Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 2

30709861_10156202074029763_7502227866520649728_nStay strong (e trova un po’ di tempo per far sport, lo so…).

Seriamente, stay strong. Ci pensavo oggi, mentre scrivevo alcune scene che prevedono la presenza della protagonista femminile del film (che vi posso dire, oggi a quanto pare il manoscritto è rimasto un po’ da parte, recupererò.) Per essere più contemporanei… tieni botta. Le bastonate nella vita arrivano, guai se così non fosse. Ma c’è una scelta illimitata di creme per le contusioni che davvero è così grave? Tutti noi, da qualche parte, abbiamo una scorta di tubetti con scritto “forza”, “perseveranza”, “coraggio”, “tenacia”, “ostinatezza”, “fede”… Magari li abbiamo infilati in un angolo buio buio del nostro essere ma ci sono. Dobbiamo solo avere la volontà di trovarli.

Faccio fatica ad immaginare due donne più diverse tra loro come le due protagoniste delle due storie che sto raccontando eppure una cosa in comune ce l’hanno: entrambe, anche se con tempi diversi e per motivi diversi, trovano la forza di andare avanti.

E’ una forza che è innata in tutti noi, solo che a volte è più facile e rassicurante starsene a terra là dove ci hanno fatti cadere. Ma, sulla lunga distanza, è anche più doloroso. Per il rimpianto che genera, per il rimorso di non averci mai davvero provato, quel subdolo senso di colpa di non essere mai stati vivi, consapevoli, fedeli a se stessi…

Eppure da bambini tutti ci siamo sempre rialzati, no? Magari con le lacrime agli occhi, magari per correre da qualcuno che ci desse il bacio magico, quello che fa passare ogni dolore… Ma era naturale. Non serviva che qualcuno ce lo dicesse. Un secondo prima stavamo correndo, un attimo dopo ci sbucciavamo il ginocchio e in un lampo (o quasi) eravamo di nuovo là a correre.

Lo so… è più facile e fa molto più piacere ricevere lodi e inanellare successi. Non sto dicendo che non mi sento soddisfatta o fiera quando il mio film riceve qualche riconoscimento o quando, adesso che un minimissimo minimo mi sto facendo conoscere, qualcuno con più esperienza nel mio campo mi dà fiducia e mi cerca. Ovvio. E’ quello per il quale mi sono fatta il mazzo tutta la vita. E’ quello per il quale ho sempre lottato, quello in cui ho sempre creduto, quello che ho sempre voluto. Però se sono davvero fiera di qualcosa riguardo a me stessa è per il fatto di essere arrivata fino a questo punto (con ancora tantissima strada davanti, eh!) perchè mi sono sempre, sempre, sempre rialzata. A volte più rapidamente, altre volte dopo essermi interrogata a lungo se davvero valesse la pena sbucciarsi così tanto l’anima per arrivare a una meta lavorativa… Ma la risposta alla fine era sempre sì. Quello che mi son sempre detta, quello in cui ancora credo, è che se hai un sogno, un obiettivo, allora in ogni caso ne vale la pena (parlando di cose legali, chiaro! 😉 )

Stay strong, anche quando sembra che tutto vada a rotoli.

Stay strong, anche se il quadro della tua vita sembra più la prima prova di disegno di un bambino di un anno che l’opera di Monet o Picasso o DuChamp o…

Stay strong, anche quando dubiti che il tempo a tua disposizione sia abbastanza.

Stay strong, anche quando ti guardi attorno e vedi che un casino di gente “moscia” sta benissimo stesa a terra dove sta…

Stay strong… e soprattutto, trova un motivo per farlo. Perchè il segreto è tutto là: se non hai scopi, se non hai ragioni, se non hai anche solo il più minimo desiderio di sentirti vivo, allora non ci riuscirai.

Ma vivere, vivere davvero, vivere nel profondo ogni minima emozione, quello richiede forza, richiede che tu avanzi per il tuo cammino e fai esperienza di tutto quello che la vita ha in serbo per te. E ne vale sempre la pena, anche se a volte, e a volte troppo spesso, ce ne dimentichiamo. Ma sono solo pensieri… il cuore, lui lo sa.

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Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 5

18197897_10155202661624763_267605573_nDivieto di accesso agli adulatori. Assolutamente! A quanto pare è un cartello che il mio protagonista potrebbe tranquillamente piantare in giardino (certo, ammesso che prima si decida a tagliare l’erba. Così, giusto per sapere dove sta mettendo i piedi. Ma hey, che vi aspettate, è un artista, mica si può far distrarre da simili, banali ed umane incombenze!)

Io personalmente non me la sento di dargli torto. Oddio, non che abbia di questi problemi, nel senso: mica sono una musicista di (ex) fama mondiale… Al massimo posso parlare delle risate che mi faccio (non credete, che buona parte di noi ragazze/ex ragazze/donne ci facciamo, in realtà…) quando il maschio di turno è convinto di far breccia a suon di complimenti. Il più gettonato: “che begli occhi” (sì, guarda, sei più credibile se smetti di fissarmi le tette però!), passando per “che bel sorriso” (grazie, l’avresti anche tu se avessi messo l’apparecchio a 10 anni), allargandosi a “ma sei una modella?” Se invece le sviolinate partono dopo dieci minuti di conversazione c’è lo storico “quanto sei intelligente”. Uhm, sì, beh… abbastanza da comprendere che non hai capito quanto in realtà io lo sia veramente (anche perchè di certo dopo dieci minuti non è che possiamo aver fatto chissà che dissertazione filosofica)… Già, perchè il problema di uno che ci sta provando è che use le stesse trite e ritrite frasi di repertorio che tutte conosciamo a memoria dall’età di 13 anni. (Ma vi danno un manuale da imparare a memoria quando entrate nella fase della pubertà?) Beh, certo, a meno che la ragazza di turno non sia davvero convinta di essersi incarnata nel corpo di una top model con il cervello di un premio Nobel e sia disposta a credere assolutamente a tutto quello che le viene detto. “Hey, guarda… c’è un gabbiano con un cappello da marinaio e una pipa” “Dove, dove? Devo assolutamente farmi un selfie!”

Dicevo, non sono una da adulare ma, almeno, non sono neanche una che adula (motivo per il quale con il mio protagonista andiamo d’accordissimo: leccarti dove non batte il sole? mai!) Ammetto che chi riesce a farlo senza farsi beccare ha un suo stile invidiabile: non è facile leggere nel pensiero di un altro e dirgli esattamente quello che vuole sentirsi dire quando lui per primo non ammetterebbe mai di essere convinto di avere tutta quella lista di incredibili pregi. Il problema è che la maggior parte degli adulatori non sono simili cime (e se lo sono allora beh, presto sono destinati a passare nella categoria “adulati”) e quindi vanno di frasi fatte, a seconda del soggetto in questione. Certo, non vai a dire ad un manager che ha due polpacci stratosferici come non dici ad un calciatore che ha un incredibile fiuto per gli affari… In poche parole: gli adulatori sono, sintetizzando e semplificando, bugiardi con secondi fini. Che possono essere anche, semplicemente, quelli di entrar a far parte della cerchia ristretta del “potente” di turno (o se adulano un pizzaiolo sono affamati che sperano in un condimento extra…). Poi ci sono quelli che mirano ad avanzamenti di carriera, a un posto in qualche show, a finanziamenti, un posto in squadra… Insomma, generalmente è una qualche sorta di avanzata sociale. Ora, gli arrampicatori sociali sono sempre esistiti, basta pensare anche solo a Cenerentola, non vorremo mica eliminare una categoria dalla faccia della terra…

Dal mio punto di vista sono contenta che il mio adorato musicista non faccia parte di questo folto gruppetto (hey, ghostwriter, sei avvisato… lo so, ci cadrai in questa trappola, ahime!) ma piuttosto dell’altra. Fortunatamente, e non ha bisogno di sentirselo dire, è troppo scafato per cascare in così mediocri tranelli. Già… Ammetto che per me hanno problemi ben più gravi quelli che credono/cedono a chi li adula. A chi vede il proprio ego gonfiarsi un po’ di più quando in giro c’è qualcuno di questi distributori ambulanti di falsi complimenti. A chi agogna ad accrescrere la sua schiera di adulatori… Insomma, a parte avere problemi con l’arte oratoria (altrimenti non mi spiego come non trovino eccitante l’idea di avere a che fare con qualcuno con idee opposte che dia loro contro: come resistere al fascino di una bella discussione?) Avete mai notato quanto quelli che amano essere adulati usino frasi del tipo “Non capisci, non ha senso discutere/parlare/continuare la conversazione?” appena una persona si permette di dimostrare di avere una testa che funziona autonomamente? All’epoca dei social poi è facilissimo sgamarli: i commenti scomodi vengono glissati, gli altri… oh… quanti cuoricini/bacini/salutini ricevono…

Alla fine ammetto che più che la falsità destinata a scopo x quello che mi fa più rabbrividire è la sensazione di pochezza che devono vivere nel profondo gli adulati… Non sto scherzando, sono veramente dispiaciuta per loro. Pensate solo per un attimo al senso di solitudine che li deve attanagliare: sapere che se dovessero solo scendere di un gradino dal loro Olimpo personale si ritroverebbero soli… Perchè gli adulatori alla fine sono solo una specie parassitaria: si sposterebbero dove c’è più linfa da succhiare… E tutto questo solo per sentirsi dire che si è il migliore nel proprio campo e che si è perfetti etc etc etc… Chiudendo così ogni strada al cambiamento. “Hey, sono il numero 1, perchè dovrei cambiare?”… andiamo ragazzi… perchè tutto è cambiamento! Le montagne cambiano, il clima cambia, chi siamo noi per non farlo?