fare altro, anche se hai scadenze da rispettare e tempi massimi da non sforare, se ne strafregano e reclamano il loro tempo.

Era accaduto un anno fa, con il mio primo manoscritto, quando questo blog è nato. Nel frattempo ho rifiutato una proposta editoriale (ebbene sì, capitano proposte editoriali anche senza che il malcapitato di turno debba pagare per leggere il proprio nome su una copertina), ho viaggiato per festival assieme a E’ un Cerchio Imperfetto, il primo film tratto da una mia sceneggiatura, ho festeggiato qualche premio vinto e ho conosciuto i più svariati tipi di persone. Sono stata assieme al mio cagnolino. Ho rilasciato qualche intervista. Ho cucinato. Ho chiacchierato ore su ore con amici. Ho pensato pensato pensato e ho meditato per impedire al cervello di fondersi per il troppo pensare. Ho seguito corsi. Ho visto film. Ho letto. Insomma, ho avuto una vita comunissima. E poi è arrivata una nuova sceneggiatura da scrivere e… Lei… la nuova storia che reclama un manoscritto tutto per sè.

E così eccomi di nuovo qua, in questo blog, nello stesso appartamento dell’anno scorso (fa molto “per quest’anno, non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”, lo so…), per una nuova parentesi, per una nuova immersione nella scrittura.

Basteranno 45 giorni? Non lo so… in fin dei conti ho non uno ma due progetti da portare avanti e la priorità è il film… Ma sento che Lei pulsa e preme e i personaggi iniziano già a tenermi sveglia la notte con tutto quello che devono dirmi che sono sicura non porterà via troppo tempo al mio “lavoro ufficiale”. Vedremo…

L’impegno? Il massimo, come sempre!

Il cuore? Batte a pieno ritmo e ogni pulsazione mi racconta di questo libro e di questo film.

La testa? Quella sa che quando scrivo è relegata nel fondo del cassetto… Quindi buone ferie a lei e ai neuroni… qui non c’è spazio per la logica, qui c’è spazio solo per la vita.

In bocca al lupo a me! (Lunga vita al lupo!)

PS: hey… ben ritrovati! 😉

 

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Giorno 8

18280897_10155212189194763_119730789_nPausa. Non so perchè e non ne posso essere certa ma ho la netta impressione che se facessi un rapido sondaggio scoprirei che al solo sentire questa parola la maggior parte della gente penserebbe o alla pausa caffè o alla (famigerata) pausa di riflessione. Per me si tratta assolutamente della prima opzione: ultimamente sto cercando di “disintossicarmi” un po’ ma fino a tipo un mese fa se qualcuno provava a farmi un prelievo di sangue probabilmente si sarebbe ritrovato con un campioncino di un colore bruno dorato con una forte profumazione arabica… In molti però, sospetto, hanno sperimentato le notti insonni che seguono il sentire il proprio partner affermare di aver bisogno di una pausa (al 95% perchè non ha il coraggio di dire chiaramente che vuole guardarsi attorno… anche perchè a quel punto non potrebbe più tornare indietro.)

Ecco, il mio ghostwriter è più o meno a questo punto. S’è fatto un viaggio che l’ha portato su un fuso orario di 7 ore indietro rispetto al nostro solo per mettere ben in chiaro la distanza che c’è tra lui e la sua lei? Non proprio. Ma quasi. Voglio dire, poteva farlo quando voleva, poteva portarci anche lei… invece ha scelto di vivere quell’avventura da solo e in quel preciso momento della sua vita. Perchè sì, tra le altre cose aveva anche bisogno di una pausa di riflessione solo che non voleva dover usare questa espressione perchè sa benissimo che a quel punto sarebbe stata lei a protrarre quel break a vita.

Credo tutti noi abbiamo bisogno di pause, piccole pause quotidiane, un giorno la settimana, una settimana l’anno. Non importa con che frequenza nè la durata. Fatto sta che servono perchè da una pausa torniamo cambiati. Il cambiamento può essere minuscolo (aver snebbiato la testa con un caffè o “essersi incipriate il naso” come direbbero signore molto più di classe e formali di me) o plateale (essersi presi un anno sabbatico per fare trekking sul Pacific Crest Trail e decidere di mollare definitivamente tutto e andare a vivere nei boschi). Insomma, di qualsiasi entità sia il cambiamento, comunque avviene. E noi sappiamo che sta per arrivare. Lo sappiamo perchè ci stiamo prendendo del tempo per noi, per schiarirci le idee, per preparare il terreno a una sorta di illuminazione che speriamo ci colpisca lungo il cammino (non prendetemi alla lettera voi del trekking… e attenti ai fulmini!) Fare una pausa equivale, in un certo senso, a cercare delle risposte. Certo, si può obiettare che anche andare in ferie è una pausa ma non ha niente a che fare con eventuali domande. Vero. In parte… Perchè quando sei in ferie dedichi del tempo a te, ai tuoi cari, a quello che più ami… E ti porta a chiederti chi sei, che direzione ha preso la tua vita, se ci stai dentro comodo… Ma questo è un altro discorso.

La riflessione che mi è venuta spontanea, in realtà, è come le nostre vite sembrano ben strutturate in compartimenti stagni, ognuno dei quali ha diverse ancore che lo tengono ben fisso nella realtà che stiamo vivendo (es il lavoro ancorato all’affitto e ai contributi, l’amore al partner e all’amante, lo sport al benessere e alla forma fisica, etc etc). Voglio dire, uno (generalmente) si prende una pausa dal lavoro (le ferie o l’anno sabbatico, ad esempio) o da una relazione o da un’attività sportiva o… insomma, da qualcosa. Sono pochissimi quelli che si prendono una pausa dalla propria vita in generale, quelli che mollano famiglia, amici, contatti Facebook e lavoro per andarsene a meditare 7 anni in Tibet. In genere metti in stand-by qualcosa ma continui con la solita routine per quel che riguarda tutto il resto. Il mio ghostwriter, ad esempio, ha preso tempo per cercare di dare una svolta alla sua vita lavorativa, ufficialmente. Poi che la sua compagna non sia una perfetta cretina e si sia resa conto della situazione è un altro discorso… Ecco. Quello che capisco, quello che sperimento anche nella mia vita è che sì, tendiamo a dividere i vari campi pur sapendo che sono comunque interdipendenti tra loro. Se il capo ti ha fatto dei complimenti per come hai svolto il tuo lavoro ti senti apprezzata, ti senti magari più sicura di te e il sapere che il tuo cervello funziona bene magari all’aperitivo ti porta ad esprimere maggiormente la tua opinione certa delle tue idee. Il fatto di aver intavolato un’appagante conversazione con gli amici ti porta a stimarti maggiormente e quando rientri riesci a non farti mettere i piedi in testa dal figlio adolescente che pesta i piedi perchè vuole il motorino anche se ha appena portato a casa una pagella che fa rabbrividire una capra. L’aver risolto la situazione con il figlio ti fa sentire una donna matura che si vuole godere la sua autorità quand’è ora di rifugiarsi sotto le coperte (ohhh, avete capito che intendo!) Dopo una notte appagante la mattina successiva ti alzi con il sorriso e te lo tieni stampato in faccia almeno fino a pranzo diffondendo il buonumore in ufficio… e così via. Ok, visto che sono single e non ho figli ovviamente era solo un esempio a titolo esplicativo però sono davvero convinta che funzioni così nella realtà. Del resto se mi viene l’nfluenza non andrò a lavorare ma non uscirò neanche con gli amici quindi… perchè pensiamo che se siamo insoddisfatti di qualche aspetto della nostra vita l’esame che dobbiamo farci riguardi solo quello specifico campo? Forse è quello che c’importa di più o quello per noi più facile da risolvere, quello che non metterebbe in discussione tutto il resto o quello che maggiormente ci crea quel disagio che poi riversiamo negli altri. Non lo so quale sia la risposta. Quello che penso è che certe volte avremmo semplicemente bisogno di una pausa dalla vita ma credo che l’ibernazione comporti anche la messa in stand-by del cervello quindi non è che potremmo avere le risposte che ci farebbero urlare Eureka! Quello che penso è che se invece di dividere la vita in settori ne facessimo un unico reticolo sarebbe più facile scovare il fil rouge che li tiene uniti. Ed è quello che realmente importa, quella linea conduttrice che ci parla di noi e porta in luce aspetti di noi di cui magari non siamo consapevoli o che sottovalutiamo. Ok, forse un giorno arriverò a prendermi una pausa totale (niente trekking per me, sono più da isola deserta…), nel frattempo… torno al libro!

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Giorno 4

18155704_10155200001874763_478296845_nPer amare bisogna essere liberi. Per amare ci vuole coraggio.

Ok, non sto dicendo che è legale innamorarsi di qualcuno solo se si è single. Voglio dire che aiuterebbe molto se tutti noi riuscissimo a liberare la testa dai condizionamenti che abbiamo ricevuto nel corso della vita. Vedo in giro tantissimi post sul tema “i bambini ci guardano”, “sii un buon esempio per i tuoi figli” etc etc. Così, a ragione, ci preoccupiamo di come cresceranno le generazioni di domani, ma come siamo cresciuti noi? Che esempi abbiamo avuto? Ci hanno insegnato che “amore” sono mamma e papà che ancora si vogliono bene. Che “amore” è sacrificarsi per la famiglia. Che “amore” è rispetto e perdono e fiducia e… Che “amore” può essere declinato in “amicizia” e che lo si può provare per il proprio animale domestico tanto quanto per un lavoro, un luogo, un’opera d’arte (di qualsiasi genere essa sia), un paio di scarpe, un ricordo, piuttosto che l’intera umanità o addirittura l’intero creato (che qui, secondo me, siamo comunque ai limiti della santità…) E ci hanno detto che lo si manifesta dedicandosi all’altro, andandogli incontro, concedendogli libertà, essendo sinceri, magari prendendosi cura della casa e dei figli o “procurando il pane”, sostenendosi a vicenda (anche nelle faccende domestiche e nell’educazione della prole in epoca più recente) e via dicendo.

Così ci hanno detto. Così ci hanno insegnato.

Appunto.

Non dico che sia un’idea d’amore sbagliata. Mi chiedo dove risiede la felicità in tutto questo. Mi chiedo dove si trovano i concetti più ludici in tutto questo. Mi chiedo dove siano le risposte fisiologiche in tutto questo…

Il punto, a mio avviso, è che ognuno è libero di amare in modo diverso, secondo la sua natura, secondo il suo modo di essere. Possono esistere persone che si amano alla follia ma decidono di non sposarsi, di non creare una famiglia, addirittura di non vivere assieme. Così come possono esserci coppie che vivono in perfetta simbiosi. Amare può essere un’infinità di cosa e si può dimostrare amore in un’infinità di modi. C’è chi lo fa programmando un futuro comune, chi senza mai trovare le parole per esprimerlo, chi nell’ombra, chi alla luce del sole. C’è chi urla quello che prova e chi lo dimostra prendendoti al volo ancora prima che tu possa cadere. Dicono che chi ti vuole bene non ti abbandona prima che tu ti sia rialzato. Credo che si possa anche voler bene spostando il ramo che sta per farti inciampare. Certo, forse non avrai imparato a guardare dove metti i piedi ma tanto la vita ha fantasia da vendere e se non l’hai fatto quella volta allora troverà il modo per farti imbattere in un gradino che non vedrai o in un marciapiede rovinato. E poi penso anche che amore sia ridere assieme, buttarsi a capofitto in nuove avventure (assieme o singolarmente, tanto se ci sia ama davvero poi si condivideranno le esperienze vissute), fare piccole pazzie da ricordare tra 10-20-50 anni, prendersi in giro a vicenda e giocare. Amare è essere felici assieme ed essere felici anche da soli. E volere, sperare che l’altro sia felice.

Ma questo non ce lo dicono. Per qualche buffa ragione “amore” dev’essere tuffo al cuore (sensazione fisica terribile, per quanto mi riguarda…) e fastidiose farfalle nello stomaco. E poi… beh, una specie di lavoro a tempo pieno. Perchè l’amore va innaffiato e concimato e potato e tenuto sotto controllo (specie se vivi in un appartamento con le pareti particolarmente sottili…). Amen!

Beh… dovremmo trovare la forma d’amore che è più giusta per noi, al diavolo quello che ci hanno insegnato. Del resto fino a pochi anni fa “famiglia” erano solo mamma e papà e figli, possibilmente tutti con la pelle dello stesso colore. Poi sono arrivate le coppie miste, poi le famiglie allargate, poi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. E va bene così, è perfetto così. Proprio perchè amore è liberta ed essere se stessi.

E qui entra in gioco il coraggio: ci vuole un coraggio assurdo per essere se stessi, per manifestarsi. E’ più facile fidarsi di quello che ci è stato insegnato piuttosto che metterlo in discussione o trovare strade alternative. (Basta vedere i grandi rivoluzionari, in tutti i campi, del passato… o anche solo il dr. Gava al giorno d’oggi…) E ci vuole coraggio anche ad essere fedeli a se stessi quando sarebbe più facile farsi accettare dall’altro se ci omologassimo.

Però… quanto fa sentire vivi riuscirci!

(Sì, come avrete già capito… oggi ho “incontrato” Betsie, il mio personaggio che meglio rappresenta la libertà e la gioia di amare. Sì, ha preso delle batoste infernali dalla vita ma non si è piegata, non ha ceduto, ha ascoltato se stessa e non gli altri. E io l’adoro così, con la sua vita difficile ma non sprecata!)

Ah, quasi dimenticavo: e comunque sia… il vero coraggio, quello con la C maiuscola, sta proprio nell’amare, in quel lasciarsi andare, in quel mettere a tacere completamente il cervello e ignorare quella fitta al fianco che ti indica la paura di farti un male cane. Mi domando quanti, veramente, hanno il coraggio di amare davvero, anche solo per un giorno, anche solo per un’ora. Ragazzi, per amare ci vogliono davvero le palle, non c’è altro da dire…

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Giorno 3

18190793_10155197100159763_2095711983_nSe tutto questo (il mio scrivere un libro e raccontarne in un blog i progressi) invece che un tratto della mia vita fosse un film probabilmente questi post racconterebbero le avventure di una ragazza in una località turistica che, dopo aver fatto un po’ di fatica ad ambientarsi, viene travolta da un grande amore che in qualche modo si rispecchierebbe nelle pagine del libro che sta scrivendo.

Purtroppo per voi… io me ne sto barricata in casa per la maggior parte del tempo (e comunque sia non siamo ancora in stagione quindi il paese è pressochè deserto!) e al massimo vado a farmi una passeggiata in spiaggia (dove l’unica altra presenza è quella del fantasma della broncopolmonite visto il vento che tira…) Quindi, niente amori nè avventure travolgenti per me. Ma tanto, tanto tempo con i miei personaggi. Già, perchè per me sono incredibilmente reali, ci faccio delle grandi chiacchierate e loro vengono a trovarmi ogni volta che gli gira. Il bello di questa storia è che il mio protagonista è un sassofonista. Il che significa che, invece di essere “perseguitata” da gangster, tipi strani, folli con il cappello, ballerine, travestiti, nerd e quant’altro (tutti personaggi di soggetti o sceneggiature che ho scritto in passato) questa volta mi godo un sacco di buona musica e infinite serenate a ogni ora del giorno e della notte. 

Ed ammetto che tutto questo è estremamente rilassante ed eccitante al tempo stesso. Primo perchè è dannatamente bravo con il sax e poi mi fa conoscere dei brani che mi mandano completamente via di testa per quanto sono intensi. E forse un po’ fuori lo sono pure ma che ci posso fare se alla mia età ancora ho degli amici immaginari che sono la fine del mondo? 

Comunque sia, è affascinante tutto questo. Eccitante vedere quanta passione c’è ancora in lui, quanta energia nonostante l’età (piccolo spoiler: il protagonista non è proprio un ragazzetto, ecco…) E tutto questo non può non farmi pensare al valore della musica nella vita. Viviamo costantemente a ritmo. Anche solo del nostro cuore. Citando Dirty Dancing: “Tu-tum. Tu-tum. Tu-tum…” Siamo in perenne connessione con questo battito che per noi è assolutamente tutto, è imprescindibile, fondamentale. E che poi è lo stesso battito dei tamburi tribali, lo stesso ritmo di infinite cerimonie indigene. Poi ci abbiamo messo sopra le note, altri strumenti, voci… Ma alla base c’è quel respiro che sembra arrivare dalla Terra e che ci porta avanti, ancora e ancora. Ci porta a raggiungere l’estasi così come ci accompagna al lavoro mentre in auto ascoltiamo la radio.

Sì, credo che la musica accompagni le nostre vite e in qualche modo molte canzoni sono messaggi che dobbiamo solo decifrare. Non so se a voi è mai capitato ma io ho fatto questa prova una volta: premesso che se vado a fare una passeggiata indosso inesorabilmente gli auricolari, una volta ho selezionato un gruppo di canzoni (tutte della band di un mio carissimo amico) e ogni volta che uscivo avviavo in modo casuale. Puntualmente, giorno dopo giorno, la prima canzone che mi trovavo ad ascoltare aveva un messaggio speciale tutto per me. Certo, bisogna fare attenzione al testo e accettare anche quell’idea che proprio non ci piace, ma ogni giorno si trattava, in qualche modo, del messaggio giusto, di quello che avevo bisogno di sentirmi dire o semplicemente di ricordare. Affascinante nella sua semplicità, no?

Beh, nulla… volevo solo dirvi che al momento la mia vita è ricca di fantastiche melodie e spero sia lo stesso per voi!