Pubblicato in: avventure di una scrittrice

Scoprirsi

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Andiamo, chi di noi non ha mai sognato di essere una principessa da piccola? Cresci con tutte queste favole splendide, fantastichi su feste a palazzo e abiti fruscianti… Mi è passata in tempo record però: già alle elementari sognavo di diventare una scrittrice e di avere una vita indipendente, alla faccia del principe azzurro. Quindi Biancaneve e tutte le sue amiche (nobili natali a parte, tendenzialmente sfigate se me lo permettete: ve lo immaginate che vita avventurosa… passandola a far sogni d’oro come la bella addormentata?) Lo so, lo so. Le favole hanno altri livelli di lettura, sono per tanti versi maestre di vita e dovrebbero insegnarci le “regole” fondamentali, solo che 1-non lo sa più quasi nessuno, 2-come lo spieghi a una bimba dagli occhi sognanti?

Comunque, passata la fase “voglio essere come Biancaneve”, ho capito che la strega cattiva mi si adattava di più. Bella, fiera, potente… magari con qualche trauma infantile in meno però, perchè ok essere tendenzialmente stronza ma insomma, instaurare il regno del terrore mi sembra un po’ esagerato… (non che a me non riesca benissimo: provate a starmi attorno e osare respirare quando scrivo…)

Però ormai sono arrivata ad un tale livello di consapevolezza che devo ammetterlo: non assomiglio nè alla tenera, indifesa principessa nè alla tosta, sanguinaria regina… il mio vero alterego è Brontolo! Uhhh… quanto mi piace borbottare e lamentarmi… Ma davvero volete farmene una colpa? Sono una sceneggiatrice in fin dei conti, se non ho tutto sotto controllo io, chi altro dovrebbe? (E ancora è andata bene che non abbia mai voluto fare la regista… non avrei io stessa il coraggio di entrare in un set dove al comando ci sono io! 😀 )

Dai, adesso non immaginatemi proprio come la più grande rompiscatole dell’intero Universo (anzi, notate la finezza della scelta lessicale quando avrei potuto optare per i sempreverdi “cagac***i” o “rompip***e”)… mi classifico abbastanza in alto nella graduatoria non temete, anche perchè sono competitiva e se proprio non posso vincere miro almeno ad un piazzamento, ma non sono proprio all’apice… spero! Di certo son più simpatica quando le cose vanno come preventivato da me…

Ma invece di giudicare guardiamo all’aspetto positivo: ne sono consapevole e lo ammetto. In poche parole, se fossi ad un incontro di Rompiscatole Anonimi sarei già ad un buon punto, vi pare? Abbastanza consapevole da non lamentarmi mai su Facebook se piove/tira vento/è umido/fa caldo equatoriale/fa un freddo cane… E abbastanza consapevole da cercare di imparare l’utilissima arte dell’accettazione… (no, non conto fino a dieci nè ripeto innumerevoli volte l’Ohm, mi darebbero solo il tempo per inventarmi qualche nuova imprecazione probabilmente…)

Che c’entra tutto questo con il manoscritto? Beh, ad essere onesti assolutamente zero! La verità è che visto che domani è il “gran giorno” oggi mi sono dedicata completamente alla centratura in me stessa, proprio per trovare quell’equilibrio che mi serve quando scrivo, per evitare che le mie idee o i miei sentimenti si riversino sui personaggi. Da domani sarò pienamente al loro servizio, oggi avevo bisogno di essere pienamente al mio. (lo ammetto, sono ancora in pigiama… voi non avete idea di quanto io apprezzi questo lato della vita dello scrittore!)

E così eccomi qua, ad accettare il mio essere brontolona per non mettermi a borbottare quando da domani uno dei miei nuovi amici dirà o farà qualcosa che non mi trova d’accordo. Pronta ad accettare in pieno la loro identità e le loro idee. Pronta a vedere quanti aspetti di me che rifiuto o ancora ignoro (o tendo a) mi si pareranno davanti.

Buona serata e dolce notte. Io riempio un sacco immaginario con tutti i pensieri, le paure, i borbottii che non mi serviranno in questo viaggio e vado a buttarlo a mare: serve una mente lieve quando voli nel mondo delle idee!

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La pescatrice di storie

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Non mi è mai piaciuta la pesca. Sì, ok, non mi piace il principio di questa “caccia” alla preda, che sia sulla terra o in acqua, ma ancor prima di buttarla sulla morale è proprio un punto di vista psicologico il mio. Da sempre ho un grande problema con la pazienza, con l’attesa. Immaginarmi ore e ore seduta davanti ad uno specchio d’acqua sperando che prima o poi qualcosa abbocchi quando tutto quello che posso fare è sventolare un’esca davanti, si spera, a qualche occhietto affamato…

No, grazie, non fa per me. Io vado via di testa anche solo se ho una persona davanti a me alla cassa del supermercato (che poi a mia discolpa va detto che quasi sempre quell’unica ha il carrello strapieno e il desiderio di svuotare il portafoglio dalle monetine…)

Eppure…

Eppure oggi stavo facendo due passi in spiaggia per sgranchirmi la testa e mi sono imbattuta in un anziano che invece di farsi rapire lo sguardo da quel lento ondeggiare dell’acqua aspettava speranzoso che ad ondeggiare fosse la punta della sua canna. E ho capito. Capito che non è poi diverso da me. Capito che, anzi, è proprio uguale a me. Quello che ci distingue è che lui aspetta l’arrivo dei pesci, io delle storie.

Però sono come lui: me ne resto appollaiata sul bordo dell’immenso in attesa di una storia da narrare, di personaggi che abbiano bisogno di una voce. La mia penna è la mia canna. Non ho mosche, vermicelli nè esche varie, eppure sono come quel pescatore: faccio la mia offerta in cambio di questa grande possibilità di essere un tramite tra la dimensione delle idee e il mondo. Niente esca, ma il mio tempo, la mia dedizione, il mio tentativo di comprensione e, per un periodo di tempo, tutta me stessa. E come il pescatore attendo. Non sono io ad andare in cerca della “preda”, resto sulla riva, sarà lei stessa, la mia storia, a venire da me, allettata dal fatto di poter tenermi in sua balìa per tutto il tempo necessario.

E’ affascinante tutto questo. Accattivante la capacità della realtà di mostrarci davvero a noi stessi. Se anche un anziano pescatore sconosciuto ha così tanto in comune con me, chissà quanti punti in comune ho con tutte le altre persone che incontro ogni giorno per strada… Magico, no? Voglio dire, rispecchiarci negli altri, anche in quelli che di solito giudichiamo senza renderci conto di puntare il dito contro aspetti di noi stessi.

Comunque, riflessioni universali a parte, io continuo a non amare le attese e sono più che entusiasta che una nuova storia mi abbia fatta cadere nella sua rete, assieme a perle, conchiglie, qualche bastoncino rigonfio d’acqua e chissà, magari anche ad una sirena.