Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 23

18554509_10155257449774763_1728830422_nUna torta con una candelina??? Ebbene sì! Ho festeggiato la fine della prima stesura del romanzo! ❤

(In effetti ne ho anche approfittato per esprimere un desiderio, ma non vi dico quale!

Ci sono abituata da anni a prendere il pdf e andare con la mia chiavetta in copisteria per la prima stampa (che vi posso dire: amo il formato cartaceo. a parte il suo essere tangibile lo trovo incredibilmente pratico per prendere appunti, sottolineare frasi che non mi suonano bene, sistemare la punteggiatura etc etc. poi tornerò al mio amato Mac ma la prima stampa al termine della prima stesura è un rito che non tradirò mai), però non mi abituerò mai a quell’emozione che ti attanaglia, a quel sorriso che ti si stampa in faccia mentre stringi il tuo malloppo a te e che ti accompagna per tutto il tragitto fino a casa.

Questa volta poi quel fascio rilegato con una semplice spirale era anche particolarmente voluminoso (considerato che sono abituata al centinaio di pagine di una sceneggitura, il mio formato d’elezione), quasi a ricordarmi dell’ampiezza del passo che avevo fatto cambiando metodo d’espressione.

E ammetto che mi sono stupita da sola. Sì, pensavo di essere stata in qualche modo eccessivamente entusiasta ed eccessivamente ottimista a mettermi un limite di 45 giorni, soprattutto considerando che vedevo quella scadenza come quella della prima stesura. Però mi son detta che alla fin fine ci vuole un po’ per rodare e trovare le giuste parole da ficcare in bocca ai personaggi, che comunque avrei dovuto anche fare ricerche e trovare immagini di riferimento e leggere anche svariati testi (senza contare che alcuni volumi che mi servivano non sono mai stati tradotti in italiano così mi sono ritrovata anche a fare un ripasso d’inglese…) Eppure… eppure davanti a me ho ancora quasi metà del tempo che mi ero prefissata, giorni in cui rileggerò il tutto, appunterò le mie note, sottolineerò passaggi che ancora non mi suonano, mi assicurerò che ogni pezzo sia al suo posto e non ci siano contraddizioni… insomma, tutto quello che prevede ed è il presupposto della seconda scrittura.

Intanto, però, mi godo questo momento di gioia assoluta, mentre i miei personaggi si concedono una giusta pausa e riflettono se potevano comportarsi in modo diverso e cosa avrebbe significato questo. E penso a tutte le persone che mi hanno accompagnata fino a qua, chi mi ha dato supporto e quelli che mi hanno, al contrario, bastonata, in qualsiasi modo lo abbiano fatto. Che mi abbiano teso una mano o messo ostacoli ad intralciarmi, che abbiano fatto il tifo per me o che abbiano deriso questo mio “essere” la mia scrittura, che abbiano cercato di farmi inciampare nella fossa che mi avevano scavato davanti o che mi abbiano ritemprata con abbondanti dosi di caffè…

Insomma, tutte le persone che nel bene o nel male sono state presenti in questi miei ultimi anni. Che nel frattempo io abbia o meno detto loro addio. Perché ognuna di loro, in realtà, è stata un tassello fondamentale del percorso: chi mi ha fatta sentire amata mi ha permesso di trovare abbastanza fiducia in me stessa da intraprendere strade che comunemente si pensano precluse ai comuni mortali mentre chi ha fatto di tutto per distruggermi così come pur tenendo a me mi ha involontariamente ferita in qualche modo, tutti loro hanno contribuito a tener viva la determinazione, la forza, la grinta.

Quindi… vorrei condividere quella torta con tutti loro: alcuni gioieranno della sua squisita dolcezza, ad altri… beh, andrà di traverso, ma che ci posso fare? Io festeggio, chi ci vuole essere ci sia! 🙂

PS: non posso che mostrarvi il mio “sarà un libro”…

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Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 4

18155704_10155200001874763_478296845_nPer amare bisogna essere liberi. Per amare ci vuole coraggio.

Ok, non sto dicendo che è legale innamorarsi di qualcuno solo se si è single. Voglio dire che aiuterebbe molto se tutti noi riuscissimo a liberare la testa dai condizionamenti che abbiamo ricevuto nel corso della vita. Vedo in giro tantissimi post sul tema “i bambini ci guardano”, “sii un buon esempio per i tuoi figli” etc etc. Così, a ragione, ci preoccupiamo di come cresceranno le generazioni di domani, ma come siamo cresciuti noi? Che esempi abbiamo avuto? Ci hanno insegnato che “amore” sono mamma e papà che ancora si vogliono bene. Che “amore” è sacrificarsi per la famiglia. Che “amore” è rispetto e perdono e fiducia e… Che “amore” può essere declinato in “amicizia” e che lo si può provare per il proprio animale domestico tanto quanto per un lavoro, un luogo, un’opera d’arte (di qualsiasi genere essa sia), un paio di scarpe, un ricordo, piuttosto che l’intera umanità o addirittura l’intero creato (che qui, secondo me, siamo comunque ai limiti della santità…) E ci hanno detto che lo si manifesta dedicandosi all’altro, andandogli incontro, concedendogli libertà, essendo sinceri, magari prendendosi cura della casa e dei figli o “procurando il pane”, sostenendosi a vicenda (anche nelle faccende domestiche e nell’educazione della prole in epoca più recente) e via dicendo.

Così ci hanno detto. Così ci hanno insegnato.

Appunto.

Non dico che sia un’idea d’amore sbagliata. Mi chiedo dove risiede la felicità in tutto questo. Mi chiedo dove si trovano i concetti più ludici in tutto questo. Mi chiedo dove siano le risposte fisiologiche in tutto questo…

Il punto, a mio avviso, è che ognuno è libero di amare in modo diverso, secondo la sua natura, secondo il suo modo di essere. Possono esistere persone che si amano alla follia ma decidono di non sposarsi, di non creare una famiglia, addirittura di non vivere assieme. Così come possono esserci coppie che vivono in perfetta simbiosi. Amare può essere un’infinità di cosa e si può dimostrare amore in un’infinità di modi. C’è chi lo fa programmando un futuro comune, chi senza mai trovare le parole per esprimerlo, chi nell’ombra, chi alla luce del sole. C’è chi urla quello che prova e chi lo dimostra prendendoti al volo ancora prima che tu possa cadere. Dicono che chi ti vuole bene non ti abbandona prima che tu ti sia rialzato. Credo che si possa anche voler bene spostando il ramo che sta per farti inciampare. Certo, forse non avrai imparato a guardare dove metti i piedi ma tanto la vita ha fantasia da vendere e se non l’hai fatto quella volta allora troverà il modo per farti imbattere in un gradino che non vedrai o in un marciapiede rovinato. E poi penso anche che amore sia ridere assieme, buttarsi a capofitto in nuove avventure (assieme o singolarmente, tanto se ci sia ama davvero poi si condivideranno le esperienze vissute), fare piccole pazzie da ricordare tra 10-20-50 anni, prendersi in giro a vicenda e giocare. Amare è essere felici assieme ed essere felici anche da soli. E volere, sperare che l’altro sia felice.

Ma questo non ce lo dicono. Per qualche buffa ragione “amore” dev’essere tuffo al cuore (sensazione fisica terribile, per quanto mi riguarda…) e fastidiose farfalle nello stomaco. E poi… beh, una specie di lavoro a tempo pieno. Perchè l’amore va innaffiato e concimato e potato e tenuto sotto controllo (specie se vivi in un appartamento con le pareti particolarmente sottili…). Amen!

Beh… dovremmo trovare la forma d’amore che è più giusta per noi, al diavolo quello che ci hanno insegnato. Del resto fino a pochi anni fa “famiglia” erano solo mamma e papà e figli, possibilmente tutti con la pelle dello stesso colore. Poi sono arrivate le coppie miste, poi le famiglie allargate, poi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. E va bene così, è perfetto così. Proprio perchè amore è liberta ed essere se stessi.

E qui entra in gioco il coraggio: ci vuole un coraggio assurdo per essere se stessi, per manifestarsi. E’ più facile fidarsi di quello che ci è stato insegnato piuttosto che metterlo in discussione o trovare strade alternative. (Basta vedere i grandi rivoluzionari, in tutti i campi, del passato… o anche solo il dr. Gava al giorno d’oggi…) E ci vuole coraggio anche ad essere fedeli a se stessi quando sarebbe più facile farsi accettare dall’altro se ci omologassimo.

Però… quanto fa sentire vivi riuscirci!

(Sì, come avrete già capito… oggi ho “incontrato” Betsie, il mio personaggio che meglio rappresenta la libertà e la gioia di amare. Sì, ha preso delle batoste infernali dalla vita ma non si è piegata, non ha ceduto, ha ascoltato se stessa e non gli altri. E io l’adoro così, con la sua vita difficile ma non sprecata!)

Ah, quasi dimenticavo: e comunque sia… il vero coraggio, quello con la C maiuscola, sta proprio nell’amare, in quel lasciarsi andare, in quel mettere a tacere completamente il cervello e ignorare quella fitta al fianco che ti indica la paura di farti un male cane. Mi domando quanti, veramente, hanno il coraggio di amare davvero, anche solo per un giorno, anche solo per un’ora. Ragazzi, per amare ci vogliono davvero le palle, non c’è altro da dire…

Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Preparandosi al via

E così ci siamo, a giorni inizierà ufficialmente questa nuova avventura… E in che luogo “salpare” se non in riva al mare? E così eccomi qui, appena arrivata in una località marittima a solo un’ora da casa. Non sarà una spiaggia caraibica nè un mare impetuoso che s’infrange sugli scogli ma… hey! il mare è sempre mare e ovunque parla con la stessa voce. Ed io lo amo, di più, lo venero, in ogni suo aspetto.

Comunque sia: ho preso possesso di quella che sarà la mia tana per i prossimi 30 giorni, organizzato la scrivania, immaginato i miei che organizzano una festa estemporanea al pensiero che per un mese non starò loro tra i piedi lamentandomi di quanto sia impossibile lavorare in quella casa…

Insomma, è tutto pronto… ora basta fare un respiro profondo e immergersi, “chiacchierare” con i miei protagonisti, conoscerli così bene da poter entrare nelle loro teste, nelle loro anime, per rendere al meglio le loro vite…

Good Luck!