Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 11

18280895_10155221684594763_513748336_nIncontriamoci… con qualcuno che fino ad oggi non sapevamo esistesse, con qualcuno di cui conosciamo l’esistenza ma ignoriamo il nome, con qualcuno di cui conosciamo il nome ma che non abbiamo idea di cos’abbia fatto negli ultimi quindici anni, con qualcuno di cui sappiamo assolutamente tutto ma che ancora non ci basta…

Mi piacciono gli incontri, quelli nuovi così come i revival. Ma mi piacciono gli incontri veri, quelli autentici, quelli che per quanto possibile ti portano a metterti a nudo e a veder cadere le maschere dell’altro. Quelli, in poche parole, che se davvero abbiamo la più fortunata delle vite possibili si possono contare sulle dita di una mano. Perchè tanto non ce ne accorgiamo neanche noi delle maschere che portiamo, delle bugie che ci raccontiamo, delle paure che reprimiamo.

L’incontro, quello con la I maiuscola, è una delle armi più potenti che abbiamo per conoscere davvero noi stessi. E’ quando vedi una che se la tira e ti sta antipatica a pelle perchè… perchè se sei onesta devi ammettere che tu non ce l’hai quella autoconsapevolezza che lei dimostra, non hai quella stima di te stessa, non hai neanche il coraggio di deludere/dire no ad un’altra persona. Ok, non avrai neanche l’ego che ti fa sentire 10 gradini sopra il resto del mondo ma non hai neanche un ego sano che ti permetta di vedere chi sei realmente, il tuo ti porta a posizionarti 15 gradini sotto la media. A pelle non la sopporti perchè, sotto sotto, al riparo della tua bella maschera di umiltà, vorresti avere la stessa faccia tosta. Quindi ok, passerà anche per la stronza di turno ma tu non vuoi ammettere con te stessa che in fin dei conti ambiresti a quel titolo fosse solo per un giorno…

Ma l’incontro, sempre quello con la I maiuscola, è anche quello che ti mostra delle doti che non riconosci in te, che non vuoi vedere perchè avere delle doti significa anche sbattersi per usarle e fare i conti con standard di gran lunga al di fuori della tua zona comfort. Allora scatta l’ammirazione, il “quanto sarebbe bello se io fossi”… intelligente, caparbia, coraggiosa, generosa, altruista e tutto il pacchetto completo degli optional extralusso di un’anima, come l’oggetto della tua adorazione.

In poche parole, un incontro ci mette in comunicazione con noi stessi… se solo abbiamo la forza di scandagliarci dentro.

Per questo gli incontri più improbabili sono i migliori. Sì, certo, potevo facilitarmi la vita e prendere dei protagonisti più o meno della stessa età e far scoccare amicizie e amori come se piovesse, wow! che abbondanza di buoni sentimenti! Simili che incontrano simili, vivono straordinarie esperienze che magari li segnano a vita, tornano al punto di partenza e vedono il mondo con occhi diversi… Eccolo, il Viaggio dell’Eroe è salvo! E tutti i miei personaggi sono a loro agio, si godono quel bel bozzolo del “conosciamo l’altro”. Ehhh… un po’ stronza lo sono, non c’è che dire… Per me meglio metterli in condizioni scomode, quelle che ti portano a non accorgerti che si è aperta una botola e che la caduta ti lascerà qualche livido. Ma so anche che questo li porterà a cambiare sul serio, a cambiare in profondità. A fare i conti dentro di loro e tra di loro e con i loro demoni.

Brindo agli incontri, ai loro, ai vostri, ai miei. E agli scheletri nell’armadio, che di solito hanno interessantissime storie da raccontare! 😉

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Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Giorno 1

18058104_10155191425034763_8065439627656136122_nE così ci siamo: il domani è oggi e come da programma mi sono passata un’interessante giornata in compagnia del mio computer. Il bello d’iniziare a scrivere quand’è il momento giusto (non prima, quando la storia non è pronta a sgorgare, non dopo, quando la stessa storia è ormai un fiore appassito) è che si evita il terribile blocco dello scrittore. Voglio dire: le scene le hai già in testa, il percorso dei tuoi personaggi pure. Certo, poi capiterà che ti spingano a scegliere per loro strade diverse ma intanto hanno un luogo, una situazione da cui partire. E tutto è più semplice. Le parole zampillano, passano dalla tua testa allo schermo. E’ facile, è divertente, è gioioso.

Fatto sta che oggi la scrittura è andata bene e così mi sono premiata con una lunga passeggiata (ok, anche con una pizza, ma è la passeggiata il punto su cui voglio focalizzarmi ora!). E cos’è il camminare in riva al mare o aggirarsi per un porto se non una forma di meditazione? E come fai a non imbatterti in coppie di ogni età senza pensare all’amore? E così, mentre incrociavo adolescenti, non più adolescenti, furono una volta adolescenti di tutti i tipi, chi tenendosi per mano, chi procedendo abbracciato, chi scambiando occhiate di una complicità data solo dal tempo, mi sono chiesta dov’è l’amore nel libro che sto scrivendo. E mi sono resa conto che è ovunque. Non perchè sia una storia romantica, tutt’altro. Ma perchè è una storia che parla di amore in tutte le sue forme, in tutte le sue sfumature. Non credo, ora come ora, che sarei in grado di scrivere di un amore travolgente, di quelli che a prima vista ti manda subito via di testa e che ti fa battere il cuore talmente forte da temere un imminente infarto. Di quelli che perdi fame, sonno, lucidità e forza di gravità. Non sarei in grado perchè non saprei di cosa sto parlando: dovrei creare un puzzle con ricordi di film visti e di libri letti e di emozioni percepite negli sguardi di altre persone. Però so cosa significa amare follemente qualcosa, e amare totalmente qualcuno ma non in modo romantico. E allora sì, la mia storia è carica d’amore, fuoriesce ovunque. Assieme al non-amore. All’amore non ricambiato. All’amore che ormai è stato disilluso e tradito e rinnegato. E all’amore per se stessi, che è la forma più pura e originale e più difficile da percepire. Ma è da dove tutto sgorga. E senza questa forma non ci può essere amore. Ed è anche l’unica forma riguardo alla quale non puoi mentire. Perchè è facile dire “amo”. E’ una bugia che puoi raccontare quotidianamente. Ma dire “mi amo”… quella è una bugia a cui non crederai se non è quello che realmente provi.

La musica ti salva la vita. Ma te la può anche fottere. Dipende da te, da quanto ti fai amare da lei.